
Cara Ferrari, caro Vettel, caro Raikkonen, caro Arrivabene, caro Autosprint, caro it.Motorsport, … avete voluto le sanzioni demagogiche anti-Verstappen? Ecco. E ora beccatevi Vettel sanzionato e retrocesso!
Che disastro. Il GP del Messico non poteva concludersi nel modo peggiore. E dire che il weekend di gara messicano – impreziosito da una cornice di pubblico a dir poco fantastica – era stato interessante e avvincente. Un finale di gara palpitante, un duello a tre, tra Max Verstappen, Sebastian Vettel e Daniel Ricciardo, tirato e combattuto. Una sfida, purtroppo, guastata in modo irreparabile. Umna sfida che, ai giorni nostri, non s’ha da fare: la smania di trovare per forza i colpevoli vince sullo sport.
Le vicende, ormai, le conosciamo tutte: l’olandese della Red Bull penalizzato di 5 secondi e retrocesso per aver tagliato una chicane, Vettel penalizzato di 10 secondi e anch’egli retrocesso per aver ostacolato Ricciardo in frenata. Verstappen da 3° a 5° (infine 4° dopo la penalità comminata a Vettel), Vettel da 3° a 5° (sanzione presa tre ore dopo esser salito sul gradino più basso del podio). Come se non bastasse, Nico Hulkenberg si scaglia contro la FIA e i commissari per non aver penalizzato Hamilton (l’inglese della Mercedes è autore di un taglio di chicane immediatamente dopo la partenza) e ancora Vettel è nel mirino della Federazione per i reiterati insulti in mondovisione diretti a Charlie Whiting, inamovibile e “supremo” Direttore di Gara della F1.
Le vicende messicane, oltre ad aver diviso stampa e pubblico appassionato, stanno mettendo in cattiva luce il mondo della Formula 1 e la sua visione delle gare e dei duelli eccessivamente e inutilmente burocratica, vessatoria, sanzionatoria. Per chi scrive, le sanzioni inflitte a Verstappen e Vettel non stanno né in cielo né in Terra. Perché le stesse regole sportive non stanno né in cielo né in Terra. Entrambe sono un affronto al buonsenso e al sano agonismo. Ormai, in F1, non è più tollerato arrivare lunghi, effettuare una escursione sull’erba (che di certo non avvantaggia) e rientrare in pista nella medesima posizione precedente all’uscita di strada. Non sono più tollerate frenate al limite, non sono più tollerati il duello maschio e la difesa con le unghie e con i denti della propria posizione. I piloti (tutti) brontolano, frignano come bambini, i commissari intervengono, il più delle volte penalizzando in nome di un concetto di sicurezza e di un galateo che poco hanno a che fare con le corse. Regole su regole. Di questo passo, sarà concesso duellare solo in rettilineo, DRS aperto e a debita distanza (anch’essa rigorosamente stabilita dalla FIA, in millimetri, ovviamente).
In questo caos generale, emerge un fatto. Curioso, quasi comico, dal sapore di contrappasso di dantesca memoria. I piagnistei in funzione anti-Verstappen si sono ritorti contro la Ferrari. Ferrari che (dai piloti ai vertici della Scuderia stessa) suona la carica – assieme a tutti gli altri piloti e team, nonché forte di una stampa compiacente – contro l’olandese “pericoloso-e-protetto-dalla-FIA”. Vettel, infatti, è stato sanzionato a seguito della nuova norma introdotta all’indomani del GP del Giappone, corsa nella quale Verstappen aveva difeso la propria posizione ai danni di Hamilton, chiudendo legittimamente la porta anche in frenata. Una prassi normale da quando esistono le corse di auto e che non può, non deve essere ritenuta “pericolosa” e che mai, sino ad oggi, è stata, giustappunto, ritenuta tale. Questo nuovo balzello, dunque, impedisce ai piloti di scartare-chiudere la porta in staccata: in sostanza, i piloti sono stati privati della facoltà di difendersi. Debbono, pertanto, subire inermi l’attacco dell’avversario; al massimo, difendere la posizione in rettilineo (se questo è presente) proteggendo la porta una sola volta (ma se lo fa Verstappen, però, sono polemiche). Regole e regolette che si scontrano con la ormai perenne volontà di movimentare le gare con “sorpassi-e-duelli” in nome dello “spettacolo”. Applicando il metro di giudizio attuale, un duello quale fu Digione 1979, le mille malizie dei piloti dei tempi andati o i semplici incidenti di gara verrebbero prima passati alla moviola, infine sanzionati senza pietà.
Insomma, a penalità invocate seguono penalità servite. Tanto hanno detto e fatto contro il “nemico pubblico-bimbominkia” olandese che ora i frignanti vengono trafitti dalla stessa lama con la quale volevano mortalmente ferire lo scomodo pilota della Red Bull. Se Vettel è stato sanzionato (ingiustamente, è bene ricordarlo), beh, prendetevela con voi stessi, cari frignanti. Il danno è fatto. Forse era meglio tacere e prendere per buono il sempiterno detto “it’s racing”, volenti o nolenti.
Nemmeno l’Alighieri avrebbe osato tanto.
Scritto da: Paolo Pellegrini