
Il prossimo 4 settembre si disputerà il LXXXVII Gran Premio d’Italia. Teatro dell’attesa corsa, ancora il mitico Autodromo Nazionale di Monza.
Esattamente 30 anni fa, di questi tempi, si entrava in clima “Gran Premio d’Italia”. Stagione di Formula 1 sportivamente e tecnicamente interessante e viva quella datata 1986; il Regolamento Tecnico contempla solo ed esclusivamente motori Turbo di 1500cc (consumo massimo pari a 195 litri). Il peso minimo delle monoposto è di 540 kg. Il motorismo italiano, tuttavia, vive un momento particolarmente difficile: la morte di Elio De Angelis in maggio, la scarsa e saltuaria competitività delle Ferrari di Michele Alboreto e Stefan Johansson, un Riccardo Patrese anch’egli in difficoltà al volante della avveniristica ma non competitiva Brabham BT55-BMW.
Il GP d’Austria, disputatosi il 17 agosto sul bel tracciato dell’Österreichring e che vede trionfare Alain Prost davanti alle due Ferrari F1/86, consegna una classifica Piloti particolarmente corta e serrata: Nigel Mansell (Williams FW11-Honda) guida a quota 55, seguono Prost (McLaren Mp4/2C-Porsche) a 53 punti, Ayrton Senna (Lotus 98T-Renault) a 48, Nelson Piquet (Williams FW11-Honda) a 47. Johansson è fermo a 14 punti, Alboreto a 12.
Il veloce circuito austriaco vede la neonata Benetton B186-BMW, progettata da Rory Byrne, svettare in qualifica: Teo Fabi e Gerhard Berger monopolizzano la prima fila: 1:23.549 alla incredibile media di 256 km/h per l’italiano, 1:23.743 alla media di 255,439 km/h per l’austriaco. Teo Fabi ci sa fare col “giro secco”. Nel 1985, al volante della Toleman TG185-Hart (progettata, appunto, da Rory Byrne e dalla quale deriva la già citata Benetton B186), il bravo pilota milanese conquista, in quel del Nürburgring, una strabiliante pole-position. In quell’occasione, rifila oltre 1 secondo a Ferrari, McLaren, Williams, Lotus e Brabham. Riusciranno, anche a Monza, le rognose ma veloci Benetton B186-BMW condotte dai sempre generosi e battaglieri Fabi e Berger a conquistare un’altra, attesa pole?
Il LVII Gran Premio d’Italia si disputa il 7 settembre 1986. Sono previsti 51 giri (circuito di 5,800 km), per un totale di 295,800 km. In qualifica, le Benetton B186, spinte dal 4 cilindri in linea BMW M12/13, non tradiscono le aspettative. Gli oltre 1000 CV del propulsore tedesco (la pressione di sovralimentazione è libera), le ottime doti telaistiche della vettura di Byrne e la professionalità di Fabi e Berger sono un mix vincente. Berger fa volare la sua monoposto a 351,22 km/h, Fabi lo segue a 349,85 km/h. Ma ai primi posti di questa particolare classifica, svettano solo monoposto motorizzate BMW (Benetton, Brabham, Arrows). Teo Fabi stacca una pole-position da record: 1:24.078, alla incredibile media di 248,341 km/h: è il nuovo record della pista. Al 2° posto, si piazza la McLaren di Prost (1:24.514), al 3° la Williams di Mansell (1:24.882). La Benetton di Berger chiude la seconda fila: suo il 4° tempo in 1:24.885. Nel 1976, fa il proprio debutto una nuova configurazione: da quell’ano, infatti, l’Autodromo Nazionale di Monza presenta la Variante della Roggia e la doppia Variante del Rettifilo; la lunghezza del circuito sale a 5,800 km. Negli anni successivi, e a parità di configurazione di tracciato (1976-1994), si scenderà sino all’1:21.114 alla media di 257,415 km/h della pole-position di Senna datata 1991.
In gara, tuttavia, le Benetton non riescono a pungere. Fabi, appena iniziato il giro di riscaldamento, lamenta problemi tecnici. Partirà in coda al gruppo. Stessa sorte tocca Prost, anch’egli costretto a rinunciare alla prima fila per problemi tecnici. Verrà in seguito squalificato per aver cambiato vettura (utilizzando il muletto) dopo il giro di riscaldamento. Mansell e Berger si ritrovano, così, in “prima fila”.
La corsa è viva e movimentata (senza artifici…) sin dal via, in vetta come nelle retrovie. Al comando si alternano Berger (in testa dal 1° al 6° giro e dal 25° al 26°), Mansell (dal 7° al 24° e dal 27° al 37°) e Piquet (dal 38° al 51°). È proprio il brasiliano della Williams ad effettuare un bel, deciso e decisivo sorpasso alla Curva Grande ai danni del compagno di scuderia inglese: sorpasso e vittoria che valgono a Piquet un cospicuo balzo in avanti in classifica: Mansell 61, Piquet 56, Prost 53, Senna 48. Mondiale al cardiopalmo quando mancano tre gare al termine.
La corsa delle Benetton, frattanto, è a due facce. Da un lato Berger, sempre ai vertici e in zona podio (verrà classificato in 5a posizione benché a secco di carburante), dall’altro Fabi, costretto ad una gara in salita e in continua rimonta (al 30° giro è in 7a posizione) sino al definitivo ritiro, avvenuto al 44° passaggio a seguito di una foratura. Al 35° giro, però, Fabi lascia ancora una volta il segno, facendo segnare il giro più veloce in gara: 1:28.099 alla media di 237 km/h. Seguono Piquet (1:28.173), quindi Berger (1:28.191). In generale, il GP d’Italia 1986 è una moria di auto: si contano ben 15 ritirati (di cui 11 per rotture meccaniche), 1 pilota squalificato, 11 piloti classificati.
Il campionato di Teo Fabi e Gerhard Berger prosegue positivamente. In Messico, l’austriaco firma la prima vittoria per la scuderia italo-inglese sorta sulle ceneri della Toleman, portando al successo la Benetton B186-BMW gommata Pirelli. Il pilota austriaco chiude il Mondiale Piloti al 7° posto (17 punti), Fabi, altrettanto veloce ma più sfortunato del compagno, naviga al 16° posto finale (2 punti, frutto del 5° posto di Jerez de la Frontera).
Teo Fabi rimane, a tutt’oggi, uno dei migliori piloti italiani di sempre. Vincente in Europa come negli USA (sfiora il titolo CART, al debutto, nel 1983, impreziosendo la già sensazionale stagione con una strepitosa pole-position alla Indianapolis 500), al volante di monoposto e vetture Prototipo (Campione Mondiale Piloti nel 1991 con Jaguar). Potenzialmente vincente anche in F1, mago del giro veloce, umile.
Monza 1986, che storia…
Scritto da: Paolo Pellegrini