
Su, siamo sinceri, ammettiamolo: chi di noi avrebbe mai pronosticato, appena due anni fa, una McLaren-Honda così in difficoltà e in affanno? Probabilmente nessuno. Anzi, quelli che “ah, ah, ora Honda bastona tutti!” si raccoglievano a piene mani. I fasti degli Anni ’80 e ’90 (Turbo prima, aspirati poi), i titoli iridati inanellati da quelle magnifiche McLaren facevano presagire ad un rinnovato ciclo vincente. Eppure, i dati e i fatti parlano chiaro. Il Team di Woking continua ad attraversare un momento storico alquanto travagliato.
La McLaren Mp4/30-Honda RA615H del 2015 palesa evidenti, macroscopici limiti già nei primi test pre-campionato. La monoposto, benché oggetto di numerosi “step” ed interventi evolutivi (motore compreso) nel corso della stagione, non riesce mai a scalare le classifiche in modo convincente, afflitta da reiterate lacune in termini di affidabilità e da prestazioni assai carenti. La McLaren-Honda racimola appena 27 punti; alle sue spalle, solo la Marussia-Ferrari con nessun punto all’attivo. Jenson Button è 8° a Monaco, 9° in Ungheria e Russia, 6° negli Stati Uniti. L’inglese chiude al 16° posto in classifica (16 punti). Fernando Alonso, dal canto suo, è 10° in Gran Bretagna e 5° All’Hungaroring. Per lo spagnolo 11 punti e 17° posto nel campionato Piloti. Alle spalle dei due alfieri McLaren solo Ericsson (Sauber, 9 punti), Mehri, Rossi e Stevens (tutti fermi a zero). Insomma, un flop epocale.
In questo 2016, il team di Woking si affida alla Mp4/31, vettura che appare quale logica evoluzione della Mp4/30 del 2015. Il motore è il nuovo V6 Honda RA616H, propulsore che mantiene inalterata la soluzione del compressore e del motogeneratore MGU-H collocati all’interno del V di 90°. Parimenti al 2015, anche la monoposto del 2016 è curata da Neil Oatley, Tim Goss, Matt Morris, Peter Prodromou.
La nuova monoposto affidata ad Alonso e Button sta mostrando tangibili segni di miglioramento. Sul fronte affidabilità, si contano, in queste prime 10 gare disputate, cinque ritiri per problemi tecnici: Button in Bahrain e Canada, Alonso in Spagna, Baku (GP d’Europa) e Austria. Nel 2015, di questi tempi, se ne contano già nove. Se i due campioni del mondo oggi in forza alla McLaren, nel 2015, vedono la zona punti quasi come un miraggio, quest’anno possono ambire con più costanza alla cosiddetta “top ten”. Il primo punto iridato del 2016 è merito, però, di Stoffel Vandoorne, pilota belga che ha sostituito Alonso (infortunato in Australia) in occasione del GP del Bahrain: 10° alla bandiera a scacchi. Alonso è 6° in Russia, 5° a Monaco; Button è 10° in Russia, 9° a Barcellona e Monaco, 6° al GP d’Austria (sul tracciato dello Spielberg, l’inglese centra un bel 3° tempo in qualifica). 32 punti sinora totalizzati dalla McLaren-Honda: ricordiamo che in tutto il 2015 ne aveva raccolti appena 27.
Se da un lato i miglioramenti della vettura sono evidenti, dall’altro siamo alle prese ancora con una McLaren-Honda che naviga in alto mare. Alonso e Button, in queste prime 10 gare, hanno totalizzato rispettivamente 18 e 13 punti, andando ad occupare altrettanto rispettivamente la 14a e 15a piazza provvisoria della classifica Piloti. Alle loro spalle, solo le derelitte Renault RS.16 (altra grande malamente decaduta; Magnussen ha raccolto 6 punti), le Manor MRT05-Mercedes (Wehrlein è a quota 1 punto), le Sauber C35-Ferrari e la Haas VF-16-Ferrari di Gutierrez. Il bicchiere, pertanto, è ancora mezzo vuoto. La McLaren-Honda, come detto, ha sinora un bottino di 32 punti: la Haas è a 28, la Renault a 6, la Manor a 1, la Sauber a zero. La Toro Rosso è a quota 41, la Force India a 73, la Williams a 92. Poi arrivano i big, ancora inavvicinabili dalle vetture di Alonso e Button: Red Bull, Ferrari, Mercedes. Altro pianeta.
In questo clima si inserisce, a partire dal 1 marzo di quest’anno, il siluramento di Yasuhisa Arai dal ruolo di responsabile del progetto Formula 1. Gli succede Yusuke Hasegawa.
I problemi della McLaren sono molteplici. Il principale, dal 2015, sembra essere la pochezza della “power unit” Honda. Un V6 non all’altezza della concorrenza in termini di affidabilità e prestazioni (è la “power unit” meno potente, si attesterebbe a circa 840-850 CV complessivi, termico + ibrido), un sistema ibrido altrettanto deficitario. E molteplici, infatti, sono stati gli interventi tecnici della Honda, alla disperata ricerca di cavalli e affidabilità. Le enormi difficoltà incontrate dalla Honda debbono far pensare: da un lato, il flop nipponico testimonia quanto ancora sia gravoso e impegnativo (ed è un bene che sia così) progettare, sviluppare un odierno motore di Formula 1 anche per un colosso tecnico quale è Honda, dall’altro l’attuale Regolamento Tecnico impedisce ampi, risolutivi spazi di manovra e intervento attorno ai motori stessi, rallentando, se non vanificando, il possibile recupero ed un eventuale sostanziale miglioramento. In altri tempi, si sarebbe potuto provvedere alla realizzazione di un motore totalmente differente, oggi si possono solo sfruttare i famigerati “gettoni” e lavorare all’interno di una regolamentazione assai limitante e vincolante. Sovvertire i valori è diventato, dunque, sempre più difficile, sovente impossibile.
Le carenze della “power unit” nipponica , invero, non rappresentano le uniche preoccupazioni in casa McLaren. Anche la vettura, la Mp4/31, presenta alcuni punti deboli, tra cui, verosimilmente, una cronica mancanza di carico aerodinamico, nota tecnica che ripercuote i suoi effetti sul corretto funzionamento degli pneumatici.
Un campionato, dunque, in salita per la McLaren-Honda. Vedremo se e come McLaren e Honda reagiranno a questa situazione, in miglioramento ma ancora insufficiente. Certamente, lottare con la debuttante Haas e la Toro Rosso, nonché trovarsi già distaccata rispetto a Force India e Williams, non rientrava e non rientra nei piani di colossi quali McLaren e Honda, abituate a mirare a ben altri obiettivi. La Honda, peraltro, deve necessariamente cercare di porre rimedio a questa situazione: pena, bissare il flop già vissuto nel biennio 2007-2008 (V8 di 90° aspirati di 2400cc), anni estremamente negativi (nonostante il budget non indifferente…) che hanno sancito il ritiro della Casa nipponica dalla Formula 1.
Riscossa o flop?
Scritto da: Paolo Pellegrini