
Il Cavallino entra in gioco. La nuova Ferrari SF70H si mostra, finalmente, alla platea mondiale, in modo sobrio e discreto, come da tradizione. Molte le aspettative attorno a questa monoposto: tra il settantesimo anniversario della nascita della Ferrari e i dieci anni ormai trascorsi dall’ultimo titolo Piloti (2007, Kimi Raikkonen), in quel di Maranello – ci scommettiamo – la tensione si taglia col coltello.
Si tratta della prima vettura interamente concepita e realizzata sotto la direzione del nuovo Direttore Tecnico, Mattia Binotto. Uno staff tecnico che, ai posti di comando, vanta italiani: Simone Resta (Chief Designer), Enrico Cardile (Aerodinamica), Lorenzo Sassi (Motore), Luigi Fraboni (Operazioni Power Unit). A questi si aggiungono Thierry Baritaud (ERS), Tiziano Battistini, Jock Clear, Giacomo Tortora, Stefano Lovera, specializzati nelle diverse mansioni, dallo sviluppo del veicolo all’elettronica.
La SF70H si presenta ben concepita e assai curata. Il muso – caratterizzato dalla protuberanza in corrispondenza dei piloni di sostegno dell’ala anteriore – mantiene la configurazione generale adottata per la SF16-H e che ritroviamo ancora in molte altre vetture in questo 2017.

Sopra il muso, all’uscita dell’S-Duct, sono state ricavate delle appendici (due per lato), divise da una sottile fenditura.

Se l’ala anteriore, provvisoria, e il deviatore di flusso collocato sotto i bracci di sospensione non presentano particolari voli pindarici, le pance e le fiancate costituiscono il piatto forte della SF70H. I bargeborad palesano una forma molto pulita e sinuosa. Più elaborata l’area attorno alle prese d’aria di raffreddamento. Colpisce la curiosa forma a goccia delle prese d’aria, più strette in corrispondenza della scocca e dell’abitacolo, più larghe e orientate verso il basso all’esterno delle fiancate stesse. A monte delle bocche – più in basso, vicino allo Step Plane e all’incavo aerodinamico tra fiancate e fondo – trova posto un vistoso deviatore di flusso (uno per lato) qualificato da due fenditure orizzontali, che ricorda nelle forme le “cassette delle lettere” che spopolavano sino al 2008 proprio attorno alle prese d’aria di raffreddamento.

Davvero originale il secondo deviatore di flusso ricavato all’esterno delle prese d’aria delle fiancate. Di fatto, non si tratta del solito deviatore a ponte – composto da elementi orizzontali e verticali a circondare, a sbalzo, la bocca della presa d’aria: i bordi di attacco stessi (orientati a freccia positiva, come Regolamento) – superiore ed inferiore – di ciascuna presa d’aria, infatti, costituiscono l’origine e le pareti (integrate al resto della carrozzeria e, pertanto, non a sbalzo) del deviatore di flusso esterno, il quale va a circondare esternamente, appunto, la parte più estrema della bocca. A questo deviatore è stata ancorata una ulteriore appendice, più piccola e ancora più esterna.

Ma non è tutto. Le pance, ancora in corrispondenza delle prese d’aria di raffreddamento, presentano una singolare presa d’aria supplementare (una per lato). Questa “rampa” è apprezzabile osservando la vettura dall’alto: nel particolare, la presa d’aria trova posto a valle del bordo di attacco superiore della bocca di raffreddamento principale.

Insomma, le fiancate – molto alte e a filo con l’abitacolo – in corrispondenza delle prese d’aria e dei deviatori di flusso rappresentano, per ora, la vera nota distintiva della SF70H.
Le fiancate si estendono verso il retrotreno secondo una configurazione ormai consolidata (marcate la Coca Cola e la rastremazione) ed un andamento “regressivo”. Altrettanto conservativo è il disegno della presa d’aria dinamica a periscopio e del cofano motore, fatta eccezione per quell’andamento molto sinuoso e curvilineo con cui il cofano motore scende a valle verso il retrotreno, tipico degli Anni ’90 e tornato alla ribalta in questo 2017. Alla base della telecamera posta in cima alla presa d’aria motore, è stata collocata una appendice aerodinamica orizzontale (di colore nero). Spicca, invero, la vistosa pinna dorsale, contraddistinta da una appendice aerodinamica posta nella estremità posteriore. La sua funzione, ipotizziamo, è quella di ottimizzare il flusso d’aria diretto verso l’alettone posteriore.

Lo Step Plane, davanti alle ruote posteriori, presenta le ormai diffuse fenditure atte a ottimizzare l’aerodinamica in una cruciale area della vettura.
In linea con i regolamenti e verosimilmente provvisorio l’alettone posteriore (presente anche un monkey seat dai profili alari ad arco), sorretto da due sostegni verticali “swan neck” che vanno ad ancorarsi ai lati del terminale di scarico. Ai lati di quest’ultimo, infine, sono stati alloggiati i due condotti di scarico della valvola waste-gate.

La sospensione anteriore presenta uno schema push-rod, al posteriore troviamo l’ormai diffuso pull-rod.
Come ogni monoposto sinora presentata, anche la Ferrari SF70H alterna aspetti logicamente, legittimamente conservativi e meno estremi a soluzioni decisamente più originali. Nel complesso, una gradevole vettura, contraddistinta, verosimilmente, da un passo sì lungo (come tutte le F1 odierne, del resto) ma non… lunghissimo. Primi responsi e aggiornamenti in quel di Montmelò.
Scritto da: Paolo Pellegrini
Ferrari F1 2017 – FOTOGALLERY
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F1 VIDEO – F1 2017 – Ferrari SF70H launch
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