
Quante volte è capitato di vedere un imprenditore di successo che lascia il proprio ufficio per dedicarsi alle corse? I casi si possono contare sulle dita di una mano, ancor meno quando queste persone riescono a vincere gare importanti. L’esempio più entusiasmante e più recente, ad ogni modo, è un Made in Italy garantito. L’imprenditore-pilota in questione è Paolo Barilla. Il cognome dice tutto, e la sua figura all’interno dell’azienda di famiglia è di tutto rilievo. Egli infatti è l’attuale vicepresidente della Barilla, azienda alimentare con sede a Parma (con filiali in tutto il mondo) e fondata nel 1877 da Pietro Barilla.
fonte: Paolo Barilla, pilota e imprenditore di successo. L’intervista
Paolo, nato nel 1961, rientra nella quarta generazione di una delle famiglie industriali più note nel globo. Il suo nome però è anche conosciuto nel mondo dell’automobilismo sportivo, particolarmente in Formula 1, nella Parigi-Dakar e soprattutto nella 24 Ore di Le Mans. Proprio in quest’ultima competizione, Barilla ottenne una storica vittoria nel 1985 al volante di una Porsche 956 con il team tedesco Joest Racing. I successi ottenuti nella gloriosa gara di resistenza francese non si ripeteranno in Formula 1, dove partecipò solo a due stagioni con la Minardi senza lasciare il segno.
In questi ultimi giorni, lo stesso team di Faenza ha riportato sul proprio sito ufficiale (minardi.it) un’intervista a Barilla, ripercorrendo le avventure del pilota in Formula 2 e nel grande circus, senza escludere un commento sulla Formula 1 attuale.
#UnforgettableF1 dedica questa settimana uno speciale a Paolo Barilla, uomo di successo in pista e fuori.
I primi chilometri: Figlio di Pietro Barilla (da non confondere con l’omonimo fondatore dell’azienda parmense), Paolo nasce nell’aprile del 1961 a Milano. Per vederlo sulle piste bisognerà attendere il 1975, anno in cui inizia la propria carriera da pilota come tantissimi altri colleghi: con i kart. Dopo una stagione di apprendimento, nel 1976 brucia immediatamente le tappe laureandosi campione italiano nella categoria 100 cc. Dopo le prestazioni convincenti con i kart, gli anni ’80 si aprono con la possibilità di correre su una monoposto ed in una categoria di prestigio come la Formula Abarth. Come dichiarato nell’intervista rilasciata al sito ufficiale della Minardi, Barilla racconta proprio la sua esperienza in quell’anno, trascorso tra alti e bassi:
“L’inizio è stato complicato perché ero di fatto autodidatta e non avevo nessuno al mio fianco. La prima parte di stagione è stata più che altro di apprendistato, poi però ho preso confidenza con la vettura, tanto da riuscire ad entrare nelle posizioni di vertice”.
Le performance espresse nella seconda metà del campionato sono talmente convincenti che Barilla, già nel 1981, è pronto per il grande salto nella Formula 3 italiana. Nelle prime quattro gare del calendario l’impatto è devastante. L’imprenditore con la tuta da pilota vince due gare, ma con il proseguo della stagione i risultati peggiorano a causa di qualche problema meccanico. Ad ogni modo Barilla chiude al terzo posto in classifica generale, e con la grande consapevolezza di aver ricevuto un’offerta davvero speciale: quella di Gian Carlo Minardi.
La Minardi, la Formula 2 e Le Mans: Nel corso del 1981 infatti Barilla è in realtà impegnato su due fronti. Oltre alla Formula 3, disputa anche due gare in Formula 2 al volante della Minardi. Il pilota ricorda così quei momenti:
“Quando Gian Carlo Minardi mi contattò per correre con lui stavo ancora correndo in Formula 3. Guidai a Donington e a Pergusa, lottando in entrambi i casi nel gruppo di metà classifica. Per essere un esordiente non andò male, ma devo ammettere che in quegli anni ero piuttosto sprovveduto. Correvo per il semplice gusto di farlo, attratto dalla maggior potenza delle vetture di Formula 2 pur senza avere un progetto di base”.
La mini esperienza con il team di Faenza si rivela però molto positiva, tanto che Barilla viene confermato come pilota ufficiale anche per la stagione 1983. Difende i colori della Minardi fino al 1988, ma in questo periodo di tempo sono altre le competizioni che mettono in luce il talento del pilota.
La carriera di Barilla infatti si rivolge a più impegni automobilistici. Oltre alla Formula 2, nel 1985 raggiunge il punto più alto della sua vita da pilota. Contattato dal team tedesco Joest Racing, Barilla accetta di correre la 24 Ore di Le Mans insieme a Klaus Ludwig e John Winter, entrambi di nazionalità tedesca. Il trio, al volante della Porsche 956, vince la gara di durata più famosa del mondo, facendo tornare un pilota italiano sul gradino più alto del podio dopo Nino Vaccarella, capace di portarsi a casa la vittoria nel 1964. Nove anni dopo il sigillo di Barilla sarà Mauro Baldi, nel 1994, a ripetere una simile impresa.
“Nelle gare endurance sono sempre andato bene – racconta Barilla a Minardi.it – e forse anche grazie al mio carattere. Non tendo a prevaricare gli altri, e con i miei compagni di squadra ho sempre cercato un rapporto di collaborazione per poter raggiungere il miglior obiettivo insieme. L’ambiente che si respira a Le Mans è molto diverso rispetto a quello di altre competizioni”.
Galvanizzato dal primo posto sul circuito francese, nel 1987 si apre la porta del Sol Levante. Barilla infatti, convinto dal collega e amico Pierluigi Martini, sbarca in Giappone, dove lo attende il campionato di Formula 3000. Nonostante le buone promesse, la stagione si rivela piuttosto fallimentare per la coppia di piloti italiani:
“Fin dall’inizio -ricorda Barilla- la macchina non era proprio all’altezza delle nostre aspettative, e non capivamo il motivo. Nel corso della campionato però, scoprimmo casualmente di un errore di fabbricazione molto strano e raro: mancava una parte della centina del serbatoio nel telaio. Una volta riparato il problema fummo in grado di tornare subito competitivi, ma altri guai tecnici ci impedirono di ottenere risultati di rilievo”.
E finalmente Formula 1: Nel cuore di ogni pilota c’è sempre la speranza ed il sogno di poter diventare un giorno pilota di Formula 1. Vale anche per Barilla, che sul finire del 1989 realizza questo desiderio. Alla vigilia del Gran Premio del Giappone a Suzuka, il pilota ufficiale della Minardi, Pierluigi Martini, è costretto ad alzare bandiera bianca. Per la tappa nipponica del mondiale, Martini rinuncia quindi a prender parte alla gara. Per Gian Carlo Minardi, costretto a trovare un sostituto, non ci sono dubbi sulla scelta, che cade proprio su Paolo Barilla. Il parmense passa quindi dalla Formula 2 al grande circus pur rimanendo all’interno dello stesso team: “Il mio sogno era la Formula 1, e infatti quando Minardi mi chiamò per rimpiazzare Martini accettai immediatamente. Va anche detto che si correva a Suzuka, e per me questo rappresentava un piccolo vantaggio perché era un tracciato che già conoscevo. Purtroppo però mi ritrovai in un abitacolo che era realizzato su misura per il fisico di Pierluigi, incompatibile con il mio. Non riuscivo a starci dentro. In qualifica riesco a fare solo un run per via dei dolori, mentre in gara mi si rompe la frizione e devo ritirarmi. Con il senno di poi è stato meglio così”.
Nel 1990 però il sogno di Barilla prosegue. Oltre a Martini, rientrato definitivamente dall’infortunio, la Minardi si affida ancora all’imprenditore in qualità di pilota ufficiale. La stagione però sarà ricca di delusioni e di difficoltà legate ad aspetti tecnici:
“Il campionato è iniziato in salita -afferma ancora Barilla- perché la macchina era stata realizzata ancora per le misure del mio compagno di squadra, ed io, con la mia statura, ero strettissimo nell’abitacolo. Nonostante tutto decido di proseguire, ottenendo anche dei risultati soddisfacenti. Il problema serio di quell’anno era però legato ai pneumatici Pirelli, i quali non potevano fornire a tutti i team lo stesso livello qualitativo delle gomme. Per esempio, ricordo che prediligevano in particolare la Tyrrell e Jean Alesi. Avevo collaborato con la Bridgestone per lo sviluppo delle gomme per la Formula 1, ed i test andarono molto bene. Purtroppo però la Pirelli non l’ha mai dichiarato apertamente – conclude – e la stagione si è chiusa in modo inglorioso”.
Sul finire del 1990 infatti, Paolo Barilla viene sostituto per le ultime due gare dal connazionale Gianni Morbidelli. Il Gran Premio di Spagna di quell’anno rappresenta l’ultima apparizione dell’imprenditore in Formula 1, dopo 15 gran premi disputati e 9 partenze. Nella sua carriera nella massima serie, Barilla non ha mai conquistato un punto iridato, ed ha ottenuto un 11° posto ad Imola (GP di San Marino) come miglior risultato nel 1990.
“L’esperienza in Formula è stata straordinaria. In quegli anni il mio obiettivo era arrivare lì, e se non ce l’avessi fatta mi sarebbe mancato qualcosa. Soltanto più tardi ho capito però che quell’ambiente non era adatto per me e per la mia personalità . Per restare in F1 devi essere molto determinato, pronto a tutto. Devi tenere la tensione alta all’interno del team facendo si che tutti ti ascoltino, un po’ come facevano Senna e Piquet. Quest’ultimo, in un’intervista, ha dichiarato di aver più volte attaccato Mansell per destabilizzarlo o deconcentrarlo. In tempi più recenti ho visto Vettel molto duro nei confronti di Webber, ed oggi vedo una determinazione simile in Max Verstappen. Ha l’aria di uno che sembra dire “toglietevi, sto arrivando”.
Terminata l’esperienza in Formula 1, Barilla è tornato in azienda per dedicarsi totalmente alla sua attività da imprenditore. 2002, 2004 e 2006 sono finora le sue ultime avventure automobilistiche, tutte e tre svolte nella Parigi-Dakar. Proprio nel 2002, insieme al co-pilota Matteo Marzotto (anch’egli imprenditore), ottiene un 8° finale, suo miglior risultato in questa competizione.