La Ferrari F1 di Maurizio Arrivabene ha toccato il punto più basso della sua crisi nelle qualifiche del Gran Premio degli USA F1 2016 ad Austin. E’ una crisi di prestazioni e di risultati ma è anche una crisi di uomini, di metodo di lavoro sia in pista che fuori.
I punti si assegnano sempre la domenica. Le qualifiche però sono sempre state molto importanti per valutare le massime prestazioni delle monoposto in pista. Un giro secco, veloce, al limite, dove il pilota è chiamato a rendere al massimo e la monoposto è messa nelle condizioni ottimali per scaricare a terra tutto il potenziale di cui dispone!
In particolare il divario in qualifica dal pole man è un parametro molto significativo che permette di capire se un team ha migliorato rispetto a chi ha conquistato la prima posizione al via. E visto che quest’anno tutte le pole position, tranne una, sono state realizzate da una Mercedes, il confronto risulta anche più efficace.
Grazie al grafico qui sotto di @gianluca_medeot è possibile confrontare il divario tra il miglior tempo di Red Bull e Ferrari dal pilota che ha fatto segnare il miglior tempo in qualifica.

Le due linee di tendenza del grafico forniscono un messaggio inequivocabile: la Ferrari, tra alti e bassi, ha mantenuto il distacco dalla Mercedes intorno ad un valor medio di circa +0,9%; Red Bull invece ha decisamente migliorato il gap che la separava ad inizio stagione: da un distacco superiore all’1% si è arrivati, nelle ultime quattro gare, a circa +0,5%, rispetto al tempo della pole position.
Questo ha permesso al team austriaco di partire con più costanza nelle prime file dello schieramento e di sopravanzare poi in gara e nella classifica mondiale costruttori la Ferrari.

In particolare la qualifica di ieri della Scuderia di Maranello, con un distacco di 1″132 dal pole man, è lì a dimostrare come in Ferrari si sia completamente perso il bandolo dello sviluppo. Dopo la “cacciata” di James Allison e di altri tecnici, il Team Principal Maurizio Arrivabene aveva elogiato il lavoro della “nuova squadra” capitanata da Mattia Binotto. I risultati però, sia in qualifica che in gara, non sono certo migliori di quelli di inizio stagione!
A quattro gare dalla fine del mondiale F1 2016, con più di cinque decimi di secondo di distacco dalla Red Bull in qualifica e con 50 punti da recuperare sempre al team austriaco nella classifica costruttori, in Ferrari si è toccato il fondo di una crisi profonda.
E’ una crisi di prestazioni e di risultati ma è anche una crisi di uomini, di metodo di lavoro sia in pista che fuori. In Ferrari è tempo di smetterla con l’inutile ottimismo del venerdì quando poi gli altri sono oltre un secondo più veloci in pista in qualifica. E’ tempo di smetterla con l’inutile presunzione di chi non ha ancora capito che nel motorsport non esistono i miracoli ma solo il duro lavoro. E’ tempo di smetterla con fantomatici manager catapultati al muretto box di un team solo perchè hanno fatto bene altrove. Evidentemente non bastano anni e anni sugli spalti dello stadio della Formula 1 per poter fare bene come “allenatore”: forse prima occorre allenare i “pulcini”, crescere al pari dei piloti nelle categorie minori per poi avere quella sensibilità, quell’esperienza e quella capacità per guidare il team più prestigioso del Circus della Formula 1.
E se lunedì dovessero arrivare le dimissioni di Arrivabene, noi non ci stupiremo affatto. E voi?
