
La stagione 2016 di Formula 1 è iniziata sotto una buona stella. La gara australiana, in quel dell’Albert Park di Melbourne (cornice sempre affascinante), ha offerto ottimi spunti. Una serrata lotta al vertice tra Mercedes e Ferrari, Toro Rosso-Ferrari davvero superlative, una competizione, più in generale, godibile e accesa, dall’alta alla bassa classifica. Particolarmente azzeccata la nuova norma che prevede tre mescole ad ogni GP: una novità regolamentare che lascia ai team maggior libertà di scelta e favorisce strategie differenziate e, pertanto, meno standardizzate e forzosamente uniformate. Anche l’immediato dietrofront per quanto concerne il format delle qualifiche è da inserire nelle note positive post GP d’Australia.
Il sesto posto di Romain Grosjean e della debuttante Haas VF-16-Ferrari è, bando alle ciance, il risultato che caratterizza il GP australiano. Un piazzamento inatteso, clamoroso, non pronosticabile e pronosticato, che desta simpatia e ammirazione nel cuore degli appassionati parimenti alla vittoria di un Sassuolo ai danni di una Juventus. Un sesto posto che non solo galvanizza il sempre veloce pilota svizzero-francese, ma che consegna al team statunitense otto, preziosissimi punti. Fieno in cascina e morale per il prosieguo del campionato.
Un sesto posto maturato grazie ad una strategia accorta e intelligente (gomme Soft nuove sino al giro 18, quindi Medium sino a fine gara, giro 57) e ad una vettura (telaio realizzato dalla Dallara, “power unit” Ferrari e molte altre soluzioni mutuate dalla Casa di Maranello) sincera, semplice ma ben concepita, ben equilibrata, con notevoli margini di miglioramento e che, appunto, parla italiano per quanto riguarda realizzazione e motorizzazione. Grosjean, benché abbia fatto registrare il 17° tempo in gara (1:32.862, ad oltre 3 secondi e 8 decimi dal miglior giro di Ricciardo su Red Bull-Renault/TAG Heuer su gomme Super Soft), ha retto egregiamente il ritmo, tenendo a bada vetture ben più quotate (Force India, Williams, Toro Rosso). Sesto posto, ricordiamo, che sa di impresa: partito 19°, al 32° giro agguanta la sesta piazza, che manterrà sino alla bandiera a scacchi. Positiva anche la gara di Esteban Gutierrez: al momento dell’incidente con la McLaren di Alonso, il messicano occupa un onorevole 12° posto, a ridosso della fatidica zona punti.
Haas, 30 anni dopo, ma…
Nel 1985 fa il proprio debutto in Formula 1 una nuova scuderia: il Team Haas Ltd., facente capo a Carl Haas, tra i nomi più importanti e vincenti del motorismo a stelle e strisce. Alle radici di questa operazione vi sono diversi personaggi ed entità. Nel 1984, viene costituita la FORCE (Formula One Race Car Engineering): a capo del progetto, Teddy Meyer, Tyler Alexander, Eric Broadley (Lola). Carl Haas e lo sponsor Beatrice Foods completano il tutto. La monoposto è progettata da Neil Oatley e John Baldwin. Lo staff tecnico comprende anche Ross Brawn. La nuova vettura è realizzata nella altrettanto nuova sede di Colnbrook. Nasce quella che è passata alla storia sotto il nome di Lola THL1. A spingerla, il 4 cilindri in linea di 1500cc Hart 415T, sovralimentato mediante un singolo turbocompressore Holset. I risultati colti da Alan Jones sono deludenti: qualifiche deficitarie, nessuna gara conclusa. Leggenda vuole che Carl Haas, di fronte alla sua vettura, abbia pronunciato le seguenti parole: “if you were a horse, we’d have to shoot you!”. Alan Jones, dal canto suo, afferma che le gomme da qualifica duravano più del motore… Ad Adelaide, siamo ancora nel 1985, Jones risale dal 19° al 7° posto in 15 giri, ma è costretto al ritiro per problemi al motore.
Nel 1986, il Team Haas è ancora ai blocchi di partenza. Al Jacarepagua, a Jerez e a Imola, è ancora presente la THL1-Hart; il motore Hart rivisto e migliorato consente a Jones e Patrik Tambay di cogliere qualifiche decenti ed il primo piazzamento in gara, l’8° posto conquistato proprio dall’ex ferrarista a Jerez de la Frontera. Sempre ad Imola, debutta la aggiornata Lola THL2 (affidata al solo Alan Jones), spinta dall’inedito V6 Cosworth GBA Turbo, il primo ed unico Cosworth turbocompresso attivo in Formula 1 (nel 1986 sono ammessi solo motori Turbo di 1500cc, consumo massimo in gara pari a 195 litri). Nel corso del 1986, la THL2-Cosworth palesa miglioramenti; il motore, infatti, si rivela ottimo, tanto che nel 1987 consentirà alla Benetton B187 di cogliere risultati importanti. Dopo gare travagliate, finalmente il Team Haas e la Lola THL2-Cosworth conquistano i primi punti iridati: Jones e Tambay giungono rispettivamente al 4° e 5° posto all’Österreichring, l’ex campione del mondo 1980 è ancora a punti a Monza, 6°. La Lola-Cosworth totalizza 6 punti, che valgono l’8° e terzultimo posto nel Campionato Costruttori (peggio fanno Brabham e Arrows, entrambe motorizzate BMW). Con il GP d’Australia 1986, sul circuito cittadino di Adelaide, si archivia l’avventura del Team Haas in Formula 1. Varie le versioni del ritiro: mancanza di sponsor, l’entrata in gioco di Bernie Ecclestone. Carl Haas, invero, imputa alla Ford il mancato impegno del team nel 1987, con conseguente vendita di tutte le strutture della scuderia stessa.
Due team, due Haas, due storie diverse. Ieri un team anglo-americano, oggi un team italo-anglo-americano, le cui sedi operative si dividono tra Kannapolis (North Carolina), Parma e Banbury (Oxfordshire, Inghilterra). Senza dimenticare la città di provenienza dei motori: Maranello. Ieri era la volta del Team Haas Ltd, oggi il palcoscenico è per l’Haas F1 Team. Da Carl Haas (classe 1930) a Gene Haas (classe 1952). Personaggi, invero, accomunati da pochi tratti. Il cognome, la Patria natia, una esperienza in Formula 1, già scritta e ancora da scrivere. Ieri Neil Oatley, John Baldwin e Ross Brawn a progettare le appariscenti, belle THL1 e THL2, oggi Rob Taylor e Ben Agathangelou a dirigere lo sviluppo tecnico della promettente VF-16. Günther Steiner (italiano di Merano), infine, nel ruolo di Team Principal.
Carl e Gene Haas. Separati da 30 anni di storia e competizioni, ma accomunati da una caratteristica: aver scritto, a modo loro, pagine di storia della Formula 1.
Scritto da: Paolo Pellegrini