
La stagione 2015 della McLaren-Honda è stata molto travagliata, sopratutto a causa delle scarse prestazioni della Power Unit giapponese. Fin dai primi giorni di test i feedback degli ingegneri davano risultati al quanto sconfortanti, permettendo ai piloti di effettuare pochissimi giri. Una delle ragioni per cui le performance del motore non erano sufficienti per permettergli di lottare durante il campionato, è il compressore, come è stato rivelato dallo stesso dallo stesso responsabile del progetto Honda in F1, Yasuhisa Arai.
“L’efficienza del compressore è il primo obiettivo” – ha affermato il Giapponese -. “Al momento è inefficiente, quindi è necessario svilupparlo velocemente per compensare questo problema. Ritengo che possiamo ottenere la giusta efficienza, mantenendo i giri motore più bassi”. Quindi in Honda ci si aspettano dei grossi cambiamenti, perché si tratta di rivedere una parte fondamentale di questa Power Unit, un po’ come successe alla Ferrari alla fine della scorsa stagione: gli ingegneri del team di Maranello, per avere un’unità più potente per il 2015, dovettero modificare alcuni componenti essenziali della stessa, cosa che ha permesso di avere un motore abbastanza potente per riuscire a battere i piloti Mercedes in alcune gare. Rivedere il compressore, però, vuol dire modificare alcuni aspetti importanti ed andare incontro a nuove sfide, come ha spiegato Arai: “C’è bisogno di aumentarne le dimensioni ma, al contempo, contenere i consumi”. Già durante questa stagione la McLaren ha incontrato parecchi problemi di consumo carburante, in particolar modo in Canada: per riuscire ad essere competitivi dovranno anche riuscire ad ottimizzare questo aspetto.
Il gap per riuscire a battere i primi rimane tutt’ora, però, elevato: due secondi e mezzo secondo Fernando Alonso. Un pensiero condiviso dal capo giapponese che vuole comunque sottolineare come un recupero sia possibile: “Pensiamo che la percezione di Fernando riguardo al gap dai top team sia corretta. Lui sta cercando di incoraggiare tutta la squadra e l’intero progetto. Dobbiamo colmare il divario. Una vettura due secondi e mezzo più veloce di noi esiste già. Quindi, in questo senso, non è un miracolo riuscire a diminuire il gap. Si può fare con la tecnologia attuale”.