
Dicevano che con le nuove regole avremmo avuto un campionato diverso. Dicevano che, grazie alle nuove macchine, più fisiche, più spettacolari, più belle, avremmo rivisto in azione piloti e non passeggeri a bordo di una monoposto. Dicevano che, nonostante l’invadenza del regolamento sportivo e della tecnologia,  avremmo avuto finalmente un campionato di uomini al volante, un campionato a misura d’uomo.
Ebbene, le prime cinque gare parrebbero aver dato conferma alla diceria: abbiamo macchine vere, abbiamo uomini che pilotano, abbiamo un campionato. Un campionato nel senso più intimo e letterale del termine, cioè uno scontro trasversale e totale di campioni che lottano e non un monologo monomarca, con gli altri attori gettati sul palcoscenico a contendersi le briciole, nella rappresentazione di un supplizio di Tantalo a trecento all’ora: arrivare vicini all’oggetto del desiderio – la vittoria, la storia o la gloria – e non potervi mai giungere con i propri mezzi – per errori, sfortune o manifesta inferiorità . Ricorderemo, allora, questo campionato 2017 come un campionato di rottura, davvero diverso dai precedenti non solo per questioni di gommoni e regolamenti ma soprattutto perché stiamo assistendo a una sfida ai massimi livelli fra uomini e scuderie rivali, il tutto nella massima espressione di una tecnologia che sembra finalmente utile allo spettacolo, anche se molto ancora si potrebbe fare. Ancora abissale è il divario fra scuderie di vertice e scuderie di seconda linea e ancora forte è la tentazione di intervenire tramite discutibili manovre regolamentari per agevolare il recupero di questa o quella squadra in difficoltà ; ma se questo campionato riuscirà a mantenersi combattuto e indeterminato fino alla fine la Formula Uno recupererà – in parte o del tutto – il credito di essere il vertice assoluto del motorsport che in parte aveva smarrito per strada.
È questo un campionato a misura d’uomo, laddove l’uomo comune, colui che eroicamente minchioneggia con la maschera di Darth Vader in tribuna, si vede celebrato nella parte che aveva deciso di recitare con tanto di didascalia perfino dalla solitamente distaccata regia, quel grande fratello gelido che una volta rispondeva ai desiderata dello zio Bernie e che ora mostra invece di essersi liberato da certe costrizioni, in nome e per conto dei nuovi padroni della – nomen omen? – Liberty Media.
In occasione dell’adrenalinico Gran Premio di Spagna sono proprio alcune immagini che Liberty Media ha diffuso a darci la misura di quello che è davvero un campionato a misura d’uomo, anzi: di bambino. Sono le prime, convulse fasi della gara e stiamo assistendo all’incidente porrà fine alla gara di Kimi Raikkonen; sugli spalti, un giovanissimo tifoso di nome Tomas assiste impotente alla disfatta del suo beniamino e a tutti noi viene mostrato il pianto disperato e irrefrenabile di quel biondino magrolino, inconsolabile come ogni appassionato dal cuore puro, che non discetta di strategia, aggiornamenti aerodinamici o giochi di squadra ma vuole solo e unicamente che il proprio beniamino vinca, al di là di ogni logica o calcolo. Tutti ci siamo immedesimati e inteneriti, perché ogni tifoso è un po’ come un bambino che vuole che il proprio eroe trionfi e si ribella disperato quando ciò non accade. Ogni tifoso, anche il più smaliziato, che abbia calcato il suolo di un circuito, rimane con quella sensazione di beatitudine propria di un bambino che scarta i suoi regali di Natale. Ogni tifoso prova quella genuina adorazione, la prova da anni, quanti ne ha la Formula Uno, ma a questo Circus miliardario, negli ultimi tempi, pareva non interessare, preferendo all’amore disinteressato di coloro che riempiono prati e tribune il profano scintillare delle monete – molte, moltissime monete – di coloro che pagano per avere dei Gran Premi in luoghi che resteranno mestamente deserti.
Oggi, però, qualcosa è cambiato. Il gelo del distacco fra pubblico e Formula Uno si è sciolto per un po’, lasciando il posto all’abbraccio del piccolo tifoso con il suo eroe: questa Liberty Media non ha solo un grande occhio ma ha anche grandi braccia e gambe, che si sono mosse per cercare Tomas e la sua famiglia e accompagnarli da Kimi Raikkonen, con la collaborazione della Ferrari. Dimenticatevi, amici, la Formula Uno d’antan, dove solo bellissime e disinibite fanciulle potevano oltrepassare le recinzioni e avvicinare i cavalieri del rischio: questa è la Formula Uno dei bravi ragazzi e dei padri di famiglia, che sono mostri di cinismo e concentrazione in pista ma non possono sopportare la vista di un bambino che piange.
E così, mentre una delle più combattute e spettacolari gare degli ultimi anni giungeva al suo epilogo, il Gran Premio di Spagna diventava il Gran Premio di Tomas, un tifoso come tanti finito al centro dell’attenzione di quel mondo dorato e fantastico che aveva sognato dal divano di casa sua. Il che è come dire che, per la prima vota in tanti anni, il pubblico è tornato al centro dell’attenzione della Formula Uno.
E questo non può che essere un segnale positivo per il futuro.