
Il GP di Cina, terzo appuntamento del Mondiale di F1 2016, ha distillato emozioni. E nervosismo.
Ma iniziamo dal vincitore, Nico Rosberg. Il pilota tedesco e la sua fida Mercedes F1 W07-Mercedes PU106C sembrano, sinora, immuni da guai. Un’onda positiva che aleggia attorno al bravo, preciso e veloce Nico sin dal GP del Messico della passata stagione. Da quel GP del Messico, Rosberg è riuscito a vincere gli ultimi tre GP del 2015 (Messico, Brasile, Abu Dhabi) e i primi tre GP di questo 2016 (Australia, Bahrain, Cina). Inarrestabile.
Se da un lato Rosberg, dopo tre Gran Premi, può vantare un “percorso netto” di 75 punti, dall’altro Lewis Hamilton è alle prese con un inizio di stagione in salita. Il campione del mondo in carica è sì secondo in classifica generale (39 punti), ma distanziato di 36 lunghezze dal proprio compagno di scuderia. Pochi, dopo soli tre appuntamenti, ma, certamente, la ineccepibile supremazia di Rosberg costituisce ostacolo non semplice da superare e domare. In ogni caso, lo staff tecnico del Mercedes AMG Petronas F1 Team deve provvedere alla risoluzione di alcuni problemi. Troppe, sinora, le incertezze in partenza palesate dalla vettura curata da Paddy Lowe. Inoltre, la monoposto di Hamilton, in Cina, è incappata sia nella sostituzione del cambio (“reato” che lo avrebbe arretrato, in griglia, di 5 posizioni), sia in un problema all’ERS (Energy Recovery System) nel corso delle qualifiche. Da qui, il 22° e ultimo posto in griglia. L’incidente in partenza (ala anteriore rotta), il supporto verticale tra scocca e “tea tray” (il prolungamento avanzato della parte centrale del fondo) danneggiato proprio dall’ala anteriore, le indecisioni strategiche del muretto Mercedes circa gli pneumatici da adottare, la resa di fronte alla Ferrari di Raikkonen e alla Williams di Massa hanno fatto sì che Hamilton non sia riuscito ad andare oltre il 7° posto alla bandiera a scacchi. Per il campione britannico, è l’inizio di stagione più magro di punti da quando è in Mercedes (2013).
Il siparietto post-gara tra Sebastian Vettel e Daniil Kvyat apre il capitolo che titoleremo “inutili nervosismi”. Già, inutili. Tutto si consuma alla prima curva, appena dopo lo start. Raikkonen e Vettel giungono, alla staccata della prima curva, lunghi (specie il finlandese). Lo scaltro Kvyat, accortosi dello spazio lasciato internamente, coglie il proverbiale attimo e passa. Vettel, per evitare la Red Bull del pilota russo, scarta ancora all’esterno, colpendo la vettura dell’incolpevole Raikkonen. Di chi la colpa? Di nessuno. Kvyat ha sfilato le Ferrari con una manovra repentina ma pulita e lecita, Vettel e Raikkonen (già larghi) si urtano a seguito della più classica, tipica circostanza di gara: il mucchio selvaggio della famigerata “prima curva”. Mucchio in cui, è noto, il contatto fa parte del gioco e va messo in preventivo. Mucchio che, come noto, gode di vita propria: un tutti contro tutti tanto senza regole quanto senza colpe. Semplicemente, sono cose che capitano. A nulla serve cercare colpe inesistenti e creare polemiche altrettanto inesistenti a suon di “imbarazzati”…
Il bicchiere, in casa Ferrari, è ad ogni modo mezzo pieno. Anzi, ben più di mezzo pieno. Detto senza mezza termini: Rosberg era imbattibile. Vettel ha conquistato il massimo che poteva ottenere, ossia il 2° posto alle spalle della Mercedes del connazionale. Raikkonen, probabilmente, avrebbe ottenuto qualcosa di meglio del 5° posto (ma coi “se” e i “ma”…). In ogni caso, entrambe le auto di Maranello avrebbero dovuto fare (e hanno fatto) i conti con le pimpanti e veloci Red Bull RB12-Renault/TAG Heuer di Ricciardo e Kvyat. La rimonta delle Ferrari è stata brillante (a testimonianza della bontà della SF16-H) e ha caratterizzato l’intero arco di gara. Vettel ha offerto l’ennesima prova del proprio talento sfoggiando sorpassi e manovre sublimi, Raikkonen ha animato l’ultima parte di gara risalendo con grinta e determinazione dopo una prima metà ancora troppo opaca e timida.
Interessante la gara di Vettel, il quale era in grado di risalire la classifica per ben due volte a fronte di danni particolarmente evidenti all’ala anteriore della sua SF16-H (a danneggiarsi è stata sempre l’estremità sinistra dell’elemento aerodinamico in questione). Dapprima il contato con Raikkonen, quindi lo scontro con la Williams di Bottas. Nessun problema di usura gomme (paventato e ipotizzato, invece, dai tecnici telecronisti…), nessun problema aerodinamico e di carico riscontrato. Anzi, la vettura del tedesco ha palesato agilità e facilità di sorpasso: non a caso, in occasione dei pit stop, i meccanici Ferrari decidevano di non sostituire il musetto (con tanto di ala). Un episodio che dovrebbe far riflettere circa le reali utilità ed efficacia di determinati elementi aerodinamici, attorno ai quali i tecnici spendono fior di Euro…
Il bel GP di Cina vede, finalmente, tornare alla ribalta le Red Bull. Non solo quella del solito Ricciardo, sempre veloce e generoso, ma anche quella del sorprendente Kvyat. Anche in casa Red Bull, il bicchiere è mezzo pieno: Ricciardo, in testa alla corsa, doveva rientrare ai box a seguito della foratura dello pneumatico posteriore sinistro. Ne seguiva una bella rimonta che lo condurrà sino al 4° posto finale. Kvyat, dal canto suo, partito col 6° tempo, terminava la corsa sul gradino più basso del podio.
La Mercedes vince con Rosberg e domina la classifica Costruttori (114 punti), la Ferrari, dopo il fortuito e involontario patatrac iniziale, può gioire con Vettel 2° e Raikkonen 5°, la Red Bull è nuovamente e consapevolmente veloce e a podio. Tutto è bene quel che finisce bene. Lasciamo che i tre team di vertice si sfidino apertamente e che la lotta si sviluppi sui binari di queste prime tre gare, imprevedibile, accesa e sana. Le polemiche (sterili) lasciamole da parte.
Scritto da: Paolo Pellegrini