Vedere le Red Bull F1 arrancare a centro-classifica o, peggio ancora, nelle retrovie non capitava dal 2008. Una stagione, quella, che vedeva la RB4-Renault di Adrian Newey, Geoff Willis e Rob Marshall alternare prove soddisfacenti a magri risultati. Al termine della stagione, la Red Bull chiudeva al 7° posto tra i Costruttori: 26 punti totalizzati (all’epoca, si assegnavano 10 punti al vincitore e 1 all’ottavo classificato), contro i 172 della Ferrari, vincitrice. Alle spalle della Red Bull, si piazzavano Williams-Toyota, Honda, Force India-Ferrari e Super Aguri-Honda (queste ultime ferme a zero punti). Ma, immediatamente davanti alla Red Bull, si classificava la Toro Rosso-Ferrari (39 punti). Quell’anno, la STR3 di Giorgio Ascanelli (vettura strettamente imparentata con la RB4 e che sostituiva la poco competitiva STR2B utilizzata nei primi cinque GP della stagione) consentiva a Sebastian Vettel di inanellare brillanti risultati già a partire dal GP di Monaco, culminati nella storica vittoria in quel di Monza.
Ebbene, in questo 2015 sembra di essere, almeno parzialmente, ritornati al 2008. Red Bull e Toro Rosso si sfidano sul medesimo campo di battaglia: il centro-classifica. Un passo indietro per una scuderia, la Red Bull, abituata, dal 2009, a primeggiare nelle classifiche.
Deludente, sinora, il campionato di Daniel Ricciardo, il quale veniva da un 2014 positivo e impreziosito da tre vittorie (Canada, Ungheria, Belgio), le uniche in grado di spezzare il dominio Mercedes. Per l’australiano, 19 punti (7° posto provvisorio in classifica), frutto di due sesti posti quali migliori piazzamenti, un decimo e un nono posto. Campionato sinora da dimenticare per Daniil Kvyat, proveniente dalla Toro Rosso: 4 punti per il russo, frutto di due noni posti.
Cosa succede alla Red Bull?
Il pomo della discordia ruota attorno al ritardo prestazionale dei motori Renault Energy F1. Questi V6, e annesse componenti ibride, palesano un netto ritardo rispetto alle “power unit” Mercedes e Ferrari. Ritardi in termini di pure prestazioni, ritardi in termini di affidabilità. E sono proprio questi ultimi, verosimilmente, a condizionare le prestazioni pure, nonché a costituire i maggiori grattacapi in casa Renault, Red Bull e Toro Rosso.
Anche in Bahrain, un motore Renault ha esalato il suo ultimo respiro in diretta mondiale (in Cina, è stato il turno di Kvyat): fortunatamente, Ricciardo è riuscito a tagliare il traguardo in sesta posizione, benché solo dopo l’ennesima, densa esplosione del V6 francese. Dopo tale rottura, il pilota australiano della Red Bull sarà costretto ad impiegare (e dopo appena 5 GP) il suo quarto motore a disposizione.
Anche la Toro Rosso è rimasta vittima delle reiterate bizze del propulsore Renault, le quali hanno appiedato due volte l’arrembante Max Verstappen.
Tuttavia, si ha la sensazione che l’intera “power unit” Renault funzioni meglio, e con meno problemi di affidabilità, quando installata a bordo della Toro Rosso STR10. Evidentemente, la configurazione aerodinamica e telaistica della Red Bull RB11 presenta più criticità nei riguardi della già delicata e poco competitiva “power unit” francese. Ci riferiamo, nello specifico, all’alloggiamento e al raffreddamento degli organi meccanici a bordo della vettura anglo-austriaca. Una configurazione aerodinamica particolarmente “aggressiva” e al limite, invero, può produrre negative ricadute sulla affidabilità degli organi meccanici. Queste “power unit”, come noto, richiedono un raffreddamento adeguato: unità termica e motogeneratori elettrici debbono essere debitamente raffreddati mediante scambiatori di calore. Una aerodinamica eccessivamente “attillata” che non consente un adeguato smaltimento del calore, pertanto, può inficiare la refrigerazione (quindi l’affidabilità) di tali componenti.
Apparentemente, i soli mali della Red Bull risiedono nella motorizzazione Renault. Ma è davvero così? Il clima di accuse reciproche che intercorre tra Red Bull e Renault farebbe pensare a qualcosa in più.
Cyril Abiteboul, Direttore Generale Renault Sport F1, è stato chiaro: se da un lato ha ammesso le manifeste carenze della “power unit” francese (quando un motore si rompe, c’è poco da nascondere…), dall’altro ha apertamente tirato in ballo la Red Bull. Secondo Abiteboul, infatti, la RB11 lamenterebbe carenze al retrotreno: carenze telaistiche e ciclistiche, nella fattispecie, le quali inficerebbero la motricità e la tenuta di strada al posteriore. Problemi, tuttavia, mai menzionati dal team di Milton Keynes il quale, anzi, continua a scaricare veementemente ogni responsabilità sulla pochezza della “power unit” Renault.
Fatto è che la RB11 palesa vistosi ritardi prestazionali: generalmente deludenti in qualifica, mai al vertice in gara (Ricciardo è stato doppiato sia un Australia che in Malesia). Una vettura, quella tecnicamente diretta da Adrian Newey, Rob Marshall, Dan Fallows, Paul Monaghan e Pierre Waché, nuovamente in sfida con la “sorella” Toro Rosso (e con Sauber, Lotus e Force India) per le posizioni immediatamente a ridosso di Mercedes, Ferrari, Williams. Un po’ poco per un team che ha dettato legge nel recente passato con l’oggi ferrarista Sebastian Vettel.
Al GP d’Australia, la Renault possedeva ancora 12 “gettoni” da impiegare nello sviluppo della propria “power unit”. A quanto pare, stando alle parole di Cyril Abiteboul, sono in cantiere profondi interventi atti a migliorare, in prima battuta, l’affidabilità del V6 francese.
Saranno sufficienti tali cambiamenti affinché le Red Bull si riaffaccino con costanza e convinzione ai piani alti delle classifiche?
Il GP di Spagna, in quel di Barcellona, rappresenterà il primo, probante banco prova.
Risalire la china non è facile, ma nemmeno impossibile.
