
Gran Premio d’Italia di Formula 1 a Monza: i numeri per scrivere un altro pezzo di storia ci sono tutti. Spetta ai protagonisti provare il possibile e perché no l’impossibile per inseguire il trionfo.
Lewis Hamilton, esperto in pole position e leader del mondiale. Nico Rosberg, suo compagno di squadra costretto ad inseguire. Sebastian Vettel, la speranza del popolo Ferrarista a caccia di un trionfo su un tracciato che ha visto nascere il suo talento. Kimi Raikkonen e la sua voglia di rivalsa, alla ricerca di certezze dopo la conferma per il 2016. Felipe Massa e Valtteri Bottas, le Williams sempre pronte a dare filo da torcere, inseguendo la prima vittoria stagionale. E poi le Red Bull di Daniel Ricciardo e Daniil Kvjat che, negli ultimi due Gp, hanno sfiorato il gradino più alto del podio. E via via tutti gli altri. Ognuno con la propria storia, le proprie speranze e quella ricerca disperata del sogno di gloria. Quello di Monza è il set perfetto per questo genere di film, un cocktail perfetto di emozioni ed adrenalina dove ognuno correrà per il proprio obiettivo. Ma il traguardo di domenica sarà la “glory road” di uno solo dei piloti partenti, il vincitore.
Dopo il poker di GP europei che hanno visto le vetture sfidarsi tra Austria, Gran Bretagna, Ungheria e Belgio spetta all’Italia concludere la seconda parte del campionato. E dopo quello di Spa i piloti si daranno battaglia su un altro circuito storico, quello di Monza, uno dei più belli e spettacolari dell’intero calendario. A livello storico, si tratta di uno degli autodromi permanenti più antichi del mondo. Fu costruito nel 1922 per volere dell’Automobile Club di Milano e ad oggi è il tracciato più veloce del campionato. Nel corso degli anni il tracciato ha subito molte modifiche per migliorarne la sicurezza in seguito a numerosi incidenti in cui hanno perso la vita piloti come Materassi, Ascari, Rindt, von Trips, Arcangeli e molti altri. In particolare ricordiamo la tragica fatalità del 1928, anno in cui proprio Emilio Materassi perse il controllo della sua vettura sul rettilineo d’arrivo e a 200 km/h finì la sua corsa piombando sul pubblico posizionato a bordo pista, uccidendo 22 persone. Le ultime variazioni sono state apportate a metà anni ’90 e nel 2000: dopo gli ultimi lavori la lunghezza del circuito è di 5.793 metri.
L’albo d’oro del Gran Premio d’Italia parla chiaro. Con le sue cinque vittorie, il leader indiscusso è ancora una volta Michael Schumacher, vincitore nel 1996, nel 1998, nel 2000, nel 2003 e nel 2006. Dietro di lui il brasiliano Nelson Piquet con i suoi quattro successi (1980, 1983, 1986, 1987). Diversi sono i piloti che hanno trionfato per tre volte in questo GP: Ascari, Nuvolari, Fangio, Prost, Moss, Peterson, Barrichello e Sebastian Vettel, quest’ultimo vincitore nel 2008, nel 2011 e nel 2013. “Solo” due vittorie per altri grandi della Formula 1 come Lauda, Senna, Damon Hill, Stewart, Montoya e i più recenti Alonso e Hamilton. Vedremo quest’anno chi andrà a scrivere il proprio nome nella storia del circuito.
Ma facciamo un salto nel circuito, andiamo a vedere quali sono i luoghi che hanno fatto la storia del Gran Premio e cerchiamo di scoprire tutti i segreti che questo tracciato nasconde. Non poteva mancare l’aiuto di un esperto, l’onboard di Michael Schumacher, anno 2005. Il suono del motore era totalmente diverso da quello di oggi e non può mancare quel pizzico di nostalgia per un nome che ci ha regalato vittorie ed emozioni.
Quello di Monza è un circuito contraddistinto dalle alte velocità raggiunte dalle monoposto, è molto importante avere un ottimo setup a livello meccanico ed è fondamentale presentare una macchina scarica a livello aerodinamico per poter sfruttare al massimo le potenzialità del tracciato.
Tralasciando il lungo rettilineo dei traguardo, circondato dalle tribune e dai box, la prima variante che si incontra è quella “del rettifilo” (anche detta Variante Goodyear). Qui con una frenata violenta si arriva in prima marcia e si passa dai 350 km/h del rettilineo ai soli 70 chilometri orari. Presenta un cambio di direzione molto stretto, da destra a sinistra, uscendo poi con la vettura lanciata violentemente sul cordolo per poi riprendere la parte centrale e farla scorrere verso l’esterno.
Segue poi la Curva Grande, o Curva Biassono, dal raggio molto ampio che se affrontata in maniera precisa può regalare centesimi importanti a livello cronometrico. In uscita dalla Biassono si percorre un tratto di rettifilo fino ad arrivare alle curve 4 e 5 che formano la Variante della Roggia. Anche in questo caso siamo di fronte a uno stretto cambio di direzione sinistra-destra che porta direttamente alle due curve di Lesmo: la prima è una curva a destra di quarta marcia che può trarre in inganno perchè ha un’uscita cieca ed è facile perdere la corda al suo interno, la seconda di Lesmo è ancora verso destra, la velocità non è molto elevata ma dalla sua uscita è importante cercare la massima accelerazione.
Dalle Lesmo al Serraglio il passo è breve: lieve piega verso sinistra e raggio molto ampio: tutto questo coincide con l’inizio della seconda zona DRS per aumentare lo spettacolo.
Dopo il Serraglio, toccati i 340 km/h si arriva alla variante Ascari, uno dei punti più importanti del tracciato: prima svolta a sinistra in quarta marcia, poi doppio cambio di direzione che se sfruttato alla perfezione può regalare quasi un secondo sugli avversari. Fondamentale è anche l’uscita dalla variante che può essere decisiva per un sorpasso.
Il lungo rettifilo successivo all’Ascari permette di toccare di nuovo le velocità di punta e porta all’ingresso di una delle curve più famose del campionato, la Parabolica. Ampio tornante verso destra, scalo in quarta marcia a metà curva e piena accelerazione in uscita per arrivare al traguardo.
Su questo tracciato a compiere il giro più veloce è stato Juan Pablo Montoya nel 2004 con 1’19″525 e una media di 262,240 km/h. Essendo stato registrato in prova e non in una gara, questo crono però non è da considerarsi valido ai fini delle statistiche. In gara il record appartiere a Rubens Barrichello (Ferrari) con il suo 1’21″046, registrato sempre nel 2004.
I numeri per scrivere un altro pezzo di storia ci sono. Spetta ai protagonisti provare il possibile e perché no l’impossibile per inseguire il trionfo proprio lì, nel tempio della velocità.