
Il Gran Premio di Abu Dhabi è stato forse il palcoscenico di una delle prestazioni più belle della Ferrari in questo 2016. Con il terzo posto conquistato da Vettel grazie ad una strategia azzeccata, e con un sorpasso magistrale compiuto dal tedesco ai danni di Verstappen, la stagione della Ferrari si chiude con tanti sorrisi e con un ritrovato ottimismo per la stagione che verrà. Ma attenti, non fatevi ingannare dal buon umore generale dell’ultima gara. Quest’anno infatti, è stata proprio la Ferrari ad essere protagonista di una stagione decisamente al di sotto delle aspettative.
In effetti, fatta eccezione per qualche podio ottenuto, il 2016 di Maranello è stato privo di vittorie. Dopo il bel passo avanti compiuto nel 2015, con tre vittorie conquistate inaspettatamente al primo anno della nuova era in casa Ferrari (con Sergio Marchionne presidente e Maurizio Arrivabene come team principal), il campionato appena concluso si è invece trasformato in una clamorosa marcia indietro. La “rossa”, al posto di avanzare la propria marcia verso il successo, si è comportata come un gambero, camminando all’indietro ed allontanandosi non solo dalla Mercedes, ma anche dalla Red Bull. Camminare all’indietro significa anche tornare al 2014. Non avendo ottenuto alcun successo quest’anno, la Ferrari ha eguagliato il triste record del 2014, quando ottenne solo due podi sofferti senza mai vincere un Gp nel primo campionato dell’era delle power unit.
L’eccessivo ottimismo come chiave del fallimento?
E’ difficile stabilire quali siano i motivi di una stagione così pesante da digerire in termine di risultati. Con un 2015 che aveva riportato la Ferrari ai vertici (pur senza mai entrare seriamente in lotta per i titoli piloti e costruttori), la sensazione di tifosi e soprattutto addetti ai lavori era quella di aver finalmente ritrovato la strada giusta per tornare “grandi”. Ecco, forse è stata proprio questa sensazione, unita ad un sempre più crescente ottimismo, a rovinare l’umore del team di Maranello. Al termine di un 2014 così ricco di delusioni, che aveva fatto risorgere i fantasmi delle stagioni buie dei primi anni ’90, era scontato che l’ottimismo prendesse il sopravvento nel 2015, quando di colpo la Ferrari aveva ritrovato la gioia di una vittoria (anzi tre) con un nuovo pilota tedesco al volante (Vettel).
Quello stesso ottimismo si è ripresentato in modo più ingombrante nei test pre-stagionali del 2016 nella parole del presidente Marchionne. Tradito forse dalla voglia di far bene e di vincere sin da subito, il numero 1 della Ferrari non esitò a sbilanciarsi sul proprio pronostico, auspicando di vincere le prime due gare della stagione e di lottare con la Mercedes per la conquista del mondiale.
Se fossero pronunciate da un tifoso qualsiasi al bar, sarebbero parole dette col cuore, ma con un relativo peso. Ma se è lo stesso presidente a dirle, è il segnale che qualcosa sta realmente cambiando. In cuor suo Marchionne non avrebbe mai pensato che queste sue dichiarazioni, al posto di caricare l’ambiente, avrebbero generato soltanto un enorme pressione agonistica sui componenti della squadra.
Quel giorno di fatto la Ferrari è cambiata, ma in peggio.
Dal Gran Premio d’Australia a quello di ieri, il team di Maranello è entrato in una spirale negativa di risultati e di vicende personali. In merito a queste ultime, la più nota è quella che ha tristemente colpito il direttore tecnico James Allison, tormentato da un grave lutto per la perdita di sua moglie. Con una rescissione del contratto consensuale, lo stesso Allison ha abbandonato la Ferrari a metà stagione, lasciando il posto a Mattia Binotto alla vigilia del Gran Premio del Belgio.
Sotto l’aspetto umanamente più leggero dei risultati in pista, anche qui c’è poco stato poco da stare allegri. E’ pur vero che la Ferrari si è presentata sul podio in più di una circostanza, ma il primo gradino del podio è stato stregato per tutta la stagione, così come la pole position o prestazioni soddisfacenti in qualifica.
In questi 21 gran premi non è mancato nulla. Per preparare un piatto amaro da servire, c’è bisogno di una ricetta che includa parecchi aspetti negativi come i ritiri (su tutti quello di Vettel in Bahrein nel giro di ricognizione), le strategie incomprensibili dai box (le stesse che hanno tolto una o due concrete possibilità di vittoria), ed una Federazione Internazionale che ha spesso e volentieri penalizzato la Ferrari nelle vicende con Max Verstappen e più in generale con la Red Bull (vedi Belgio e Messico come casi più clamorosi).
Ingredienti che messi insieme forniscono un risultato deludente, il quale ha inevitabilmente portato a critiche, nervosismo e voci sul futuro dei piloti Ferrari. In questo senso è stato proprio Vettel ad essere al centro di continue voci di mercato a causa del suo nervosismo, dettato più da una voglia di tornare a vincere che da un rapporto non più saldo con il proprio team.
I piloti sono nati per andare veloce, e i campioni per vincere. Vettel è un campione, e proprio ieri lo ha dimostrato portando a termine uno dei sorpassi più belli della sua carriera. Il tedesco ha poi festeggiato sul podio con la propria squadra, portandosi la mano sul cuore dichiarando così amore per la Ferrari. Il sorriso che tutti volevano è arrivato troppo tardi, ma chissà se proprio questo buon umore non sarà il punto di partenza per il 2017.
L’anno prossimo il cambio del regolamento consentirà ai team di ripartire quasi da zero. Se la Ferrari dovesse azzeccare la macchina giusta, sarebbe più giusto seguire il motto di Arrivabene: “testa bassa e piedi per terra”.
Quello che era diventato un tormentone nel 2015, potrebbe davvero servire per rialzarsi nel 2017, senza quell’ottimismo esagerato che, forse, ha compromesso la serenità di un team.