
Un Gran Premio dal sapore antico, quello appena trascorso. Il Mondiale 2015 di Formula 1 ha archiviato il suo primo atto in quel di Melbourne, Australia. Una corsa interessante, ricca di colpi di scena prima e durante la corsa stessa: le Manor ancora ferme ai box (atto di presenza utile a definire alcuni aspetti burocratici…), Bottas (Williams), Kvyat (Red Bull) e Magnussen (McLaren) non partiti, i ritiri delle rivitalizzate Lotus di Maldonado e Grosjean, gli altrettanti ritiri di Raikkonen (Ferrari) e Verstappen (Toro Rosso) quando viaggiavano in ottima posizione di classifica. Dunque, solo 11 vetture alla bandiera a scacchi, a testimonianza di un Mondiale 2015 iniziato – udite, udite – nel migliore dei modi.
L’incertezza e la competizione regnano sovrane. Procediamo con ordine.
Se da un lato le Mercedes F1 W06 di Lewis Hamilton e Nico Rosberg hanno, con merito ed estrema disinvoltura, condotto le danze per tutto il weekend di gara, dall’altro è doveroso registrare la netta, incoraggiante crescita tecnica della Ferrari. Come emerso già nei test pre-campionato, la SF15-T è un’altra musica rispetto alla mai competitiva e “goffa” F14-T dello scorso anno. Sebastian Vettel ottimo terzo, concentrato e perfetto nell’arco di tutto il fine settimana australiano, Kimi Raikkonen (di nuovo e finalmente combattivo) KO per una avaria al dado e alla filettatura della ruota posteriore sinistra mentre si trovava in quinta posizione ma in rimonta. Non deve spaventare il distacco incassato da Vettel alla bandiera a scacchi: 34,523 secondi. Alonso, nel 2014, aveva concluso il GP in quinta posizione (4° a seguito della squalifica di Ricciardo), beccando 35,284 secondi. Dunque, meno di 1 secondo a dividere le prestazioni di Vettel e Alonso. Questo il freddo dato numerico. La realtà, tuttavia, è ben altra: la SF15-T dà la tangibile sensazione non solo di poter lottare per il podio per tutta la stagione, ma anche di poter ambire a qualcosa di più, benché battere la concorrenza delle Mercedes appaia impresa oggettivamente titanica. Infatti, se il miglioramento delle Ferrari appare manifesto, lo è ancor di più quello delle Mercedes, vetture che partivano da una schiacciante superiorità tecnica. Nel 2014, Alonso e Raikkonen avevano segnato rispettivamente i seguenti giri veloci in gara: 1:32.616 e 1:33.691. Quest’anno, Raikkonen e Vettel hanno segnato, in gara, i seguenti tempi: 1:31.426 e 1:31.457, ponendosi immediatamente alle spalle del duo Mercedes. Inutile ricordare quanta fatica aveva fatto la Ferrari nel 2014, con Alonso a podio solo in due occasioni (alla quarta e all’undicesima gara), mai in grado di ambire ad esso costantemente e Raikkonen a recitare il ruolo di comparsa, sovrastato da Red Bull, McLaren, Force India.
Debutto estremamente positivo per la Williams Fw37-Mercedes, grazie ad un Felipe Massa veloce e competitivo ma che si è visto sfilare il gradino più basso del podio da un Vettel scatenato in previsione del pit-stop.
Dunque, Mercedes ancora regine; alle loro spalle, Ferrari e Williams scalpitanti, all’inseguimento delle vetture di Hamilton e Rosberg. Ricucire questa differenza prestazionale non sarà compito facile ma, considerando che il motorismo non è una scienza esatta e le gare posseggono una narrazione non matematica e già scritta, lasciamo la porta aperta a qualsiasi tipo di scenario.
Dietro alle tre scuderie di vertice, troviamo un autentico mucchio selvaggio. Del resto, questo primo assaggio di campionato ha rispecchiato i valori e le incertezze emersi nei test spagnoli. Straordinarie Toro Rosso e Sauber. La Scuderia di Faenza (costola della Red Bull) ha dimostrato quanto i giovani, quando realmente capaci (e poco importa se valigia-muniti…), possano immediatamente competere ad alti livelli sin dall’esordio, senza una gavetta pluriennale attraverso le dispersive formule propedeutiche odierne. La STR10-Renault, nelle mani di Carlos Sainz Jr. e Max Verstappen, ha letteralmente volato, tenendo testa alle Red Bull RB11-Renault (le vetture in questione sono le uniche spinte dal V6 Energy F1 realizzato dalla Casa francese) di Ricciardo e Kvyat. 8° tempo in qualifica per Sainz Jr. e 9° al traguardo (risultato, questo, che gli regala i primi 2 punti mondiali), 12° tempo in qualifica e ritiro (rottura motore) mentre viaggiava in sesta posizione per Verstappen. Pertanto, la monoposto nata sotto la direzione tecnica di James Key pare stia dando ottimi riscontri; inoltre, i due “giovani terribili” (20 anni per Sainz, 17 per Verstappen) sono la concreta testimonianza di quanto la Formula 1 (ma più in generale, le competizioni ai massimi livelli) possa e debba essere alla portata di ragazzi ancora giovanissimi ma già in condizione di destreggiarsi nella categoria. Ad ogni modo, dal prossimo anno, le porte della Formula 1 verranno aperte solo ai piloti che abbiano compiuto la maggiore età. Insomma, se un sedicenne (Matt McMurry) può, legittimamente, correre la 24 Ore di Le Mans, non si capisce per quale oscura ragione un diciassettenne qual è Max Verstappen non debba correre in Formula 1.
Come accennato, la Sauber è la seconda sorpresa scaturita dal GP d’Australia. La Sauber C34-Ferrari 059/3 è vettura sincera. Felipe Nasr stupisce per costanza e maturità: 11° in griglia, addirittura 5° alla bandiera a scacchi (e non doppiato). Primi punti mondiali anche per Marcus Ericsson, proveniente dalla defunta Ceterham: 16° al via, 8° al traguardo, dopo una gara accorta e ben condotta, benché surclassato da un fantastico Nasr. 14 punti complessivi che sanciscono la rinascita della scuderia elvetica dopo un 2014 disastroso e privo di punti mondiali.
Grandi incognite di questo Mondiale 2015, almeno per il momento, sono Red Bull e McLaren. La scuderia anglo-austriaca esce delusa e coi nervi a fior di pelle dal weekend australiano: Ricciardo mai in gara (6° al traguardo), Kvyat addirittura non partito (rottura del cambio), una vettura che pare inaffidabile e involuta rispetto alla RB10 del 2014, un motore Renault che sembra non funzionare a dovere a bordo della vettura di Adrian Newey (migliore quando installato sulla Toro Rosso STR10). Come se non bastasse, arrivano le scomposte, sospette e dubbie sfuriate dei vertici Red Bull, ad iniziare da Dietrich Mateschitz, a quanto pare stufo di questa Formula 1 e delle sue regole. Sfuriate, invero, dal sapore di montezemoliana memoria (quando si vince va tutto bene, quando si perde si minaccia di abbandonare la Formula 1…).
Se la Red Bull piange, la McLaren ha il morale a terra. Inizio assai arduo per il team di Woking. Dopo il “mistero Alonso”, ecco, puntuali, i pessimi risultati in pista. Vedere le McLaren partire dall’ultima fila, senza dubbio, fa uno strano effetto. L’autentico tasto dolente della McLaren risiede nel motore Honda (unità termica e componenti ibride), al momento ancora sotto-potenziato. Va da sé che sotto-potenziando il motore è impossibile ricercare prestazioni ed affidabilità massimali. Duro lavoro attende la McLaren e, in particolare, i tecnici Honda. 9 “gettoni” di sviluppo motore da spendere bene. Pena, una stagione fatta di magri risultati.
E veniamo al capitolo inerente le prestazioni. Il miglioramento prestazionale rispetto al 2014 appare evidente, lampante. Questo miglioramento interessa due fronti. Da una parte, abbiamo pneumatici Pirelli dal rendimento affinato (tanto nel 2014 quanto nel 2015, in Australia, la Pirelli ha portato pneumatici di mescola soft e media), dall’altra siamo in presenza di monoposto anch’esse migliorate. Quest’anno, Hamilton ha segnato il giro più veloce in gara in 1:30.945 ( 50° giro di 58) alla media oraria di 209,916 km/h. Nel 2014, era stato Rosberg a segnare il giro più veloce in gara in 1:32.478 (19° giro di 57) alla media oraria di 206,436 km/h. Felipe Nasr (Sauber-Ferrari), nel 2015, ha girato in 1:32.612 (206,137 km/h di media), ottenendo il 9° tempo più veloce in gara. Notevoli progressi anche per quanto riguarda il passo gara. Nel 2014, i 57 giri di corsa (58 programmati, portati a 57 a seguito dell’annullamento della prima procedura di partenza) erano stati coperti dal vittorioso Nico Rosberg in 1h 32min. 58,710sec., alla media oraria di 195,059 km/h (con annessa Safety Car dal 12° al 16° giro). Nel 2015, Hamilton ha coperto i 58 giri in 1h 31min. 54,067sec., alla media oraria di 200,808 km/h (con annesso regime di Safety Car iniziale, dal 1° al 4° giro).
I record del tracciato di Melbourne sono i seguenti: Sebastian Vettel detiene il record in qualifica (2011, 1:23.529, media oraria di 228,553 km/h), Michael Schumacher detiene il record in gara (2004, 1:24.125, media oraria di 226,934 km/h), ancora Schumacher ha il record sulla distanza di gara (2004, 58 giri coperti in 1h 24min. 15,757sec., alla media di 219,011 km/h). Anni, invero, in cui le limitazioni regolamentari erano minori e le vetture esprimevano prestazioni superiori a quelle attuali. Ad ogni modo, il dato positivo rimane: le attuali vetture Turbo, a fronte di notevoli limitazioni tecniche, riescono ugualmente ad esprimere prestazioni di assoluto valore (in risalto ancora le velocità massime). Attendiamoci, quindi, miglioramenti in ogni pista.
Scritto da: Paolo Pellegrini