
Il GP di città del Messico ha evidenziato con forza due dei principali punti deboli di questo campionato di Formula 1: le scarse limitazioni fuori pista e l’inefficienza dei commissari di gara, sempre diversi ad ogni Gran Premio.
LEWIS HAMILTON GRAZIATO
Il taglio nel prato in curva 1 di Lewis Hamilton al via è l’esempio perfetto per far chiarezza riguardo i punti citati in precedenza. É vero che alla prima curva di un Gran Premio i commissari giustamente sono sempre soliti chiudere mezzo occhio per lasciare spazio alla bagarre, ma in questo caso si parla semplicemente di qualcosa di diverso. Hamilton ha sbagliato la frenata, ha sbagliato la prima curva, ha tagliato nel prato ed è poi ritornato in pista, solo, indisturbato e leader del GP. Nemmeno un’indagine da parte dei commissari di gara a riguardo?
VERSTAPPEN, VETTEL E RICCIARDO INFIAMMANO IL FINALE
Per il resto la gara si è svolta senza episodi particolarmente eclatanti ma nelle ultime tre tornate è successo di tutto: Sebastian Vettel insidia per il podio un Max Verstappen che non ha più gomma, che non può tenere dietro il tedesco ed è infatti protagonista di un tanto lungo quanto disperato bloccaggio in curva 1 che ricorda la partenza di Hamilton. L’olandese rientra in pista ancora terzo e sotto investigazione per aver tratto vantaggio con la sua uscita nell’erba. In un primo team radio i vertici Red Bull ordinano a Verstappen di cedere la posizione al Ferrarista, come da regolamento, ma in un secondo team radio non reso pubblico in diretta dalla FOM, Chris Horner, team principal del team austriaco, suggerisce invece al proprio pilota di non cedere la posizione fino alla bandiera a scacchi, avvantaggiando così l’altro pilota Red Bull, Daniel Ricciardo, il quale nel frattempo aveva raggiunto il duo in battaglia.
Con il passo gara di quel momento infatti Vettel avrebbe tagliato il traguardo davanti all’australiano senza troppa fatica, ma il tempo perduto alle spalle di un Verstappen sporco e scorretto ha pesato come un macigno sulla gara magistralmente condotta fino a quel momento dal pilota del cavallino, partito settimo in griglia.
VETTEL TROPPO NERVOSO SI CONDANNA CON LE PROPRIE MANI
Non è tanto la mossa difensiva al limite su Ricciardo ad aver rovinato la gara del ferrarista quanto il team radio pubblico nel quale Vettel ha insultato esplicitamente Charlie Whiting e la commissione di gara in diretta mondiale. Perché anche se in seguito all’accaduto la FIA ha deciso in via eccezionale di graziare il tedesco da un’eventuale squalifica per comportamento irrispettoso, viene naturale pensare che quel team radio abbia di fatto influenzato il giudizio di una manovra difensiva dura ma al limite. Una manovra forzata dalle circostanze, compiuta da un pilota che ha concesso lo spazio all’avversario per attaccare e chiudere in pista la curva successiva, una manovra che è conseguenza di un atteggiamento anti-sportivo e di una scorrettezza compiuta in precedenza senza sanzioni immediate.
RED BULL OTTIENE IL MASSIMO, A FERRARI RESTA SOLO L’AMARO RICORDO DI UN PODIO FANTASMA
L’epilogo della storia è in seguito imbarazzante e poco professionale allo stesso tempo. A Max Verstappen sono stati inflitti 5 secondi di penalità per il gesto compiuto tale e quale a quello proposto da Lewis Hamilton non sanzionato al via ed il giovane pilota è stato dunque costretto ad abbandonare il podio prima della cerimonia di rito. Al suo posto è rimasta impressa nella mente di ogni spettatore l’immagine di Sebastian Vettel mentre rincorre il podio in una cornice romantica dipinta da migliaia di tifosi messicani in festa, spinto dal team dei suoi meccanici ed ingegneri capitanati da Maurizio Arrivabene. Infine, con le bottiglie di spumante ormai vuote ed abbandonate sui gradini del podio dopo la festa, è arrivato il verdetto finale: è Daniel Ricciardo a portarsi a casa il trofeo, con Sebastian Vettel relegato in quinta posizione, alle spalle di Verstappen a causa di una penalità esagerata di 10 secondi inflitta al ferrarista per guida pericolosa nei confronti di Ricciardo; il doppio della pena rispetto a quella assegnata all’olandese per il suo comportamento anti-sportivo.
Il GP del Messico è stato uno dei più belli e accesi della stagione ma soprattutto verrà ricordato perché è stato un’occasione sfumata, un peccato.
Non un peccato per Vettel, non un peccato per la Ferrari ed i suoi tifosi, ma un peccato per il cuore della Formula 1.
Scritto da: Rovida Mirko