
Il campione spagnolo della McLaren racconta i motivi che lo spingono ancora al limite
Passione, emozione e sensazioni. Gli ingredienti che Fernando Alonso, il due volte iridato asturiano ex team mate della Ferrari, indica come carburante per correre in F1, e per farlo ancora nonostante quel primo gradino gli manchi dal GP di Spagna 2013 a Barcellona, vestito di rosso, come ricorderanno molti tifosi.
Poi il passaggio in McLaren e la sfida, forse prima con se stesso oltre che con gli altri, di affrontare un’avventura con un team blasonato ma fresco di una nuova partnership motoristica, quella con la rientrante Honda, che ha richiesto dosi massicce di pazienza e fiducia.
“Gareggio in F1 perché queste vetture mi fanno percepire delle sensazioni che non provo altrove. Una cosa unica” ha dichiarato Fernando in occasione di un’intervista rilasciata sul sito ufficiale del team inglese di Woking.
Ancora più utili per intuire lo spirito di questo campione sono le parole di Mark Temple, il suo ingegnere di pista: “…estrae il massimo da tutto ciò che lo circonda. Riesce a gettare l’auto in curva in modo aggressivo mantenendola però anche in uscita, stando al limite in tutte e due le aree”. E a conferma della sua capacità di coniugare aggressività di guida e calcolo dice: “E’ il pilota più intelligente con cui ho lavorato. Elabora tanti dati durante la gara, pensando sempre alla strategia”.
Usa la parola sorpresa Alonso per spiegare cosa si prova nell’abitacolo delle F1 attuali. “Vado in kart per la sfida e lo stile di guida è abbastanza simile, ma non c’è nulla di inatteso, riesci a prevedere. In F1, invece, vieni colto di sorpresa in continuazione. Quando schiacci il pedale del freno con forza il tuo cervello impiega 2 centesimi di secondo per recuperare. Una sensazione piacevole”.
Certo poi ci sono loro, gli avversari, – che non sono tuoi nemici – dice Fernando ricordando come sia importante concentrarsi su se stessi ed essere egoisti al punto giusto. “Se puoi pungolare qualcuno di questi per trarne vantaggio è ancora meglio. E’ necessario non avere cuore”.
Il pilota di Oviedo è al terzo ed ultimo anno del contratto che lo lega alla Mclaren-Honda, ma le sue parole sembrano la conferma della voglia ancora intatta di correre per il piacere di farlo. Provando sensazioni uniche. Uniche come le performance di un pilota che a 35 anni e più di 270 GP in F1, regala emozioni e sorpassi con la stessa intensità del debutto.
Marcello Onéri