
Ma è vero che il primo amore non si scorda mai? Per sapere la risposta potete chiedere a Sebastian Vettel, vi dirà sicuramente di sì. Per un quattro volte campione mondiale di Formula 1 il primo amore non può non coincidere con una vittoria, la più bella, la più emozionante, la prima. Se poi quello stesso trionfo è un fulmine a ciel sereno – anche se quel giorno il cielo fu tutt’altro che sereno – guardare tutti dal gradino più alto del podio fa venire quasi le vertigini. Ma a furia di vincere quelle grandi altezze lì iniziano a piacerti, perché ti portano a un passo dal paradiso.
Settembre 2008, in una domenica solo pioggia il biondino tedesco è alla guida di una Toro Rosso, scuderia italiana nata da poco ed erede della Minardi. Il circuito è quello di Monza, il tempio della velocità, lì dove i più grandi hanno scritto il loro nome sull’albo d’oro dei trionfi. Seb quella domenica voleva stare in prima fila, lontano dalla ressa e dalla confusione. Inizia a chiedere permesso, prova a farsi spazio tra la folla: tra spintoni e gomiti alti riesce ad arrivare sul palco, quello del podio. L’inno tedesco e quello italiano insieme non si ascoltavano da un po’, l’ultima volta fu in Cina con Schumacher alla guida della Rossa. Ma quella è un’altra storia, un pluricampione del mondo, nato in Germania, che guida la vettura italiana più vincente di sempre. Sette anni dopo il poco più che bambino tedesco è tornato a Monza, questa volta da pluricampione del mondo e alla guida della Ferrari, la più vincente di sempre. Dopo i sogni di gloria, le emozioni che solo chi è abituato a stare davanti a tutti riesce a provare, le lacrime, le rivincite e le mille ‘sliding doors’ che ti si aprono davanti agli occhi Sebastian è tornato dove ha conosciuto il primo amore, il Suo primo amore, quello che non si dimentica.
La favola comincia il sabato, giorno di qualifiche. La pioggia, regina delle prove, scombussola giri veloci e prestazioni. La McLaren-Mercedes di Lewis Hamilton non va oltre la Q2 e parte quindicesima, davanti a lei Kimi Raikkonen, campione del mondo uscente e al secondo anno in Ferrari. L’altra Ferrari di Massa scatta dalla sesta piazza. Terzo Webber su RedBull, secondo Kovalainen su McLaren. Primo, meglio di tutti, meglio della pioggia e del caos, Sebastian Vettel, 21 anni, Toro Rosso.
Il giorno della verità è ormai arrivato. La gara di Monza inizia nel segno della safety car che guida la partenza. Nei primi giri Vettel resiste alle deboli insidie di un Kovalainen poco a suo agio sull’asfalto bagnato. A metà gruppo Hamilton dimostra di averne di più rispetto ai suoi rivali e prova la difficile rimonta. Raikkonen prima e Hamilton subito dopo si liberano senza fatica di un Fisichella in difficoltà. Il duello anglo-finlandese si accende e il ferrarista dopo il doppio tentativo di sorpasso del suo diretto avversario è costretto a lasciargli la posizione. Ancora in testa, come allo start, Sebastian Vettel. La quasi rimonta dell’inglese su McLaren si conclude al momento dei rifornimenti quando raggiunge la seconda posizione e tenta di insediare il leader senza successo. A causa di una pista sempre più asciutta terminerà la sua gara al sesto posto, davanti a uno spento Felipe Massa, settimo. Intanto però davanti a tutti si sta concludendo il sogno di Seb: gara perfetta, nessuna vera insidia, concentrazione sempre al massimo e bandiera a scacchi. Il mondo della Formula 1 dà il benvenuto ad un nuovo piccolo grande campione: pole position, prima vittoria personale e primo trionfo per la propria scuderia. Il team radio di Sebastian a fine gara contribuisce a rendere ancora più lieto il finale italo-tedesco: “Grazie mille, una gara perfetta. Great job. Yeah!”
La storia di Vettel dimostra che i sogni non restano solo chiusi nei cassetti. Aspettano che qualcuno vada lì a liberarli, decida di inseguirli per fare in modo che si realizzino. Possono sfuggire di mano per poi essere ripresi quando sembrano già lontani. Ognuno ha il proprio protagonista, il proprio sognatore disposto a correre per arrivare al suo traguardo. Seb il suo sogno lo ha inseguito, lo ha acciuffato e l’ha realizzato. L’Olimpo dei Piloti gli appartiene. Quello dei Sognatori anche.