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    La storia tutta carioca del GP del Brasile di Formula 1

    Alessandro PradaBy Alessandro Prada12 Novembre 2015Nessun commento12 Mins Read
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    Brazilian Formula One Grand Prix at the Autodromo Jose Carlos Pace on November 25, 2012 in Sao Paulo, Brazil.
    Brazilian Formula One Grand Prix at the Autodromo Jose Carlos Pace on November 25, 2012 in Sao Paulo, Brazil.

    La Formula 1, dopo il grande ritorno in Messico, si sposta ancora più a sud del continente americano. Archiviata la pratica di Città del Messico, il circus fa tappa in Brasile, paese che dagli anni ’70 ospitò il proprio gran premio. Il teatro della gara che avrà inizio domenica 15 novembre è l’autodromo di Interlagos a San Paolo, dal 1985 intitolato alla memoria di Josè Carlos Pace, talentuoso pilota brasiliano morto nel 1977 in un tragico incidente aereo.

    L’appuntamento brasiliano contribuirà a rendere l’intero ambiente della Formula 1 più carioca, anche se i titoli mondiali piloti e costruttori sono già stato decisi dalla gara di Austin, in cui Lewis Hamilton si è portato a casa il terzo titolo iridato insieme alla sua Mercedes. Resta da capire quindi chi si aggiudicherà il secondo posto, con Rosberg attualmente in vantaggio sul diretto concorrente Sebastian Vettel. Interlagos potrebbe già essere il primo dei due match point disponibili per il tedesco della Mercedes, che dovrà però sopravanzare il connazionale della Ferrari su un circuito particolarmente ricco d’insidie.
    Il circuito paulista infatti è stato luogo di episodi storici della Formula 1, rendendo consapevoli gli appassionati che qui nulla si può dare per scontato scontato, ed i piloti non devono mai abbassare la guardia. In attesa di scoprire come andrà a finire il penultimo appuntamento della stagione, riviviamo insieme le emozioni, i sorpassi, ed i momenti chiave che hanno reso il Gran Premio del Brasile uno dei più celebri dell’intero panorama della Formula 1.

    1973, il debutto ed i sogni brasiliani

    Il circuito di Interlagos viene inaugurato al grande pubblico nel 1940, con una conformazione piuttosto atipica per il mondo dei motori. Il tracciato viene infatti realizzato in modo tale che venga percorso dai piloti in senso antiorario. Ancora oggi ciò rappresenta una rarità, tanto che prima della nascita di Austin, Yas Marina e del Singapore Street Circuit, Interlagos era ancora l’unico appuntamento della stagione corso in senso antiorario. Nei due decenni successivi però l’appena costituito campionato di Formula 1 non considera l’ipotesi di poter disputare una gara in Brasile, tanto che per vedere la prima corsa bisognerà attendere il 1972. In quell’anno infatti si svolge un evento non valido per il titolo iridato, ma che consente di aprire finalmente le porte della Formula 1. Dal 1973, dopo l’esperimento andato a buon fine, Interlagos diventa infatti teatro del primo gran premio valido per il mondiale. Già in quella stagione gli spettatori della mitica “Torcida” avranno modo di farsi conoscere in tutto il mondo, festeggiando la vittoria del proprio beniamino ed idolo di casa Emerson Fittipaldi. Il brasiliano riesce nell’impresa di vincere davanti alla propria gente prima con la Lotus, e poi con la McLaren l’anno dopo, nel 1974. I tifosi si attendono un applaudito tris di Fittipaldi già per il 1975, ma le cose prendono un’altra piacevole strada che farà comunque impazzire il caloroso pubblico carioca. In quella gara infatti il pilota della McLaren si classifica secondo, alle spalle di un altro pilota brasiliano: Carlos Pace. Nato a San Paolo, esattamente come Fittipaldi, Pace ottiene la sua prima ed unica vittoria della carriera proprio a casa sua, realizzando una doppietta tutta brasiliana. Con quel primo posto emozionante, Carlos Pace entra nell’elite dei piloti più promettenti dell’intero circus, ma i suoi sogni si spezzeranno proprio li dov’erano cominciati. Il 18 marzo 1977 infatti, l’aereo sul quale viaggiava si schianta a Mairipora, a pochi passi da San Paolo. La sua morte fa sprofondare nel lutto un’intera nazione, che ancora oggi non l’ha mai dimenticato. Interlagos infatti, è intitolato dal 1985 in memoria di José Carlos Pace, pilota idolo di casa andato via troppo presto.

    Gli anni ’80 e Jacarepaguà

    Nel 1978, dopo le prime cinque edizioni corse ad Interlagos, la Formula 1 si sposta eccezionalmente a Jacarepaguà, circuito situato nell’omonima località a pochi chilometri da Rio de Janeiro. Dopo un breve ritorno a San Paolo, nel 1981 si ritorna ufficialmente a Rio, dove la Formula 1 ci resterà per tutto il resto degli anni ’80. Delle nove edizioni disputate, ben cinque vengono vinte da Alain Prost. Il francese cannibalizza il Gran Premio del Brasile a cominciare dal 1982, anno in cui vince però a tavolino. La gara vede infatti tagliare per primo il traguardo un altro giovane pilota brasiliano, Nelson Piquet, nato proprio a Rio. Il driver della Brabham sviene sul podio un po’ per l’emozione della vittoria ottenuta in casa e un po’ per la stanchezza, ma successivamente la sua monoposto risulta irregolare al controllo del peso. Per questa ragione infatti, Prost balza al primo posto, piazzamento che sarà suo anche nei bienni 1984-85 e 1987-88. Nelson avrà comunque l’occasione di rifarsi con la Brabham nel 1983, e con la Williams nel 1986. L’ultima gara disputata a Jacarepaguà (circuito demolito nel 2012 dopo esser stato intitolato proprio a Nelson Piquet) si svolge nel 1989, e vede sorridere finalmente i colori italiani. A vincere infatti è la Ferrari di Nigel Mansell, con la Rossa che torna a trionfare in Brasile dopo il primo posto di Lauda nel 1976 ed alla doppietta di Reutemann nel ’77-’78. La gara vinta dal pilota inglese passa alla storia più per questioni tecniche che sportive. Proprio in occasione del Gran Premio del Brasile, la Ferrari si presenta con un cambio semi-automatico innovativo, progettato e realizzato dall’ing. John Barnard. Al suo primo utilizzo ufficiale è già un successo, talmente grande che contribuirà alla rivoluzione del cambio sulle vetture di Formula 1.

    1991, l’urlo di Senna

    Nel 1990 la Formula 1 fa ritorno stabilmente ad Interlagos, con un impianto rinnovato per l’occasione. In quell’anno Ayrton Senna è vicinissimo a conquistare il suo primo gran premio di casa, ma un contatto con Nakajima regala invece a Prost il sapore unico della prima vittoria in Ferrari. L’occasione migliore per rifarsi avviene già l’anno seguente, nel 1991. In una stagione dominata dal campione brasiliano, il gran premio di casa assume un obiettivo ben preciso: vincere. Senna, che ha mosso i suoi primi passi automobilistici proprio nel circuito di go-kart costruito all’interno di quello di Formula 1, non può farsi sfuggire quest’opportunità. A pochi giri dalla fine, dopo aver condotto senza problemi la corsa da leader, accade l’imprevisto. Il cambio della sua McLaren comincia a presentare alcuni problemi, fino al rompersi quasi del tutto. Ayrton è infatti costretto a proseguire il resto della corsa con la sola sesta marcia, tenendo dietro anche la Williams di Riccardo Patrese sotto una lieve pioggia. Con uno sforzo fisico impressionante (tanto che poi non riuscirà nemmeno a sollevare la coppa sul podio) Senna riesce nella clamorosa impresa di vincere, sfogandosi via radio con urla di liberazione che ancora oggi commuovono gran parte dei tifosi brasiliani. Ayrton viene celebrato come un eroe nazionale, e nel 1993 riuscirà a portarsi a casa un gradito bis, vincendo ancora una volta con la sua amata McLaren. Senna, dopo aver conquistato la pole, proverà a vincere anche con la Williams nel 1994, ma il tentativo va a vuoto per un ritiro dovuto ad un suo testacoda. A vincere è invece il tedesco Michael Schumacher, che ripete il successo con la Benetton anche nel 1995. Il forfait di Senna segna l’ultimo atto di un rapporto di puro amore tra il pilota brasiliano ed il suo pubblico, mai del tutto paragonabile a tutti gli altri protagonisti del circus carioca che verranno dopo di lui.

    Gli anni 2000, tra gioie e dolori

    Il periodo più pazzo della storia del Gran Premio del Brasile è indissolubilmente legato agli anni 2000, ed in particolare a partire da una precisa annata. Nel 2003 infatti la gara è quella che passa alla storia come una delle più rocambolesche di questo sport. Sotto una pioggia battente, sono in molti i piloti che finiscono fuori pista terminando la propria corsa contro le barriere di protezione, e tra questi non si salva nemmeno il campione del mondo in carica Michael Schumacher. Tra i big che si salvano restano in pista soltanto Raikkonen e Fernando Alonso, ma è proprio lo spagnolo a diventare il protagonista negativo di Interlagos. A pochi giri dalla fine infatti, la Jaguar di Webber va a sbattere contro le barriere in prossimità del rettilineo del traguardo, causando l’esposizione delle bandiere gialle. In quel momento però Alonso transita sul luogo dell’incidente a velocità altissima, colpendo in pieno la ruota di Webber in mezzo alla pista andando dunque a schiantarsi violentemente prima contro i pneumatici di protezione, e successivamente contro le barriere. Il botto costringe i commissari a sospendere la gara, con lo spagnolo che viene addirittura soccorso senza però riportare ferite. A quel punto, con la corsa interrotta, il pilota che taglia per primo il traguardo è la Jordan dell’italiano Giancarlo Fisichella, ma a causa di un errore del sistema di cronometraggio la vittoria viene assegnata a Raikkonen. Sarà soltanto dopo qualche giorno che la FIA, riunita in via straordinaria, ammetterà l’errore tecnico, con Fisichella che viene dunque decretato ufficialmente vincitore del Gran Premio del Brasile. Per il pilota romano, che riceverà il trofeo soltanto alla vigilia del Gran Premio di San Marino, si tratta quindi del suo primo successo in Formula 1. Per il team Jordan invece, in piena crisi di risultati, è la quarta ed ultima vittoria della sua storia. Con una vittoria sorprendente, Fisichella resta l’unico pilota tricolore ad aver vinto in Brasile.
    Nel primo decennio degli anni 2000, la Ferrari vince complessivamente cinque volte. Nel 2000 e nel 2002 con Schumacher, mentre il compagno di squadra Rubens Barrichello, brasiliano, non trova la gioia del primo posto. Al suo posto ci riesce un suo connazionale, Felipe Massa, che nel 2006 vince in Brasile nel giorno in cui Alonso vince il suo secondo titolo mondiale (il primo lo aveva vinto nel 2005 proprio ad Interlagos) e soprattutto in occasione dell’ultima gara di Michael Schumacher, che proprio al termine della stagione aveva già annunciato di ritirarsi dalla Formula 1, chiudendo di fatto la prima parte della sua magistrale carriera.
    Nel 2007 Massa è ancora vicinissimo alla vittoria, ma la gloria quel giorno tocca inaspettatamente Kimi Raikkonen. In finlandese infatti, dopo una battaglia lunga tutto un campionato con Lewis Hamilton, si gioca il mondiale con l’inglese proprio all’ultima gara del calendario. La McLaren di Hamilton è favorita per il titolo, ma il debuttante è protagonista di un vero e proprio incubo sportivo. La sua partenza è da dimenticare, e dopo due giri la sua McLaren va misteriosamente in stallo. In un primo momento si pensa ad un ritiro immediato, ma dopo qualche tentativo di riavvio tramite il computer di bordo la sua vettura riparte regolarmente. Al momento della risoluzione del problema però Hamilton è 18°, staccato di un’eternità dalla posizione minima che gli consentirebbe di vincere comunque il mondiale. Così però non accade, e nonostante la straordinaria rimonta è Kimi Raikkonen a vincere il suo primo ed unico mondiale della sua carriera, al primo anno in Ferrari. Il 2007 rappresenta anche l’ultima stagione in cui un pilota Ferrari è riuscito a vincere un titolo iridato con la rossa di Maranello.

    2008 e 2012, la doppia beffa

    Dopo l’incredibile successo del 2007, l’anno seguente si rinnova la battaglia tra la McLaren di Hamilton e la Ferrari. Tra i due piloti del cavallino emerge con più determinazione Felipe Massa, che riesce ad esser più competitivo del compagno campione del mondo in carica. Così come fu per il 2007, il campionato 2008 si decide ancora una volta ad Interlagos. Hamilton è nuovamente favorito, ma il brasiliano parte in pole position e conduce in testa per tutta la gara. A pochi giri dalla fine accade il primo colpo di scena. Sul tracciato inizia a cadere una lieve pioggia, quanto basta per rendere instabili le monoposto. Massa non fa errori, ma dietro di lui Hamilton inizia a commettere qualche errore. L’inglese ne paga le conseguenze a tre giri dalla fine, sbagliando l’ingresso in curva e facendosi superare dall’allora promettente Sebastian Vettel. Il tedesco è quinto, mentre Hamilton sesto. All’inglese serve chiudere in quinta posizione per poter aggiudicarsi il suo primo titolo mondiale. Vettel lo tiene dietro con tutta la grinta fino alla bandiera a scacchi. Nel frattempo Massa vince la gara ed è campione del mondo anch’egli per la prima volta, proprio in Brasile, lì dove non era riuscito nemmeno Ayrton Senna. Dietro però accade l’incredibile. Proprio all’ultima curva, la Toyota di Timo Glock perde pesantemente posizioni, facendosi superare anche da Hamilton. In diretta tv quasi nessuno fa caso a quel sorpasso, visto che Glock sembrava più un doppiato che un pilota intento a difendere la quarta posizione. Il risultato è scioccante. Hamilton chiude infatti al quinto posto per il rotto della cuffia, proprio mentre tutti i brasiliani ed il box Ferrari dava per scontata la vittoria di Massa, che scoppia in lacrime nel paddock. Anche senza il lieto fine, per tantissimi tifosi della Ferrari Felipe Massa resta il vero campione del mondo di quell’anno amaro.

    La seconda beffa arriva nel 2012

    . Sulla vettura di Maranello c’è stavolta Fernando Alonso, mentre il rivale da battere è la Red Bull di Sebastian Vettel. Il tedesco parte anche in questo caso con un vantaggio in classifica sullo spagnolo, ma proprio alla partenza sembra concretizzarsi l’ennesimo colpo di scena. Vettel infatti, dopo un via non perfetto, è protagonista di un contatto nel quale perde parecchie posizioni. Il sogno di vincere il terzo titolo consecutivo sembra svanito, ma il pilota della Red Bull, senza subire particolari danni, è artefice di una rimonta sensazionale che lo porta fino al 6° posto finale. Alonso invece, secondo al traguardo, sale sul podio, ma la matematica premia Vettel. Sebastian infatti si aggiudica il mondiale con solo 3 punti di vantaggio su Alonso, che sfiora il successo con la Ferrari dopo la batosta del 2010 ad Abu Dhabi.

    L’anno scorso invece, con il Gran Premio del Brasile anticipato come penultima gara del calendario, è stato Nico Rosberg a trionfare proprio davanti al compagno di squadra Lewis Hamilton, che poi vincerà il titolo. Al terzo posto invece sale l’uomo che più di tutti avrebbe meritato la realizzazione di un sogno che più dolce non si poteva immaginare: Felipe Massa.

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    Alessandro Prada | Appassionato da una vita di sport e di F1 in particolare. Cresciuto tra le vittorie di Schumacher e la leggenda di Senna con la Ferrari sempre nel cuore.

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