
È Lewis Hamilton il campione del mondo 2015 di Formula 1! È questo il verdetto del Gran Premio degli Stati Uniti, sedicesima tappa del mondiale 2015 di Formula 1. L’inglese non solo ha portato a casa il terzo alloro iridato, ma ha anche trionfato in terra americana, conquistando il 10° successo stagionale. Un Hamilton che, però, ha rischiato più volte di non riuscire a portare a casa il titolo mondiale ad Austin, un po’ per la gara pazza a cui abbiamo assistito, un po’ per qualche suo errore di strategia su cui poteva dare qualcosa di più. Un week end pazzo, stravolto completamente dalla pioggia e dall’uragano Patricia che, sin dal venerdì, ha creato grande confusione in tutte le sessioni. Proprio al venerdì si parte sotto l’acqua, con un temporale che non lascia scampo anche agli spettatori, costretti a rimanere sotto le tribune nonostante il diluvio. Diluvio che, successivamente, ha portato anche all’annullamento della seconda sessione di libere: girare con quelle condizioni non sarebbe stato per nulla sicuro. Al sabato si parte con tante incognite: viene deciso proprio negli ultimi istanti di effettuare la FP3, nonostante la pioggia continuasse a cadere imperterrita, causando grossi problemi di acquaplaning ai piloti. Condizioni sempre più difficili che hanno portato addirittura allo spostamento delle qualifiche dal sabato alla domenica, rendendo il programma del giorno di gara particolarmente compresso. Una gara, però, che è risultata avvincente, che ha regalato tanto spettacolo e colpi di scena, su una pista in condizioni miste tra bagnato e asciutto.
Lewis Hamilton: 10.
È campione del mondo! Con 3 gare di anticipo porta a casa il terzo alloro iridato, eguagliando per numero di titoli una leggenda di questo sport, Ayrton Senna, l’idolo di Lewis sin da bambino. Un risultato speciale che è il coronamento di una stagione in cui è stato quasi perfetto, dominando la stagione e lasciando agli avversari le briciole: basti pensare che su 16 gare, 10 portano il suo sigillo, a simboleggiare che per quest’anno non ce n’era per nessuno. Un Gran Premio pazzo in cui è bravo, anche con un po’ di malizia, a sfruttare le défaillance degli avversari. In realtà, però, si può contestare qualcosa: l’attacco un po’ troppo aggressivo alla prima curva e la strategia che poteva essere migliore, magari pittando qualche giro prima, andando a ripercorrere la strategia o di Vettel o di Rosberg, in modo da non avere quel gap che, dopo la sosta, lo ha portato lontano dal compagno di team. Ciò che conta, però, è il risultato e, quello di oggi, gli consente di essere il pilota più felice sulla griglia, pieno di orgoglio ma non ancora sazio di successi.
Nico Rosberg: 4.
Più che un reale voto alla gara è una riflessione generale per Nico Rosberg. Se l’anno scorso, con un po’ di fortuna e con un pizzico di cattiveria in più, era riuscito a portare la lotta per il titolo sino all’ultimo Gran Premio, in questa stagione non è riuscito a fare lo stesso, perdendolo, sulla carta, con molte gare d’anticipo. È un’annata in cui non è mai stato realmente al livello del compagno di squadra: rispetto al 2014 si è perso, soprattutto, quel qualcosa che riusciva a contraddistinguerlo in qualifica, quel qualcosa che gli permetteva quantomeno di partire in testa alla gara per poi giocarsela durante il Gran Premio. Quest’anno è mancata quell’aggressività, quel qualcosa in più che c’era l’anno scorso. Non è che il suo anno sia da buttare, molto spesso è arrivato al traguardo con soli pochissimi secondi di distacco da Hamilton, ma è una stagione in cui è sembrato “lì nel mezzo”, bravo, ma non un campione, e il fatto che anche Vettel gli sia davanti nella classifica iridata lo dimostra. La gara di Austin rispecchia in pieno il suo anno: brutta partenza, fregato da Hamilton alla prima curva, bravo a risalire e poi, sul più bello, si fa sfuggire tutto con un errore al quanto sciocco, che consegna il mondiale nelle mani dell’inglese. Ora serve chiudere la stagione, almeno, davanti a Vettel.
Sebastian Vettel: 9.
Fortuna, talento e determinazione. Sono queste le tre parole con cui potremmo raccontare il week end statunitense di Sebastian Vettel, protagonista di una rimonta sensazionale da oltre metà schieramento. Il suo week end nasce con la notizia di 10 posizioni di penalità per la sostituzione della quinta Power Unit che, a conti fatti, è stata la decisione migliore che potesse prendere il team di Maranello. La fortuna arriva in Q1 quando, dopo aver pizzicato il muro esterno dopo un testacoda, supera la tagliola del Q1 per un soffio, tirando un gran sospiro di sollievo per un week end che lo avrebbe visto partire, visto il giro in Q2, dalle prime file. Il talento arriva in partenza: dopo essere partito 13° a causa della penalizzazione, a fine del primo giro il tedesco è già in settima posizione, non lontano dai primi ma bloccato dietro Sergio Perez. Ciò nonostante è da sottolineare la bravura del tedesco nelle prime fasi di gara perché è riuscito subito ad essere incisivo. Determinazione perché, quando monta le gomme medium, riesce ad avere un passo impressionate, pari a quello delle Mercedes davanti a lui: sarebbe stato interessante vedere come sarebbe andata a finire senza la SC. Se in condizioni miste si vedono i veri campioni, beh, Vettel lo ha dimostrato. E, nonostante la grandissima annata, arriva in conferenza stampa incavolato per l’addio al titolo mondiale.
Max Verstappen: 8,5.
Sfiora il podio dopo una gara gestita con autorità. Vero, è bravo a sfruttare i problemi degli altri piloti (le Red Bull, Raikkonen, Hulkenberg ecc), ma ha fatto una gara tutta all’attacco, con un’irriverenza che, però, è saggia. Con Raikkonen combatte al limite, arrivando anche al contatto, ma è bravo a non esagerare, a non perdere la testa e a non combinare una frittata. Irriverente e senza paura nell’attacco a Vettel. Sfiora il podio in una gara in cui avrebbe potuto cadere un ragazzo che sta sbalordendo per talento e per intelligenza in pista.
Sergio Perez: 7,5.
Il messicano della Force India si conferma in gran forma e, dopo il podio a Sochi, sforna un’altra ottima gara, con un quinto posto finale di cui si può ritenere ampiamente soddisfatto. Bravo sopratutto nella prima parte di gara in una strema difesa contro Vettel. Durante il fine settimana arriva il Gp del Messico, l’appuntamento di casa per Sergio: riuscirà a ripetersi?
Carlos Sainz Jr.: 9,5
Luci ed ombre. Luci perché dopo essere partito ultimo in 2 giri era già nella top ten grazie ad una grande partenza. Ombre perché tutto ciò deriva da un errore, anche abbastanza banale, in qualifica: vero che sotto la pioggia le difficoltà aumentano, ma è buona cosa ricordarsi per la prossima volta la regola che con l’acqua non si va sui cordoli. Bravi i meccanici a riparare la vettura incidentata in meno di 5 ore, nonostante il danno fosse abbastanza importante. Come detto, lo spagnolo è stato molto incisivo nella prima parte di gara e, dopo lo sfortunato week end di Sochi è riuscito a conquistare un sesto posto (settimo con la penalizzazione) che fa morale, anche se Verstappen la davanti continua a raccimolare punti e consensi.
Jenson Button: 8.
Ottima e sorprende gara del britannico che in una gara che sembra fatta apposta per lui, amante di questi condizioni di misto umido/asciutto, riesce ad ottenere un risultato eccellente per se e per il team: un sesto posto, di una grande difesa nel finale, che vale oro, non tanto per i punti mondiali, ma sopratutto per il morale perché, in un’annata disastrosa come questa, anche una gara del genere fa la differenza.
Pastor Maldonado: 6,5.
Strano a dirlo ma è bravo a rimanere fuori dai guai. Una gara difficile come quella di Austin ci si sarebbe aspettato una “Maldonata”; invece fa una corsa tranquilla, senza lodi ma senza problemi. Insomma, qualche punto raccimolato che non dispiace mai.
Danile Ricciardo: 6/Daniil Kvyat: 5,5.
Risulta ormai chiaro che le due Red Bull aveva deciso per un assetto da bagnato che, nella prima parte di gara, ha dato i suoi frutti: entrambi i piloti subito aggressivi e molto vicini alla Mercedes. Con il passare di giri ed una pista che si stava man mano asciugando, la scelta di un assetto volto più all’acqua si è rivelata quella sbagliata, tanto che li ha portati a sparire entrambi nelle retrovie. Un peccato, sopratutto per Kvyat, il quale ha concluso la sua gara a muro. Fosse caduta qualche goccia di pioggia in più sicuramente li avremmo visti sul podio.
Kimi Raikkonen: 6,5.
Come per tanti piloti, ad Austin luci e ombre. Luci perché nonostante la penalità ha sfoderato una partenza e una prima parte di gara degna del miglior Kimi. Ombre perché in qualifica si poteva e si doveva fare di più e per l’errore, un po’ banale, commesso in gara. Andando con ordine, però, si parte dalla qualifica, che lo vede in Q2 classificarsi solo ottavo: vero che Kimi non è un maestro della pioggia, ma qualcosina di più ce la si aspettava. Complice la penalità è costretto a partire dalla 18esima posizione: nonostante l’handicap iniziale “Iceman” sfodera una grandissima partenza, che lo vede risalire subito nella top ten. Bravo nella prima parte di gara ed esaltante il duello con Verstappen. Un po’ ingenuo dopo il pit stop perché a gomma fredda si fa “fregare” da un rivolo d’acqua, andando a sbattere e rovinando ala e freno anteriore. Tenace nell’abbattere il cartellone per riprendere la pista. Sfortunato nella circostanza, ma con una voglia che dice che in Ferrari si vuole ancora combattere.
Gran Premio: 10.
Sono questi i Gran Premi che piacciono al pubblico, quelli che vorremmo vedere ogni domenica. Ci voleva un tifone per regalarci un spettacolo degno della Formula 1, un trionfo di emozioni, colpi di scena e duelli. C’è da dire e sottolineare che quando i piloti non capisco cosa fare in pista, perché non sono consigliati dagli ingegneri, lo spettacolo aumenta e anche di molto. Spettacolare il pubblico texano che, nonostante le vicende meteo, è rimasto sulle gradinate e sulle tribune per tutto il corso del week-end. Insomma, questa è la Formula 1 che vorremmo sempre vedere.