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    Monza F1 History Remix: dagli anni ’50 ai ’70

    Alessandro PradaBy Alessandro Prada3 Settembre 2015Updated:3 Settembre 20151 commento6 Mins Read
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    Monza F1 1950
    Sale l’attesa ed aumenta l’emozione per il Gran Premio d’Italia che questa domenica prenderà il via sullo storico e glorioso tracciato di Monza. Quando si parla del circuito brianzolo, non si può non fare riferimento ad un elemento importantissimo: la storia. Qui si sono scritte pagine importanti dell’automobilismo e della Formula 1, ed è sempre qui che i piloti di tutto il mondo non possono far altro che apprezzare il tracciato monzese, dove le vetture sfrecciano a velocità altissime circondate dall’atmosfera mozzafiato generata dal parco, il più grande d’Europa. Per questa ragione, e anche per stuzzicare la voglia dei moltissimi spettatori in trepida attesa, CircusF1 vuole ripercorrere le gare, gli uomini, i bolidi ed i miti che hanno segnato la storia della tappa italiana del mondiale, sempre presente dal 1950, con la speranza che questo Gran Premio unico al mondo continui a far battere i cuori degli appassionati, senza cedere alla minacce del business gestito da Bernie Ecclestone. Prima di iniziare questo lungo viaggio, suddiviso per decennio, oggi più che mai è necessario riunirsi tutti in coro al grido di “Save Monza”, per amore di questo sport e per l’onore di noi italiani amanti dei motori.

    Anni ’50: Gli inizi e le prime tragedie

    Come già accennato, il Gran Premio d’Italia è sempre stato presente nel calendario di Formula 1, ed allora è doveroso fare un salto indietro nel tempo e tornare li, nel 1950, quando tutto ebbe inizio. A Monza in realtà si era già iniziato a correre nel 1922, anno in cui l’autodromo venne inaugurato dopo esser stato realizzato nel giro di appena 110 giorni, con i lavori finanziati dal Senatore Silvio Crespi per commemorare il 25° anniversario dell’ACI di Milano. Il primo Gran Premio d’Italia valido per il calendario di Formula 1 è da ricordare per il trionfo dell’Italia automobilistica. Nonostante l’argentino Juan Manuel Fangio sia il favorito, a vincere la corsa è l’italiano Nino Farina, che con la sua Alfa Romeo vince il primo mondiale di Formula 1 della storia terminando davanti ad altri due piloti italiani, l’idolo di casa Alberto Ascari e Luigi Fagioli. Ma sarà proprio Ascari, figlio d’arte del grande Antonio, a vincere le due edizioni successive al volante della Ferrari. Dopo la sua doppietta, sarà Fangio il grande protagonista di quella decade, vincendo tre volte consecutivamente dal 1953 al 1955, ottenendo il successo, nel primo caso, con la Maserati. Ma sarà proprio il 1955 l’anno della prima grande tragedia che toccherà da vicino i cuori degli italiani. Nel corso di un test privato di Eugenio Castellotti, Ascari si presenta a Monza, chiedendo all’amico di poter testare la sua Ferrari. Alberto inizia il test senza indossare i suoi indumenti tipici, non dando retta per una volta alla propria scaramanzia, ed è vittima di uno spaventoso incidente nel quale perde la vita. Oggi la variante Ascari è così nominata proprio per omaggiare il grande campione milanese. Terminata l’era di Fangio, Monza viene “conquistata” dai piloti inglesi, con tre vittorie di Stirling Moss ed una di Tony Brooks.

    Anni ’60: Dalla strage di Monza all’ultima vittoria di un italiano

    L’inizio di questo decennio è caratterizzato dalla doppietta di un pilota americano, Phil Hill, che si aggiudica la gara brianzola nel 1960 e nel ’61. Ma proprio in quest’ultimo anno, la sua vittoria in gara e del titolo mondiale passa in secondo piano per una tragedia che coinvolge anche gli spettatori. Entrando in collisione con la Lotus di Jim Clark, la Ferrari del tedesco Wolfgang von Trips esce di pista andando a sbattere violentemente contro le reti di protezione, falciando la folla. Oltre a von Trips, perdono la vita altre 14 persone. Nonostante il botto orribile ed i morti, la gara non venne nemmeno interrotta. Dopo la tragedia, i vincitori del Gran Premio d’Italia tornano a parlare inglese. Vincono qui Hill, Jim Clark (che nel 1963 vince anche il mondiale piloti e costruttori con la Lotus), Denny Hulme, John Surtees e Jackie Stewart, con questi ultimi due capaci di vincere ben due volte, e con Stewart in grado di vincere qui la sua prima gara in carriera nel 1965. Ma l’edizione che resta il punto di riferimento per tutti noi italiani è quella del 1966, quando a salire sul gradino più alto del podio è il padrone di casa Ludovico Scarfiotti. Il torinese è di fatto l’ultimo pilota italiano ad aver vinto il Gran Premio d’Italia.

    Anni ’70: Si accende il mito di Lauda, ma non mancheranno le lacrime

    Gli anni ’70 si aprono subito male per la Formula 1 a Monza. Nel primo appuntamento del nuovo decennio perde la vita l’austriaco Jochen Rindt in un bruttissimo incidente all’altezza della Parabolica nel corso delle qualifiche. Rindt, con il punteggio accumulato, riuscirà comunque a vincere il mondiale, diventando il primo ed unico campione del mondo postumo della storia. E mentre un austriaco diventa leggenda, un altro connazionale sale invece in cattedra. Si tratta di Niki Lauda. Il nuovo acquisto della Ferrari vince il titolo iridato nel 1975 proprio a Monza, anche se ad aggiudicarsi la corsa quell’anno è il compagno di squadra Clay Regazzoni, al suo secondo sigillo in Italia dopo il 1970. Lauda salirà sul gradino più alto una sola volta a Monza, nel 1978, al volante della Brabham, ma tutti i ferraristi si ricorderanno di lui nel 1976, quando a sole sei settimane di distanza dall’incidente che poteva costargli la vita sale sulla sua Ferrari ed, incurante delle ustioni sul volto, completerà la gara tra gli applausi del pubblico. L’unica vittoria di Lauda in Ferrari coincide però con un’altra tragedia, fortunatamente l’ultima a Monza per la sola Formula 1. Alla partenza infatti si scatena una carambola che mette fuorigioco molte monoposto. Vittorio Brambilla, soprannominato “The Monza’s Gorilla”, subisce una frattura cranica grave dalla quale riuscirà a riprendersi, ma nell’incidente la Lotus dello svedese Ronnie Peterson (tre volte vincitore a Monza) prende fuoco dopo il contatto violento con le barriere. Il pilota scandinavo viene estratto dalle lamiere e trasportato all’ospedale di Monza. Le sue condizioni non sembrano destare eccessive preoccupazioni, ed invece Peterson morirà in ospedale a causa di un’embolia. Poco importa se in quella gara un americano di origini italiane, Mario Andretti, vince il suo primo ed unico titolo mondiale. Negli anni ’70 troveranno la gloria della vittoria anche Gethin, ancora una volta Regazzoni, e soprattutto Jody Scheckter, che proprio qui vincerà, grazie all’aiuto di Gilles Villeneuve, il suo primo ed unico titolo mondiale nel 1979. Passeranno ben 21 anni prima che un pilota Ferrari, Michael Schumacher, riuscirà a vincere un mondiale per la Ferrari.

    LEGGI ANCHE: Monza F1 History Remix: dagli anni ’80 ad oggi

    2015 F1 italia monza
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    Alessandro Prada
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    Alessandro Prada | Appassionato da una vita di sport e di F1 in particolare. Cresciuto tra le vittorie di Schumacher e la leggenda di Senna con la Ferrari sempre nel cuore.

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