
Sotto i riflettori di Marina Bay, la Montecarlo d’oriente, è Lewis Hamilton a trionfare e a riprendere la testa della classifica mondiale piloti. In un Gran Premio di Singapore sconvolto ancora una volta dall’entrata della Safety Car e per il ritiro di Nico Rosberg, fermato da numerosi problemi sulla vettura fin dai primi giri. Alle sue spalle la coppia Red Bull con un ritrovato Sebastian Vettel 2° e un costante Daniel Ricciardo, ancora una volta a podio. Medaglia di legno per Fernando Alonso che, nonostante una gara che lo ha visto lottare a lungo con i primi, non è riuscito nei giri finali ad agguantare il 3° posto. A concludere la Top five Felipe Massa, anonimo per le riprese televisive ma ancora nelle zone nobili della classifica nonostante una Williams non brillantissima.
Lewis Hamilton: 9.
Vero, perde ancor prima di partire il suo rivale più accreditato per la vittoria, ma, sopratutto dopo l’entrata della Safety Car, ha fatto una gara incredibile. Nella prima metà di gara la sua è quasi una passeggiata verso la vittoria, visto il gap rassicurante costruito nei primi giri sugli inseguitori, nella fattispecie, Sebastian Vettel. L’entrata della Safety car, però, ha modificato tutti i suoi piani, costringendolo a mantenere un ritmo da qualifica per riuscire ad avere un gap sufficiente per rientrare in pista, dopo il pit stop, davanti al tedesco della Red Bull: impressionante che questo gap sia riuscito ad ottenerlo con gomme supersoft che hanno compiuto, in totale, ben 32 giri (7 dietro la SC), in cui ha guadagnato costantemente dal 1″ ai 2,5″ a tornata sugli inseguitori. Ciò, da una parte, conferma la superiorità ancora netta della W05 rispetto agli altri team ma, dall’altra, ci ha mostrato un Lewis Hamilton che ha dato il tutto per tutto, meritandosi nettamente la vittoria.
Sebastian Vettel: 8,5.
Su una pista con cui ha un feeling speciale (ha vinto le ultime 3 edizioni) Sebastian Vettel torna a fare il Sebastian Vettel che conosciamo, dimostrando tutto il suo valore. Complice anche il ritiro di Rosberg e la pessima strategia Ferrari, si ritrova al secondo posto che è bravo a mantenere per oltre metà gara, nonostante negli ultimi giri corra praticamente sui cerchioni. Ottima qualifica, ottimo passo, ottima gara, anche se le noti dolenti, per lui, non mancano, vedi il motore “bruciato” durante le prime prove libere e il monkey seat letteralmente sciolto durante la corsa. Nel dopo gara è stato portato anche all’ospedale per disidratazione, tanto per concludere il quadro. È finalmente tornato definitivamente?
Daniel Ricciardo: 8.
Ancora una volta a podio, l’ennesima di questa stagione: un pilota ormai maturo che non sorprende più perché, con la sua costanza, ha convinto anche i più scettici del suo potenziale su una vettura che lo asseconda. Una gara all’attacco, sopratutto negli ultimi giri in cui tenta di tutto per agguantare il secondo posto su un Vettel in difficoltà ma la conformazione del tracciato, stretta e tortuosa, e qualche piccolo problema sulla vettura non gli danno una mano. In ogni caso una gara molto concreta che rende ancor più saldo il suo terzo posto nella classifica piloti.
Fernando Alonso: 8.
A lungo in lotta podio, sfuggito per un’errata scelta ai box e dalla successiva entrata della SC. Parte bene (fin troppo, tagliando completamente la prima curva) e guadagna il terzo posto, facendo gara su chi lo precede, Sebastian Vettel: chiude il gap e si porta negli scarichi del tedesco poco prima del secondo pit stop effettuando, poi, l’undercut (ovvero il fermarsi un giro prima e spingere nella tornata di uscita), strategia che gli permette di sopravanzare il 4 volte campione del mondo. Il problema è che in questa sosta allo spagnolo (come al suo compagno di squadra Kimi Raikkonen) sono state montate gomme supersoft, una strategia rivelatosi poco redditizia poche tornate dopo a causa dell’entrata della vettura di sicurezza: il possibile vantaggio dato dalla mescola più morbida sparisce e il pilota della Ferrari è costretto a fare una sosta aggiuntiva per montare gli pneumatici più duri, come previsto dal regolamento. Negli ultimi giri, alle spalle di Vettel e Ricciardo, manca colpevolmente la zampata per finire nei primi 3 con una vettura che, una volta tanto, lo era.
Felipe Massa: 7.
Anonimo, come molto spesso gli accade, per la FOM che, praticamente, lo avrà ripreso si e no 3 volte durante tutto il Gran Premio: presente, invece, per quanto riguarda i punti importanti, con un quinto posto che conferma il trend positivo dopo il podio di Monza. Nonostante una vettura che non brilla sotto le stelle di Singapore conclude una gara onesta, senza guizzi ma senza danni.
Jean Eric Vergne: 10.
Il pilota della giornata insieme a Sergio Perez. Gara eccezionale, tutta d’attacco fin dai primi giri: dopo una qualifica non eccezionale (bisogna sottolineare, però, che ha guidato con un fastidioso mal di stomaco) che lo vede ottenere il 12° posto in griglia sfodera gli artigli e inizia a sorpassare tutti uno dopo l’altro. Nonostante la safety car renda un po’ convulsa la sua gara, sfodera negli ultimi giri una prestazione da urlo, sorpassando i piloti che lo precedono come se fossero birilli, spettacolare, in particolare, quello su Kimi Raikkonen. Piccola pecca di giornata la penalità di 5s per track limits (a nostro parere in giusta visto che è stato portato fuori pista dall’avversario). Eguaglia così il suo miglior risultato in carriera, ottenuto l’anno scorso in Canada dove finì 6°. Lui, al momento, per l’anno prossimo è senza sedile: cerchiamo di non disfarci di lui, grazie.
Sergio Perez: 10.
Vero, due 10 nelle stesse pagelle sono tanti, ma questi due piloti oggi hanno dato veramente spettacolo. Una gara gestita bene e improntata tutta sulla tattica e sulla gestione gomme (avrebbe cercato di fare due pit stop). Invece, paradossalmente, il contatto con Adrian Sutil che praticamente lo stringe a muro, provocandogli il collasso dell’alettone anteriore (motivo d’uscita della vettura di sicurezza), è la sua mossa vincente perché lo costringe a cambiare approccio: nonostante i 4 pit stop totali, Checo si scatena nelle ultime tornate, non lasciando spazio agli avversari e prendendosi il ruolo di protagonista. Dal contatto con la Suaber che sembrava averlo messo fuori gioco al settimo posto finale. Che gara!
Kimi Raikkonen: 6.
“Ovviamente quando la macchina dà buone sensazioni ho dei problemi… quest’anno va così”. Basterebbero queste parole a descrivere il week end di Kimi Raikkonen che, ancora una volta, è alle prese con una vettura che gli complica la vita. Tra i problemi all’ERS e ai freni il venerdì e il problema al software durante le qualifiche, che lo rilega al settimo posto in griglia, non si può sicuramente dire che sia stato un week end facile per il finlandese, bloccato in gara dalle alte temperature dei freni (durante le libere erano anche andati letteralmente a fuoco) e dalle due Williams. Sia chiaro, oggi Raikkonen non aveva il passo per stare con Alonso: nel primo stint, a pista libera, come passo medio si è preso quasi 7 decimi al giro dal compagno di squadra. Poi la pessima strategia Ferrari, che lo ha fatto finire per ben due volte dietro le Williams, ha fatto il resto, lasciandolo imbottigliato nel traffico. Si aspetta Suzuka per qualcosa di meglio.
Nico Hulkenberg: 5,5.
Ci si aspettava di più. È un periodo difficile per Nico: dopo un grande avvio di stagione nelle ultime 4 gare ha raccolto solo 3 punti, mentre il compagno di squadra, che è sembrato nettamente più in palla anche oggi. Vediamo se nelle prossime gare riuscirà ad invertire questo trend negativo e a concludere la stagione come la aveva iniziata.
Kevin Magnussen: 7.
Conclude 10°, vero, ma lo fa con delle ustioni sul corpo. Si ustioni, perché durante il Gran Premio il suo abitacolo, a causa di alcuni problemi con le temperature della vettura, diventa peggio di una sauna e il clima di Singapore di certo non è rinfrescante, anzi… Un bravo a Kevin che tiene duro e porta a casa un meritatissimo punticino.
Valtteri Bottas: 5.
Una gara che non va come previsto ci sta, anche se ci aveva abituato troppo bene. Un po’ sottotono, sopratutto per quanto riguarda il passo gara: sfuma clamorosamente i punti nel corso dell’ultimo giro.
Nico Rosberg: s.v.
Ancor prima di partire rimane al palo. Si è capito subito che qualcosa non andava: i meccanici in griglia lavoravano troppo frettolosamente e nervosamente per immaginarsi che era un problema di poco conto. Riesce, nonostante tutto, a partire dalla pit lane, ma la situazione non è delle migliori: non funziona il pit limiter e quando sale di marcia invece di inserirsene una ne entrano due insieme. Una situazione frustrante che non gli permette neanche di superare Ericcson e Chilton. Al pit stop provano di tutto, cambiare il volante, resettare il sistema ma la vettura non ne vuole sapere e il secondo ritiro della stagione per Nico si concretizza. Ora è quasi a pari punti con Hamilton a 5 gare dalla fine: che la battaglia sia aperta.