
Il 29 dicembre 2013, tra le montagne svizzere, Michael Schumacher, mentre sciava con amici, ebbe un incidente.
Inizialmente non sembrava nulla di grave dal modo in cui venne diffusa la notizia, ma dopo qualche giorno le condizioni sembrarono più gravi del previsto.
Il tedesco 7 volte campione del mondo era in bilico tra la vita e la morte e doveva ringraziare il casco perché senza quest’ultimo non saremmo qui a parlarne.
I tifosi si riunirono sotto l’ospedale di Grenoble per far sentire il proprio sostegno al campionissimo tedesco e il mondo dello sport si fermò un attimo per dedicare un proprio pensiero al più grande di sempre.
Da quel momento in poi la famiglia Schumacher ha chiesto il silenzio stampa, le notizie ufficiali sono uscite di raro e molte di queste erano solo speculazioni di giornali in cerca dello scoop dell’anno.
Ogni bufala diffusa su internet o stampa veniva spesso immediatamente smentita da Sabine Kehm, la fedele manager di Michael e della famiglia Schumi.
Tutti sono sempre stati vicini alla famiglia del Kaiser e molti hanno rispettato le scelte fatte.
Ultimamente non si hanno più molte notizie sulla salute di Michael, ma i familiari hanno deciso di continuare a tenere viva l’immagine del 7 volte campione del mondo.
Dopo l’apertura di qualche settimana fa del museo interamente dedicato a Schumacher, in questi giorni è stato aperto un sito web in cui le persone possono entrare e ricordare l’immagine di Michael. Non è un iniziativa fondata per trarne del profitto, ma per ricordare il campione del mondo, per dare coraggio alle persone che vivono, come la famiglia Schumacher, una situazione difficile. KeepFightingMichael è l’hasthag che ha accompagnato il tedesco in questi anni, è stato il modo che hanno avuto i tifosi per far sentire la propria vicinanza ed è anche diventato un simbolo di coraggio, di speranza, di continuare a combattere nonostante la situazione possa sembrare insuperabile.
In fondo è quello che ha sempre fatto Michael, ha sempre combattuto e si è sempre rialzato nei momenti più difficili.
Prese una Ferrari che non vinceva da 21 anni e iniziò a farla sognare fin da quel lontano 1996. Quando ebbe quel terribile incidente nel 1999 non si arrese e tornò più forte di prima mostrando quando valeva. Nel 2000, dopo un inizio scoppiettante, ebbe un vero e proprio periodo nero con 3 ritiri in 5 gare e i restanti due Gran Premi arrivò dietro al rivale Mika Hakkinen che lo superò in classifica rischiando anche di chiudere il mondiale, ma Schumi non si arrese e dopo un pianto liberatorio a Monza divenne insuperabile vincendo il suo primo titolo mondiale al volante di una Ferrari. Da quel momento in poi divenne il Kaiser, superando ogni limite che era stato stabilito in passato.
Per 5 anni Michael stracciò gli avversari, così come fece con i record, diventando ispirazione per tutti, sia per la serietà, sia per il modo e sia per la passione con cui affrontava il proprio lavoro, andare più veloce di tutti!
Vorrei concludere l’articolo con un breve pensiero molto personale: “Non ho vissuto a pieno l’epoca Schumacher, avevo solo 3 anni quando iniziò a vincere e quindi i ricordi sono vaghi, ma sono cresciuto con questo mito. Tutte le domeniche sentivo i telecronisti urlare: “Michael Schumacher vince ancora!” e la prima cosa che feci quando iniziai a informarmi sulla Formula 1 fu quella di cercare video, notizie e racconti della carriera più bella di sempre. Sono cresciuto con la sua leggenda e con la sua filosofia di vita e con l’immagine di quanto il duro lavoro possa premiare”.
“Il 29 dicembre 2013 – aggiungo – ho temuto davvero di poter perdere il mio eroe d’infanzia e non passa un solo giorno in cui, come ogni tifoso, dedico un pensiero al mio idolo, a ciò che mi ha fatto amare la Formula 1 e che spero di rivedere un giorno, anche se non sarà più lo stesso, per me è e resterà sempre e solo il migliore, Michael Schumacher!“.
In più di un’occasione Schumi disse: “Ho sempre creduto che non ci si debba mai, mai arrendere e continuare a lottare anche quando c’è una piccola, piccolissima chance”, e sono certo che è quello che sta facendo adesso; sta continuando a combattere perché lui ci crede come ci crediamo tutti noi tifosi.
Continua a combattere Michael!