
E’ l’unico gran premio del calendario intitolato ad una città e non ad una nazione. E’ solo uno dei tanti dettagli che rendono il Gran Premio di Abu Dhabi un appuntamento unico e particolare dell’intero campionato di Formula 1.
Il circuito, che sorge sull’isola artificiale di Yas Marina, è presente nel calendario dal 2009, e quest’anno giungerà alla sua settima edizione. Situato a pochi passi da meravigliosi parchi a tema e hotel di lusso, il weekend di Abu Dhabi può essere paragonato, in termini di fascino, ad una “Montecarlo del Medio Oriente”. Quando si parla di Emirati Arabi Uniti nel contesto della Formula 1, sarebbe un errore definirlo semplicemente un evento glamour o extra lusso, perché su questo tracciato si è già scritta in più di un’occasione la storia di questo sport.
Il circuito, progettato e realizzato dall’architetto tedesco Hermann Tilke, viene ricordato infatti per alcune gare spettacolari, vissute con il cuore in gola dai tifosi e dagli appassionati in generale. Di seguito vi proponiamo alcune delle sei gare già trascorse che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito a scrivere pagine indelebili nel grande libro della Formula 1.
2009, il debutto al tramonto: dopo il timore di dover cancellare la gara dal calendario a causa di problemi nella costruzione dell’impianto (famoso anche per la particolare uscita dalla corsia box sotterranea), il Gran Premio di Abu Dhabi si disputa per la prima volta nel 2009, fissandosi come ultimo appuntamento della stagione e diventando il secondo gran premio di Formula 1 corso in Medio Oriente dopo il Bahrein. Per favorire il telespettatori europei, l’evento viene fissato alle ore 17.00. Così facendo, la gara inizia con la luce naturale, il sole tramonta durante la corsa, e si taglia il traguardo con l’illuminazione artificiale. In quell’anno la corsa vede già il proprio campione del mondo aritmetico in pista, con Jenson Button al volante della controversa rivelazione Brawn GP. L’inglese giungerà poi terzo, lasciano il gradino più alto del podio a Sebastian Vettel, primo con la sua Red Bull davanti al compagno di squadra Mark Webber. Tralasciando i piloti sul podio, la gara vede una spettacolare prestazione del giapponese Kamui Kobayashi, che a pochi giorni dal suo debutto con la Toyota piazza una serie di sorpassi mozzafiato aggiudicandosi il sesto posto ed i primi punti della sua carriera. Il gran premio, essendo l’ultimo del mondiale, diventa anche l’ultimo in cui si sono visti rifornimenti di carburante ai pit stop.
2010, Vettel campione: Dopo una stagione combattuta, Abu Dhabi diventa la gara decisiva per l’assegnazione del titolo mondiale piloti. A contenderselo ci sono ben quattro piloti: la Ferrari di Fernando Alonso, le Red Bull di Webber e Vettel, e la più sfavorita McLaren di Hamilton. Alla vigilia è lo spagnolo di Maranello ad essere indicato come il più papabile per la conquista del mondiale, ma in qualifica si classifica terzo, con la pole che diventa un discorso solo per Vettel. In gara il tedesco della Red Bull impone un ritmo elevato, ed anche il lavoro dei meccanici ai box gli consentono di mantenere la testa della corsa, mentre Webber rischia di dover salutare tutti anzitempo per un rischioso contatto con le barriere senza conseguenze. Dal canto suo Alonso, nonostante la strategia box corretta, viene ostacolato da un outsider inaspettato. E’ il russo della Renault Vitaly Petrov, che riesce a difendersi da tutti gli attacchi dello spagnolo fino al termine del corsa, che vede Alonso soltanto settimo. Vettel, che vincerà poi la corsa, si laurea per la prima volta in carriera campione del mondo. Con il successo ottenuto diventa il campione più giovane della storia, a soli 23 anni, 4 mesi ed 11 giorni, ed entrando per la prima volta nell’albo d’oro dei campioni balzando in testa alla classifica soltanto all’ultima gara. La delusione per Alonso, secondo in classifica a 4 punti di distanza, si nota sul suo volto a fine gara, quando esplode la polemica nei confronti di Petrov, reo di averlo ostacolato eccessivamente nella sua corsa al titolo. Il russo dividerà poi l’opinione pubblica tra chi lo critica e che invece lo difende, affermando di aver semplicemente fatto la sua gara. Sarà proprio quest’ultima versione a convincere la FIA, che infatti non apre nemmeno uno spiraglio d’inchiesta sull’accaduto.
2012, il ritorno di Kimi: La stagione 2012, vinta ancora una volta da Vettel, passa anche alla storia per due grandi ritorni. La Lotus-Renault infatti, sull’onda del leggendario Team Lotus di Colin Chapman, fa il suo ritorno ufficiale in Formula 1 dopo una lunga assenza che durava dal 1995. La grande novità è anche rappresentata dai suoi due piloti, ovvero Romain Grosjean e soprattutto Kimi Raikkonen, che fa il suo ritorno nella massima serie automobilistica dopo due anni di esperienza nel campionato mondiale di rally WRC. La Lotus, nell’anno del suo rientro, non sfigura affatto con gli altri team rivali, tanto che nell’ultima gara di Abu Dhabi arriva addirittura il successo. E’ proprio il finlandese a vincere la corsa, regalando il primo successo per la scuderia anglo-francese e l’ottantesimo per il team denominato Lotus. L’ultima vittoria risaliva infatti al 1987, quando Ayrton Senna vinse il GP degli Stati Uniti. Raikkonen, che torna così alla vittoria anch’egli, riuscirà a riportare la Lotus sul gradino più alto del podio nel primo appuntamento della stagione 2013 in Australia. Le due vittorie conquistate dal finlandese sono tra l’altro le uniche due conquistate dalla Lotus da quando è ritornata nel circus.
2014, Hamilton trionfa con i punti doppi: nel 2013 Sebastian Vettel vince e trionfa ad Abu Dhabi, eguagliando il record di sette vittorie consecutive di Michael Schumacher e del nostro Alberto Ascari. L’anno successivo, con la Formula 1 che entra nell’era dell’ibrido, la Red Bull perde la sua competitività degli anni precedenti, lasciando spazio allo strapotere delle Mercedes. Tra i drastici cambiamenti del regolamento tecnico e sportivo, c’è anche una controversa decisione che rimarrà poi un fatto unico nella storia della Formula 1. Per l’ultima gara della stagione, che si svolge ad Abu Dhabi, il punteggio ottenuto da un pilota verrà raddoppiato per consentire di rendere più interessante l’atto conclusivo del campionato. Nonostante le feroci polemiche e le svariate richieste di abolire questa norma, la FIA prosegue dritta sulla strada, abolendo il regolamento solo a partire dall’anno successivo. Con questo sistema Lewis Hamilton, che in condizioni di normalità sarebbe già campione del mondo, potrebbe clamorosamente perdere il mondiale a favore del compagno di squadra Nico Rosberg, secondo in classifica ed unico vero rivale della stagione. Gli incubi del pilota inglese però, fortunatamente per lui, non si concretizzano. Rosberg chiuderà addirittura in 14° posizione, mentre Lewis taglierà tranquillamente per il primo il traguardo, diventando campione del mondo per la seconda volta in carriera dopo il 2008, per la prima volta al volante della Mercedes. Nel giro di rientro, Hamilton riceve anche le speciali congratulazioni via radio dal Principe Harry: “Sei una leggenda. Grazie per non aver deluso il pubblico britannico”.
Nell’albo d’oro del Gran Premio di Abu Dhabi è Sebastian Vettel il pilota con il maggior numero di vittorie, con il suo nome che compare per ben tre volte. Dietro di lui c’è Lewis Hamilton, che in caso di vittoria domenica lo eguaglierebbe in questa speciale classifica. Al terzo posto c’è Raikkonen, che con un’ipotetica vittoria andrebbe ad eguagliare a sua volta proprio Hamilton. Il fatto curioso è che la Ferrari qui non è mai riuscita a vincere. Chissà se Vettel avrà voglia di aggiudicarsi il GP per la quarta volta in carriera proprio con la scuderia di Maranello.