
Sembra non volersi spegnere il fuoco della polemica sulle gomme Pirelli: la miccia l’ha accesa Sebastian Vettel con le sue dichiarazioni al vetriolo, dopo lo scoppio del suo pneumatico posteriore, avvenuto a due giri dalla fine del Gran Premio del Belgio.
In effetti il problema avuto dal ferrarista in gara, e quello analogo che ha coinvolto Nico Rosberg nelle prove del venerdì, potevano portare a conseguenze drammatiche in termini di incolumità dei due piloti, tenuto conto che sono avvenuti su tratti veloci della pista. Quello che forse più ha contribuito a puntare il dito contro l’azienda italiana è che gli scoppi hanno riguardato entrambe le mescole portate da Pirelli, le P Zero Soft e Medium, che sono due tipi di coperture diverse per costruzione e fascia ottimale d’utilizzo.
Pirelli da parte sua si è difesa con le unghie e con i denti, dando spiegazioni dettagliate per i due episodi: la presenza di un detrito o la salita su un cordolo, che ha portato al taglio dello pneumatico, per Rosberg, e l’eccessivo utilizzo delle gomme, oltre i limiti d’usura, per Vettel (28 giri per la Ferrari contro i 20 massimo degli altri team).
Queste motivazioni però non hanno convinto la maggior parte dei piloti e dei tecnici del circus: si è aperto pertanto un acceso dibattito che ha visto come protagonisti principali, ovviamente, i diretti interessati: Ferrari, Mercedes e Pirelli
Con la casa di Stoccarda che, subito dopo le dichiarazioni di Seb, ha apertamente attaccato il pilota e la Ferrari.
“Se uno dei miei piloti avesse reagito come Vettel, nei confronti della Pirelli, avrei preso dei provvedimenti: la Ferrari non deve lamentarsi se una strategia rischiosa non porta beneficio”, aveva dichiarato Niki Lauda.
Alle dichiarazioni dell’ex pilota Ferrari si sono aggiunte quelle sibilline di Toto Wolff: “Dopo quanto successo a Nico venerdì abbiamo considerato le tre soste, altro che una”.
Naturalmente non si è fatta attendere la replica del Cavallino, con l’accento bresciano del numero uno del muretto Ferrari, Maurizio Arrivabene: “non siamo né stupidi né pazzi e non mettiamo a repentaglio i piloti: non accadrà mai. Quanti giri avremmo potuto fare? È scritto su un foglietto, ma non parlo prima della relazione dei tecnici” ha dichiarato Arrivabene al Corriere della Sera. “Le nostre scelte strategiche si basano su dati precisi: c’è un ingegnere dedicato alle gomme, non sta lì a masticare il chewing gum ed è pagato per fornirmi informazioni perfette. La strategia è stata decisa alle 11 del mattino, in codice era il piano A. Chi pensa che abbiamo esagerato, stia zitto, non abbiam avuto alcun segno di cedimento o di allarme prima dello scoppio”, ha aggiunto.
E il Team Principal Ferrari non nasconde la propria rabbia e la propria indignazione di fronte alla spiegazione della Pirelli, che sostanzialmente scarica le colpe sui due piloti e sulla Ferrari, arrivando perfino alle minacce: “Provino a dire che è colpa nostra e vedranno cosa gli succede“, ha sentenziato Arrivabene, come riportato da ‘La Stampa’.
Alla polemica in corso non hanno voluto sottrarsi di certo due personaggi, ex protagonisti del mondo Formula 1, che ai loro tempi non le hanno mai mandate a dire. Parliamo di Eddie Jordan e Flavio Briatore. Entrambi hanno preso le difese della Pirelli, attribuendo tutte le colpe a Vettel e alla Ferrari per la loro strategia sbagliata.
L’Ex proprietario dell’omonimo team ne ha fatta più una questione politica: “Sebastian deve pensare prima di attaccare pubblicamente una casa globale come Pirelli”, ha dichiarato alla Bild. “Vettel voleva restare in lotta per il titolo a tutti i costi, ecco perché con la Ferrari ha preso un rischio così elevato, ed è per questo che Sebastian era deluso: con 67 punti di ritardo, può scordarsi il titolo”, ha aggiunto.
Più diretto e dettagliato è stato invece l’ex team manager di Benetton e Renault: ad un’intervista sul quotidiano italiano La Repubblica, Briatore ha escluso ogni colpa della Pirelli, attribuendole tutte al team di Maranello, e spiegando così il suo punto di vista: “La Pirelli prima della gara dà l’indicazione di quanti pit stop devi fare, e tu, ti devi attenere a quelle indicazioni. Le gomme sono una componente fondamentale di questo sport. Se chi li fabbrica ti dice che devi fare una strategia a due soste, o al massimo tre, vuol dire che se fai un solo pit stop lo fai a tuo rischio. Dopodiché ti può andar bene, e allora fai la figura del fenomeno. Se però ti male, non puoi dare la colpa al costruttore”.
Alla domanda se quindi la strategia adottata dalla Ferrari fosse sbagliata, Flavio ha risposto così: “Sì, secondo me sì. Quando ho visto che Seb faceva un pit stop solo, mi sono detto che avrebbe finito la gara lentamente. Ma il team sapeva perfettamente quello che stava facendo”.
Briatore ha però difeso Vettel sui toni da lui utilizzati contro la Pirelli, nel post gara: “I piloti quando parlano dopo le gare sono carichi di adrenalina. Comunque non starei a farla troppo lunga”.
Il boss piemontese, però, ritiene tutto sommato positive queste polemiche: “Tutto questo chiasso fa bene alla F1, e i media parlerebbero un po’ di questo sport. D’altronde se fosse per le gare noiose che regala non se lo filerebbe nessuno. Polemiche del genere sono benvenute, in quanto così sarebbe un motivo per parlare di F1, e non solo che Lewis Hamilton ha vinto la gara”.
A prescindere di chi sono le colpe e le responsabilità, ritengo che i problemi avvenuti con i pneumatici a Spa siano un’importante campanello di allarme. Come se qualcuno lassù avesse voluto avvisare il circus che qualcosa non va: che si stanno esasperando certe situazioni che possono avere conseguenze pericolose. E’ nell’interesse di Pirelli e delle scuderie trovare una soluzione comune, affinchè si possano rendere più efficienti le coperture in termini di prestazioni, durata e sicurezza. Quindi si ripongano le armi e si apra il tavolo delle trattative!