
Manca meno di una settimana al Gran Premio d’Australia, il tanto atteso appuntamento che aprirà finalmente le porte al mondiale 2017. Man mano che ci si avvicina al fine settimana di gara, come sempre, il circus della Formula 1 inizia ad accogliere un clima di grande attesa.
La tensione del primo appuntamento dell’anno ricade sui team e sui piloti, pronti a presentarsi in grande stile per lanciare chiari messaggi di sfida ai concorrenti. Una vittoria alla prima gara potrebbe significare tutto o niente, ma il senso di fiducia dettato dal trionfo della prima tappa può avere effetti benefici a lungo termine per una squadra intera.
Nella lunga storia di questo sport, costituito tre anni dopo la nascita della Ferrari, la casa di Maranello ha saputo cogliere successi importanti, andando incontro anche a tante delusioni. Dal 1950 ad oggi, attendendo l’esito della tappa australiana il prossimo 26 marzo, la Ferrari è salita sul gradino più alto del podio in “sole” tredici occasioni, generando spesso un vuoto temporaneo di successi tra una vittoria e l’altra.
In seguito vi racconteremo tutti i trionfi della Ferrari al primo appuntamento di diversi campionati, aspettando un 2017 ricco di situazioni imprevedibili. Perché partire con il piede giusto, è già un grande passo avanti.
1952/1953/1956: Il Gran Premio di Svizzera ed il bis in Argentina
Per poter assistere ad una vittoria della Ferrari al primo appuntamento dell’anno bisogna attendere il 1952. La Formula 1, presente dal 1950, fino a quel momento fu una questione dell’Alfa Romeo, vera dominatrice dei primi due campionati della storia di questo sport. Quando si giunse nel 1952 però, la casa milanese lasciò il passo ad un altro team italiano, con sede nel cuore dell’Emilia: la Ferrari.
La consegna del testimone fu chiara a tutti sin dalle prime battute di quel campionato, tanto che nel primo appuntamento della stagione fu proprio il team di Maranello ad ottenere una vittoria importantissima. Approfittando dell’assenza di Juan Manuel Fangio (infortunatosi in una prova di Formula 2) e di Alberto Ascari (impegnato nella 500 Miglia di Indianapolis), fu infatti Piero Taruffi a tenere alta la bandiera della Ferrari, trionfando in occasione del Gran Premio di Svizzera, sul circuito di Bremgarten.
Il primo successo della Ferrari in una gara d’apertura avvenne dunque per mano di un pilota di nazionalità italiana. Quel trionfo, che contribuì alla vittoria del titolo mondiale con Alberto Ascari, non fece altro che aumentare la competitività della casa modenese.
La prova di questa crescita di prestazioni si presentò puntuale nel 1953. Questa volta il Gran Premio di Svizzera lascia il ruolo di primo appuntamento dell’anno ad un’altra gara. Sul circuito di Buenos Aires infatti si disputa il Gran Premio d’Argentina, con la Formula 1 che per la prima volta inizia un suo campionato al di fuori dei confini europei.
Rispetto al 1952 l’unica differenza da sottolineare fu la vittoria di Alberto Ascari, sempre al volante di una Ferrari ancor più potente e dominatrice. Il pilota milanese, non a caso, vinse anche il campionato di quell’anno, concretizzando un bis iridato.
La prima gara del 1953 fu comunque condizionata da un evento tragico. La Ferrari F2 di Nino Farina infatti, in seguito ad un’uscita di pista, travolse un gruppo di spettatori accorsi per assistere al gran premio. Nell’impatto, tredici di loro persero la vita.
Il drammatico incidente cancellò il sorriso dalle labbra dei ferraristi, che proprio in quell’occasione ottennero la prima doppietta in una gara inaugurale grazie al secondo posto di Luigi Villoresi, giunto subito dietro ad Ascari.
Archiviata con dolore la strage del 1953, la Ferrari iniziò a perdere competitività negli anni successivi, salvo poi ritrovarla nel 1956 grazie ad un pilota argentino: Juan Manuel Fangio. “El Cabezon”, grande protagonista della F1 degli anni ’50, passò in Ferrari nel ’56 dopo l’abbandono della Mercedes dalle competizioni. Fangio quindi si presentò al primo appuntamento della stagione con il team di Maranello proprio a casa sua, in Argentina. La gara però, da percorrere sulla distanza di 98 giri, permise alle squadre di poter cambiare il pilota a gara in corso. Un opzione che la Ferrari accolse, affiancando all’argentino (di origine italiana) un altro pilota di nazionalità italiana: Luigi Musso.
Il romano salì sulla Ferrari di Fangio a metà gara, tagliando il traguardo per primo. La vittoria fu riconosciuta sia a Musso che a Fangio, con il romano che ottenne il suo primo ed unico successo in Formula 1. Fangio, invece, divenne il primo pilota straniero a vincere con il Cavallino.
1971/1976: il digiuno s’interrompe
Dopo i tre successi degli anni ’50, la Ferrari entra in un periodo d’astinenza di vittorie al primo appuntamento dell’anno. Dopo il 1956 infatti, la “rossa” non coglie alcun successo per tutti gli anni ’60, tornando finalmente al trionfo soltanto nel 1971. La stagione, che si apre con il Gran Premio del Sudafrica sul circuito di Kyalami , vede come favorita la Tyrrell di Jackie Stewart. Lo scozzese infatti, si laureerà campione del mondo a fine stagione, ma in occasione della prima prova dell’anno è la Ferrari a partire con il piede giusto. A Maranello è appena arrivato in squadra un nuovo pilota dalle chiarissime origini italiane, ma di passaporto americano: Mario Andretti. Su un tracciato massacrante per i motori (Kyalami si trova infatti in altitudine), “Piedone” sbaraglia la concorrenza, ottenendo così la sua prima vittoria con la Ferrari.
Dopo l’exploit sudafricano, la casa di Maranello provò comunque a lottare contro i colossi degli anni ’70, rappresentati da Tyrrell e McLaren, perdendo inizialmente la sfida. A metà di quel decennio però, la situazione iniziò a cambiare.
Nel 1974 infatti, Enzo Ferrari ingaggiò a Maranello un giovane pilota austriaco di ottime speranze: Niki Lauda.
Con l’arrivo del freddo ma talentuoso pilota, il “Cavallino” tornò anche a conquistare titoli mondiali, nonostante il grave infortunio di Lauda occorso nel 1976. In quell’anno però, pur essendo impegnato in un’epica sfida con James Hunt (la stessa che ispirò il regista Ron Howard a realizzare il film “Rush”), Lauda iniziò alla grande il campionato.
Nonostante la pole di Hunt, l’austriaco portò al successo la sua squadra nel Gran Premio del Brasile, iniziando con il piede giusto. Il sogno di poter vincere il mondiale s’infranse solo a causa dell’incidente al Nurburgring, talmente grava da costargli quasi la vita.
Anche in questo caso, dopo il successo in Brasile, la Ferrari cadde nel “buio”, non vincendo più una gara d’apertura per più di dieci anni.
1989: la rinascita e l’innovazione tecnologica
E’ il 1989 quando la Ferrari accoglie due grandi novità “Made in England”: la prima è rappresentata dal pilota, con l’ingaggio dell’irriducibile Nigel Mansell. La seconda è invece concentrata dall’idea del progettista John Barnard, che proprio alla vigilia di quel campionato introduce in Formula 1 una vera innovazione tecnologica: quella del cambio semi-automatico.
Le classiche “levette” del cambio che oggi conosciamo e vediamo su ogni singola monoposto, derivano tutte da quella soluzione che fece il suo esordio in Brasile, sede del primo appuntamento del campionato 1989.
Il “Leone d’Inghilterra”, al volante di una Ferrari super competitiva ed in carica, si aggiudica così il primo gran premio della stagione. Oltre ad interrompere un digiuno che durava dal 1976 (sempre legato ai successi in occasione delle prime prove in calendario), Mansell ottenne inoltre il primo successo in carriera con la tuta della Ferrari.
1999: il successo di Eddie Irvine prima della tempesta Schumacher
Dieci anni dopo il trionfo di Mansell, la Formula 1 apre il sipario del campionato 1999 a Melbourne, sede del Gran Premio d’Australia. Dal 1996 ad oggi, come se fosse una consuetudine, la gara oceanica è quasi sempre stata sinonimo di “prima gara del campionato”.
La stagione 1999 vede come favorita la McLaren di Mika Hakkinen, fresca del titolo mondiale conquistato l’anno precedente. In qualifica infatti, le “frecce d’argento” del finlandese e di David Coulthard non conoscono rivali. In gara però, la situazione cambia. I due piloti McLaren sono clamorosamente costretti al ritiro, aprendo così le porte della prima vittoria in carriera ad un pilota ferrarista di nazionalità nord-irlandese: Eddie Irvine.
Il compagno di squadra di Michael Schumacher fu in seguito protagonista di una stagione incredibile, che lo portò ad un soffio dalla conquista del titolo iridato (non potendo contare sull’appoggio del tedesco, fermo ai box per la frattura di tibia e perone avvenuta a Silverstone). In ogni caso, i risultati ottenuti da Irvine contribuirono sensibilmente alla vittoria nel campionato costruttori.
Gli anni 2000: dalla furia Schumacher a Raikkonen ed Alonso
Con l’avvento del terzo millennio, la Ferrari è chiamata ad una stagione da protagonista. Nonostante il titolo sfiorato l’anno prima (senza contare i precedenti tentativi nel 1997 e 1998), il team di Maranello prende atto della partenza di Irvine prima del campionato 2000, rimpiazzando il britannico con il brasiliano Rubens Barrichello. La coppia Schumacher-Barrichello, costituitasi appunto nel 2000, sarà il binomio che regalerà alla Ferrari il periodo d’oro dei grandi successi nella prima metà degli anni 2000.
A conferma di ciò, oltre alla grande storia già scritta, ci furono anche i successi ottenuti nelle prime gare dei diversi campionati. Tutto cominciò appunto nel 2000, quando Schumacher ottenne un clamoroso successo approfittando dei guai delle McLaren. La vittoria, inoltre, fu arricchita dalla doppietta grazie al secondo posto del neo-acquisto Barrichello.
Nel 2001, con Schumacher che si presenta per la prima volta da campione del mondo in carica con la Ferrari, il tedesco ottiene un secondo successo consecutivo in Australia, in una gara funestata dall’incidente tra Villeneuve e Ralf Schumacher (nel quale perde la vita un commissario di percorso).
La terza vittoria consecutiva di Schumy e della Ferrari nei primi appuntamenti dell’anno (un filotto di successi che ancora oggi rappresenta un record per la casa di Maranello) si presentò puntuale nel 2002. Anche in questo caso, curiosamente, la gara divenne famosa per un altro spettacolare incidente di Ralf Schumacher, fortunatamente senza conseguenze per lui e per Barrichello, coinvolto nel tamponamento.
Dopo una piccola pausa nel 2003, il tedesco della Ferrari tornò a trionfare in Australia nel 2004, chiudendo in quell’anno un ciclo sensazionale di trionfi iridati che durava ininterrottamente dal 2000.
Terminata la carriera di Schumacher nel 2006 (da vice-campione del mondo), la Ferrari opta per un sostituto finlandese di ottime speranze: Kimi Raikkonen. L’attuale pilota del team di Maranello si presentò in tuta rossa, sempre in Australia, nel 2007. Il suo debutto fu a dir poco strepitoso: nel primo weeke-end dell’anno, “Iceman” ottenne vittoria, pole position e giro più veloce.
Una presentazione in grande stile, che contribuì al primo ed unico successo iridato di Raikkonen a fine 2007, esattamente dieci anni fa.
Per tornare invece all’ultimo successo in una gara d’apertura bisogna fare un salto indietro di sette anni. Nel 2010 si verificò il tanto atteso passaggio di Fernando Alonso dalla Renault alla Ferrari. Il pilota iberico non tradì le aspettative dei numerosi tifosi italiani, trionfando subito al primo appuntamento dell’anno, eccezionalmente in Bahrain.