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    Cara Ferrari, ora devi puntare al titolo mondiale F1

    Paolo PellegriniBy Paolo Pellegrini30 Marzo 2015Updated:2 Aprile 20155 commenti6 Mins Read
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    Ferrari Raikkonen Vettel F1

    Basta nascondersi. Il tempo della positività celata da un velo di pessimismo misto a modestia deve finire.

    Ma non sono le Mercedes F1 W06 le migliori monoposto, non sono Hamilton e Rosberg i più accreditati pretendenti al titolo mondiale? Probabilmente sì, realisticamente, freddamente parlando. Ma non nascondiamoci dietro falsa modestia. La imperiosa vittoria di Sebastian Vettel in quel di Sepang e il non pronosticabile quarto posto di Kimi Raikkonen (ancora perseguitato dalla solita sfortuna che, per la legge dei grandi numeri, prima o poi dovrà finire…) debbono convincere la Scuderia Ferrari che il bersaglio grosso è alla portata: poche chiacchiere, la Ferrari, ora, ha l’obbligo di puntare alla conquista del titolo mondiale.

    Un obbligo dettato dalla bontà dei test invernali, dalla convincente prestazione a Melbourne, dal fuoco sportivo sfoggiato da Vettel e Raikkonen in Malesia. Un obbligo dettato dalla classifica mondiale dopo due gare: Hamilton in testa con 43 punti, Vettel secondo a 40, Raikkonen in quinta posizione sì a quota 12 punti, ma convincente e padrone della sua SF15-T.

    Attenzione, si chiarisca questo punto. La Ferrari non è obbligata a vincere, bensì è obbligata a pensare in grande. L’obbligo di vincere, sempre, è una odiosa trovata giornalistica: se vinci sei un fenomeno, se non vinci sei “bollito”. No, troppo facile, troppo crudele, troppo ingiusto. L’obbligo a pensare in grande, al contrario, è il primo degli obiettivi che deve porsi un grande team quale è la Scuderia Ferrari, è il primo degli obiettivi che debbono porsi due campioni quali sono Vettel e Raikkonen.

    Obbligati a pensare in grande, obbligati a ragionare da vincenti. Ma, appunto, attenzione: se non vincono, guai a definire la Ferrari e i due piloti “bolliti”.

    Arriva sempre il momento in cui le proprie carte vanno scoperte. La Ferrari lo ha fatto a Sepang, consapevole o meno delle conseguenze; ossia, puntare alla conquista del titolo.

    A Sepang, sono state ancora le Mercedes le auto più veloci: nelle Prove Libere 1 il più rapido è Rosberg, nelle Libere 2 Hamilton, nelle Libere 3 ancora Rosberg, nella Qualifica 1 Hamilton, nella Qualifica 2 Rosberg, nella decisiva Qualifica 3 (quella che stabilisce l’ordine di partenza dei primi 10 piloti in griglia) è Hamilton a segnare la pole-position. Nei turni di Libere e nel corso delle tre manche di qualifica, le Ferrari SF15-T di Raikkonen e Vettel inseguono le Mercedes a pochi decimi, quindi Vettel fa segnare il secondo tempo in Q3, sotto la pioggia, a soli 7 centesimi (74 millesimi, per la precisione) di secondo dal tempo di Hamilton (1:49.834 per l’inglese, 1:49.908 per il tedesco).

    In gara, sono ancora le Mercedes F1 W06 le monoposto più veloci: 1:42.062 alla media di 195,516 km/h per Rosberg, 1:43.125 alla media di 193,501 km/h per Hamilton, 1:43.648 alla media di 192,525 km/h per Vettel, 1:44.124 alla media di 191,645 km/h (7° tempo in gara) per Raikkonen.

    Questi, pertanto, i freddi numeri cronometrici del week-end malese. Numeri che, carta canta, dicono tutto e niente. Alla fine, infatti, è una Ferrari a trionfare, quella di Vettel, e alla fine è un’altra Ferrari, quella di Raikkonen, a compiere la rimonta della giornata (11° tempo in qualifica, foratura iniziale e rimonta, da ultimo, sino al 4° posto alla bandiera a scacchi). Una corsa che, dall’altra parte del muretto, ha visto il box della Scuderia Ferrari azzeccare e gestire magistralmente la strategia dei pit-stop.

    E andiamo di nuovo in pista. La Ferrari SF15-T, come ripetiamo dai primi test invernali, è un’altra musica rispetto alla goffa e mai competitiva F14-T. Una vettura che, in Malesia, ha consentito a Vettel di superare la Mercedes di Hamilton in pista e di comandare la corsa per 46 giri su un totale di 56 e, a Raikkonen, di compiere una rimonta che, appena un anno fa, sembrava (anzi, era…) impossibile, nemmeno pensabile. Insomma, la SF15-T è nata bene, va, c’è, cammina forte, risponde con prontezza alle regolazioni. Al contrario della F14-T, in cui il pilota subiva impotente le carenze della monoposto, la SF15-T è una vettura a disposizione del pilota: è una vettura che si adatta alle esigenze del pilota. In più, fattore determinante, pare docile e gentile con gli pneumatici, fattore tecnico che può giocare un ruolo determinante soprattutto nei caldi GP estivi. La Malesia potrebbe rappresentare solo il primo assaggio circa l’apprezzabile passo in avanti compiuto dalla Ferrari per quanto concerne il degrado degli pneumatici alle alte temperature ambiente.

    Facili trionfalismi? Una vittoria (l’ultima affermazione della Ferrari, in F1, risale al GP di Cina del 2013 grazie a Fernando Alonso) simile alla proverbiale rondine che non fa primavera? Nessuno può dirlo, ma la tangibile, concreta sensazione è che questa Ferrari SF15-T, questo Vettel (anzi, il solito Vettel), e questo Raikkonen nuovamente affamato e competitivo possano realmente contrastare la Mercedes, che, globalmente, rimane la vettura da battere. Le Williams Fw37-Mercedes di Valtteri Bottas e Felipe Massa, benché sempre al vertice e coadiuvati da una vettura ben progettata, ancora non hanno dato l’impressione di poter partecipare al banchetto iridato, le Red Bull RB11-Renault di Daniel Ricciardo e Daniil Kvyat naufragano, doppiate, nel caldo malese, peraltro surclassate dalle Toro Rosso STR10-Renault di Carlos Sainz Jr. e Max Verstappen (la Red Bull è sinora, nella classifica Costruttori, alle spalle di Sauber e Toro Rosso). Insomma, la Ferrari è la scuderia che più è cresciuta e migliorata rispetto al 2014. Una ascesa che ha lasciato stupiti persino Hamilton e Rosberg. Fatti alla mano, la inevitabile rivoluzione nell’organigramma tecnico e sportivo di Maranello (lasciando, intelligentemente, James Allison al timone, nel segno di una logica e ancora giovane continuità progettuale) pare stia offrendo responsi positivi. Notevole il lavoro compiuto sui motori (power unit, unità termica e ibride) sotto la direzione di Mattia Binotto, da questo 2015 a capo delle Operazioni Power Unit.

    Dunque, Mercedes favorita, nonostante la inaspettata flessione registrata nei 56 giri del GP della Malesia. Le corse, tuttavia, sono strane. Il motorismo non è una scienza esatta.

    E non c’è nulla di meglio di un ambiente gasato, pimpante, di un team, quello Ferrari, che sembra di nuovo affiatato e voglioso di lavorare nella medesima direzione. E di un pilota che, alla sua quarantesima vittoria in carriera, urla dalla gioia come forse non ha mai fatto prima d’ora. Commuovendosi e facendo commuovere.

    Scritto da: Paolo Pellegrini

    2015 F1 ferrari raikkonen vettel
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    Paolo Pellegrini, Classe '82, amante della velocità a 360°, che sia un'auto, una moto, un aereo o i 10 secondi di un 100 metri. Disegnatore di auto e moto da corsa estreme.

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