Non sono più un’adepta praticante del culto raikkoniano da quando, in preda agli entusiasmi giovanili e ai fumi di qualche sostanza alcolica, mi preferì quella tale miss Scandinavia che poi lo mollò per l’equitazione (con tutti i possibili doppi sensi del caso). Che siate correligionari o no anche voi, cari lettori, una cosa dobbiamo ammetterla: l’uscita di questo articolo sulle migliori dichiarazioni virgolettate rilasciate da Kimi Raikkonen nel corso della stagione 2016 ha dato nuovo valore all’espressione “pregno di significato”. Sì, nel senso che ognuno può vederci quel che vuole.
Tutti – giornalisti, opinionisti, perditempo, sedicenti scrittrici, twittatori di professione – all’apparire dei primi flash online, si sono accostati alla divulgazione di codesto pagano vangelo con la medesima trepidazione dei Greci sulla soglia del tempio di Delfi, poi, giusto il tempo di caricare qualche byte, leggere la rivelazione sul proprio schermo ed ecco che si sono attraversate tutte le fasi dell’assimilazione della notizia.
Ansia – Ommioddio chissà che dirà?
Sgomento – Non è possibile, non può essere vero! Non lo sto leggendo!
Ribellione – Ma come, cosa, perché? PERCHE’?
Arrampicata sugli specchi – Aha! Lo sapevo, ne ero certo! Mica come voi, ‘ndunditi!
Amore incondizionato – Kimi è il numero uno! Grandissimo!
Complottismo – Stolti! È un’accusa contro i poteri forti del Circus! Una mossa contro gli alonsisti! E la FIA che fa? Condividi se provi gli stessi sentimenti di Vettel verso Whiting durante il Mexico GP!
Nozionismo d’assalto – Ah, la storia della Formula Uno, questa sconosciuta! Non siete in grado di capire che si tratta di una citazione del celebre “Boh” Schumacheriano1? Come si dimenticano i fondamentali #tristezza #bwoahisthenewboh !
Rimpianto – Potevo essere la madre dei tuoi figli, poi tu hai aperto bocca …
Accettazione – … Però continuo a guardarti molto volentieri.
Vero è che colui che ha fatto della monoespressività la sua cifra stilistica è riuscito in un’impresa non da poco: dimostrare personalità senza bramare attenzioni e mantenere l’attenzione su di sé senza far null’altro che essere se stesso, dimostrando, altresì, che si può apertamente detestare tutto quel che fa parte della Formula Uno e che è altro dal guidare senza essere irrispettoso con chi, da con questo altro, si guadagna da vivere.
Ode, pertanto, a Kimi Raikkonen, uno dei pochi, veri personaggi di questo sterile motorsport sforna-fenomeni da simulatore, un campione del mondo che è riuscito a farsi amare anche per i suoi difetti e al di là dei risultati. E dei matrimoni.
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P.s.: come suggeriscono gli stimati amici di Andare a pesca con un’Audi R18, dovremmo tutti andare a comand… bwoah!
1 Quando il grande Schumacher macinava record con la Ferrari, una volta disse che non aveva imparato bene a parlare in italiano, però sapeva dire qualcosa. Al trepidante microfono che gli chiese “Cosa?”, lui rispose, trionfante, “Boh!”. Da allora ripeteva “boh” ogni volta che poteva, sghignazzando. Eh lo so, vi ho fatto piangere pure stavolta.