
Se solo avessimo pensato ad un’uscita di scena di Bernie Ecclestone dal mondo della Formula 1, probabilmente la nostra riflessione sarebbe rientrata nella categoria “utopia”. Fino a qualche anno fa era davvero impossibile immaginare il “bye bye” definitivo di Ecclestone da quello che era il suo mondo esclusivo, e invece il 2017 si è aperto con una clamorosa novità.
Dopo quarant’anni di gestione imperiale della Formula 1, anche il Re britannico di questo sport, giunto all’età di 86 anni, è stato spodestato a favore di altri monarchi, dall’aspetto più televisivo tipico dell’entertainment americano. La classe regina dell’automobilismo sportivo internazionale ha quindi dei nuovi padroni, Liberty Media per la precisione, ed un uomo rivoluzionario che scompare dietro al sipario da attore protagonista.
La Formula 1 è inevitabilmente cambiata nel nome di Ecclestone, al quale va dato il grande merito di aver potenziato lo spettacolo di questo sport a livelli globali, superando confini culturali e geografici di ogni genere.
E’ stata così grande la sua voglia di espandersi da attirarsi nuovi amici e molti nemici, specialmente negli ultimi anni di una carriera e di un’esperienza nel circus che sembrava intramontabile. Riconoscimenti quindi, ma anche tante, tantissime polemiche sul suo operato e sulle sue personali vicende legali, accentuate da uno show in pista lontano da quello immaginato e richiesto dai tifosi.
Adesso, al suo posto, arriveranno altri uomini, altri mercati ed altre strategie per rilanciare una Formula 1 mai così in crisi di consensi e di spettacolo. Il tutto avverrà con proprietari diversi non preparati direttamente da Ecclestone in persona, e quindi eredi di un regno ancora tutto da esplorare.
E’ curioso notare che le dimissioni di “Big Bernie” siano arrivate proprio in concomitanza con il 70° anniversario della Ferrari, squadra che ha rappresentato più di ogni altra la storia e la filosofia della Formula 1.
Una mente geniale inglese da una parte contro un colosso italiano dall’altra, nato dalla saggezza e dall’intuizione di un uomo come Enzo Ferrari.
Passato, presente e futuro. Tre periodi temporali che si riuniscono idealmente nel 2017, nell’anno che segna il ritiro Ecclestone dalla Formula 1 e l’anniversario del team più rappresentativo di sempre.
Ecclestone ed Enzo Ferrari
Il rapporto tra il grande capo della Formula 1 e la Ferrari è stato spesso e volentieri discontinuo. Ecclestone non ha mai nascosto una grande ammirazione per i personaggi più emblematici di Maranello, ma in altre circostanze non si è nemmeno limitato a sparare a zero sul team e sui suoi interessi.
Tutti noi abbiamo un modello o un esempio da seguire, e lo stesso vale anche per un uomo apparentemente freddo e privo di sentimenti come Bernie. Il boss della Formula 1, prima di diventare tale a tutti gli effetti, ha sempre avuto stima di due uomini, o meglio, di due colossi automobilistici: Colin Chapman, fondatore della Lotus, ed appunto Enzo Ferrari, personaggio leggendario rispettato e temuto in tutto l’ambiente.
In varie dichiarazioni, anche in quelle più recenti, Ecclestone non ha fatto mistero di questa considerazione personale sul “Drake”: “Enzo Ferrari è stato un mentore -ricorda Big Bernie in un’intervista al “The Age”- Era sempre pronto a sostenere ciò che volevo fare. Era una persona davvero molto speciale, così come Colin Chapman. Sono sicuro che non avrebbe mai apprezzato la Formula 1 odierna”.
La stima per Luca Cordero di Montezemolo
Ferrari si spense nell’agosto del 1988, in un periodo storico in cui Ecclestone continuava ad acquisire sempre più potere all’interno del circus. Successivamente, a partire dal 1991, la presidenza del Cavallino Rampante passò nelle mani di un manager cresciuto tra le mura amiche di Maranello con la benedizione dello stesso Ferrari: Luca Cordero di Montezemolo.
Dopo aver preso il comando dell’azienda in un’annata tra le più negative di sempre, Montezemolo diventerà il leader di una squadra che diventerà quasi imbattibile nella prima metà degli anni 2000.
Con Michael Schumacher alla guida, e con Jean Todt e Ross Brawn dai box (senza dimenticare tutti i tecnici ed ingegneri di altissimo livello che pullulavano a Maranello in quegli anni), la Ferrari diventa la protagonista principale della Formula 1. Il grande ritorno della Rossa sorprende anche lo stesso Ecclestone, il quale accenderà spesso polemiche con lo stesso Montezemolo con numerosi botta e risposta.
Dopo l’era d’oro targata Ferrari, la stessa scuderia entra in una crisi di risultati. Dopo l’ultimo sigillo di Raikkonen nel 2007, ed il mondiale costruttori del 2008, a Maranello non arrivano più vittorie iridate. Nemmeno l’ingaggio di un campione come Fernando Alonso riesce ad invertire la tendenza negativa (anche se sfiora il mondiale piloti 2010 e 2012), e a farne le spese è proprio Montezemolo.
Nel 2014, in seguito ad una stagione tra le più disastrose della storia ferrarista, il presidente prende la difficile decisione di dimettersi dal suo incarico, consegnando così il testimone nelle mani di Sergio Marchionne.
L’uscita di scena di Montezemolo tocca tutti, compreso lo stesso Bernie Ecclestone, che in una dichiarazione ammesse questo pensiero: “Sono scioccato dalle sue dimissioni -spiegò Bernie nel 2014 con sincera amarezza- un po’ come quando è morto Enzo Ferrari. Conosco Luca dal 1973 ed è normale che mi faccia molto dispiacere. E’ un peccato che sia andato e mi mancherà senz’altro. In tutti questi anni è riuscito ad incarnare lo spirito del Cavallino, quando lo incontri vedi in lui la Ferrari. Sarà strano non vederlo più in quella posizione”.
Le ultime polemiche
Si può dire che Ecclestone abbia rispettato più gli uomini singoli (Ferrari e Montezemolo) piuttosto che l’azienda. Per nulla timoroso di dire ciò che pensava (e per certi versi anche insensibile di fronte alla possibilità di rinunciare a tracciati storici come Monza ed Hockenheim in nome del Dio Denaro), il boss della Formula 1 si è spesso lasciato andare a frasi poco carine non solo nei confronti della Ferrari, ma addirittura degli italiani.
L’anno scorso infatti, con una dichiarazione che avevamo riportato anche tra le pagine del nostro blog, Ecclestone non era stato affatto carino nei confronti della gestione della squadra, ammettendo quanto segue: “Mi auguro che la Ferrari torni presto a vincere -ammise nel 2016, stagione poco gradevole per la rossa dal punto di vista di risultati- ma il loro problema è che attualmente c’è una gestione della squadra completamente italiana. Anche prima dell’arrivo di Jean Todt c’erano solo italiani, ed ora siamo tornati indietro a quegli anni. La squadra, oggi, è gestita come in quelle stagioni”.
Un attacco ed una critica frontale ai vertici di Maranello, che non avrà fatto piacere non solo alla dirigenza ma anche allo stesso team principal Maurizio Arrivabene. Per non parlare dell’accusa mossa dal telecronista della RAI Gianfranco Mazzoni in occasione del Gran Premio d’Ungheria 2015. In quella gara, che vide lo strepitoso successo di Sebastian Vettel, Mazzoni si accorse che le telecamere della regia internazionale non inquadravano le Ferrari. Il telecronista non nascose il suo disappunto in diretta, definendo il fatto “vergognoso” ed invitando a scrivere una lettera di proteste direttamente alla FOM.
Le polemiche tra la Ferrari e Bernie Ecclestone quindi sono state numerose in passato, alcune più leggere ed altre più pesanti. Mischiando le accuse ai riconoscimenti, Catullo avrebbe definito il rapporto tra questi due entità “odi et amo”.
Adesso che la Ferrari si appresta a festeggiare i suoi 70 anni, Ecclestone si allontana invece dalla sua creatura, da quella Formula 1 che è stata per lui un ricchissimo giocattolo fatto di contratti, accordi ed interessi nei confronti dei team.
Ora che la Formula 1 si appresta ad una nuova gestione, inevitabilmente anche la stessa Ferrari dovrà stabilire un rapporto diverso con i nuovi proprietari. Chissà se anche in questo caso nascerà un amore “odi et amo”, ma in ogni caso resta l’uscita di scena di uomo rispettato e per certi aspetti odiato dall’opinione pubblica, il quale ha comunque rivoluzionato la Formula 1 grazie alla sua determinazione.