
Dopo quattro Gran Premi, secondo alcune voci nel paddock si sarebbero viste le vere forze in campo. La predizione si è avverata in Russia quando in gara non si sono visti sorpassi e ogni vettura aveva il passo ideale per la posizione in cui si trovava.
Gli amanti dei molti sorpassi rimpiangeranno le gare dello scorso anno, ma se all’inizio, il 2017, era stato annunciato come l’anno in cui la RedBull e la Ferrari avrebbero ufficialmente aperto la caccia alle Mercedes, bisogna dire che tutto questo non è stato raggiunto. Guardando i risultati in pista le mie parole sembrano assurde, ma è la verità . Primo fatto non verificatosi è la competitività della RB13 progettata dal genio Adrian Newey. Anche i migliori sbagliano e lo sappiamo benissimo, ma, quando fu presentata, la nuova RedBull era apparsa molto semplice a livello aerodinamico e quindi c’erano già dei forti dubbi. Lo sviluppo della RB13 era improntato sulle sospensioni bandite dalla FIA? Avremo forse una risposta a fine anno, ma conoscendo i “bibitari” difficilmente ammetteranno la cosa.
Anche la seconda predizione non si è avverata, o meglio, non si è avverata in parte. La Ferrari avrebbe dovuto dare la caccia alla Mercedes, quindi si partiva con l’idea che anche quest’anno nella prima parte di campionato, la scuderia di Stoccarda avrebbe fatto leggermente la differenza. Quello che invece è uscito dai primi quattro Gran Premi stagionali è una Ferrari che nel solo inverno è riuscita a riprendere e tenere il passo della Mercedes.
Dall’inizio dell’epoca turbo nessuno ha mai messo i bastoni fra le ruote ai piloti delle Frecce d’Argento nella prima parte di campionato. C’era riuscito Sebastian Vettel nel 2015, che sfruttando le condizioni di caldo in Malesia, aveva vinto il secondo Gran Premio, ma per il resto è sempre stato un assolo Mercedes.
Nei primi 4 GP delle ultime tre stagioni la Mercedes ha vinto 11 volte in 12 occasioni e ha sempre tenuto il primo posto nella classifica dei piloti, mentre in quella dei costruttori, alla vigilia della seconda gara del 2014 la Mercedes era seconda dietro alla Mclaren a causa della rottura di Hamilton in Australia.
Arrivati nel 2017 la musica è cambiata. Dopo tre anni la Mercedes ha vinto solo 2 gare su 4 e per la prima volta ha perso nella gara di esordio in Australia. La Ferrari è sempre e costantemente al pari delle vetture argentate che adesso vedono gli avversari vicini in classifica costruttori e addirittura per la prima volta in tre anni un pilota Mercedes non è mai stato in testa alla classifica, visto che Hamilton ha raggiunto la vetta al secondo Gran Premio in Cina, ma ha dovuto condividerla con Sebastian Vettel per una settimana, prima di venire di nuovo sopravanzato dal tedesco in Bahrain.
Questa lotta sta tenendo i telespettatori incollati al teleschermo, anche perché ogni Gran Premio si gioca sempre sul filo dei decimi con Hamilton e Vettel, pretendenti al titolo mondiale,  che non si sono ancora sfidati in pista, ma promettono scintille.
Analizzeremo quindi la lotta tra la Mercedes e la Ferrari, considerando sia questo che lo scorso anno, perché ricordiamo che il 2016 doveva essere l’anno in cui la scuderia di Maranello avrebbe sottratto il titolo alle Frecce d’Argento, ma sappiamo tutti come è andata a finire.
Considereremo sia la sfida tra i piloti che quella per i team, confronteremo per quanto possibile i vari parametri e dimostreremo quanto il gap tra la SF70-H e la W08 Hybrid sia minimo.
Stagione 2016
Mercedes: L’inizio del 2016 è stato stellare per la scuderia di Stoccarda, 4 vittorie, 4 poleposition, 2 giri veloci e 7 podi in 4 gare. Nico Rosberg era a punteggio pieno con 100 punti, mentre Hamilton aveva 57 punti. Un totale di 157 punti in classifica costruttori, ben 81 punti in più della Ferrari e ben 100 punti in più della RedBull. La media dei punti è di 39,25 a gara e, visto che Rosberg le vinse tutte, vuol dire che Hamilton conquistò 14,25 punti di media che coincidono circa con il terzo/quarto posto.
Ferrari: Doveva essere l’anno del rilancio e invece fin dal principio ci furono alcuni inconvenienti che erano in realtà grandi campanelli di allarme. La SF16-H era una macchina difficile da settare e il nuovo motore era molto meno affidabile del previsto. Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen conquistarono 4 podi in 4 gare, ma il bottino era misero rispetto a quello previsto. I ritiri furono tre di cui 2 legati al motore mentre l’altro fu merito di Daniil “Il Torpedo” Kvyat che colpì due volte Vettel in Russia costringendolo al ritiro. I punti conquistati furono 43 da Kimi Raikkonen e 33 da Sebastian Vettel che collocarono la Ferrari al secondo posto nella classifica costruttori con una media di 19 punti per gara.
Stagione 2017
Mercedes: La nuova W08-Hybrid viene descritta come la vettura dal passo lungo, ma secondo molti era anche la macchina da battere, tuttavia l’inizio anno è stato “pessimo” se confrontato con i precedenti. 2 vittorie, 6 podi, 2 giri veloci e 3 pole position in 4 gare che mettono un po’ in dubbio la sicurezza che i tedeschi avevano mostrato negli ultimi anni. Valtteri Bottas inizialmente ha avuto alcune difficoltà con la sua nuova vettura, ma in Russia, pista a lui molto gradita, sembra essersi ritrovato e ha ottenuto la prima vittoria della sua carriera. Lewis Hamilton invece è sempre sembrato abbastanza in forma tranne nell’ultima gara dove ha incontrato delle difficoltà di setup e di motore.
I punti di questo 2017 sono 136, ben 21 punti di differenza rispetto allo scorso anno, ma soprattutto vi è un singolo punto di vantaggio sulla Ferrari.
Hamilton ha conquistato 73 punti, ben 16 in più rispetto allo scorso anno, mentre con Bottas non si può fare un paragone perché lo scorso anno correva per la Williams.
La media punti è di 34 punti per gara, quindi una media scesa di ben 5,25 punti rispetto al 2016, complice anche una Ferrari super competitiva.
Ferrari: Il silenzioso inverno ha fatto bene a tutta la squadra che ha iniziato il campionato senza pressioni e ha potuto mostrare tutto il potenziale della SF70-H classificabile a tutti gli effetti la macchina da battere.
I risultati si sono visti subito: 2 vittorie, 5 podi, 2 giri veloci e 1 pole-position. Anche in questo caso, la seconda guida, Kimi Raikkonen ha mostrato delle difficoltà di adattamento, soprattutto sul passo gara dove è sembrato molto incostante e altalenante nelle prime tre gare, tuttavia nell’ultima gara sembra essere tornato in forma e ha conquistato un importantissimo podio. Il paragone con lo scorso anno è senza storia, Sebastian Vettel ha conquistato 86 punti, ben 53 punti in più rispetto al 2016, mentre Kimi Raikkonen si è migliorato di solo 6 punti. I punti totali sono 135 ben 59 in più, con una media di punti per gara di pochissimo inferiore a quella della Mercedes visti i 33,75 punti di media.
Abbandoniamo per un attimo le statistiche e analizziamo questi due team sotto l’aspetto delle dichiarazioni e di ciò che si è visto in queste 4 gare.
La Ferrari sembra avere alcuni segreti che gli consentirebbero un leggero vantaggio a livello aerodinamico. La vettura fino ad ora ha superato tutti i test sui componenti proposti dalla FIA e quindi è stata dichiarata perfettamente in regola. La SF70-H ha mostrato un ottimo adattamento ad ogni situazione e soprattutto in ogni pista, ma è ancora molto presto per adagiarsi sugli allori perché il campionato è ancora lunghissimo visto che abbiamo percorso soltanto 1/5 delle gare totali.
La W08-Hybrid della Mercedes è stata definita da Toto Wolff stesso una “Principessa Capricciosa”. Il team manager austriaco intendeva dire che la vettura d’argento è molto competitiva, sia sul giro secco che sul long run, ma ha delle difficoltà legate alla giusta finestra di utilizzo degli pneumatici e al tempo stesso difficoltà di setup.
Per specificare: La finestra di utilizzo dei pneumatici è una zona di temperatura considerata ottimale affinché la gomma lavori al massimo delle proprie possibilità .
Parlando invece di comportamento in gara si è notato un netto scambio di ruoli tra Mercedes e Ferrari.
La Mercedes ha sbagliato già 2 strategie in Australia e in Bahrain e in entrambi i casi ha perso le gare. Anche in Cina se non fosse stato per la Safety Car la Ferrari si sarebbe trovata davanti. Il problema è che tutti questi anni di dominio hanno fatto arrugginire un po’ le menti degli strateghi tedeschi che per ora si sono fatti prendere alla sprovvista in 2 occasioni su 4, mentre in Russia hanno controllato perfettamente Vettel e Raikkonen permettendo a Bottas di chiudere il gap e di trovarsi davanti a Sebastian nel momento della sosta di quest’ultimo.
L’anno scorso in Ferrari le strategie non erano un punto forza del muretto. Soste troppo anticipate, soste troppo posticipate, soste inutili e talvolta ipotesi di degrado rivelatesi errate. Quest’anno tutto è cambiato, al muretto sembrano avere sempre la situazione sotto controllo e se le cose si mettono a sfavore sembra esserci sempre un piano B che possa dare qualche chance ai piloti di giocarsi la vittoria. Inoltre al muretto sono in grado di azzardare, di inventare strategie diverse, ma al tempo stesso hanno il pieno controllo sulle varie fasi di gara anche se si sa: “In un Gran Premio tutto può succedere”.
Parliamo adesso dei piloti e vediamo subito una grandissima differenza.
Valtteri Bottas ha guidato con un po’ di inesperienza nelle prime tre gare, facendo errori banali, come in Cina, oppure mostrandosi inadatto a condurre il gruppo come in Bahrain. Tuttavia in Russia sembra aver riacquistato un po’ di sicurezza diventando un avversario abbastanza temibile.
Lewis Hamilton, dopo l’uscita di Nico Rosberg dalla scena, sembrava essere entrato in pace con il mondo, ma negli ultimi due Gran Premi gli è tornato un po’ di nervosismo. In Bahrain quella manovra insensata ai danni di Daniel Ricciardo, gli ha portato 5 secondi di penalità e, visti i giri finali, viene proprio da dire che il pilota inglese ha letteralmente buttato la gara. In Russia invece è entrato in un week-end “no” dove ha mostrato di non essere ancora completamente a proprio agio con questa nuova vettura e che delle volte puoi avere tutto il talento che vuoi, ma il setup fa molta differenza.
Parlando dei piloti Ferrari invece abbiamo due facce di una singola medaglia.
Sebastian Vettel sembra essere tornato quello di sempre con un’aria allegra e una fame di vittoria molto molto insaziabile. Seb si e subito adattato a “Gina” e i due promettono di dare spettacolo.
Per quanto riguarda Kimi sembrava che nelle prime gare fosse rientrato in quella spirale oscura che nel 2014 lo faceva lottare per le posizioni di bassa classifica. Questa volta la vettura è molto più competitiva, ma le gare di Iceman sono state opache. Molte volte iniziava a girare veloce soltanto a fine gara, quando il distacco dai migliori era troppo e incolmabile, addirittura in Bahrain, pista in cui ha sempre ottenuto grandi risultati, si è trovato a battagliare con Felipe Massa per la 4° posizione pur avendo una macchina decisamente superiore. Nell’ultima gara però è apparso anche lui molto in forma e speriamo che non sia un caso, ma che sia una vera e propria crescita.
Queste due scuderie stanno dominando la scena, come riportato in un altro articolo dal nostro Gianluca D’Alessandro, e questo ha un aspetto positivo e uno negativo. La cosa buona è che almeno vi sono due scuderie al vertice che lottano ad armi pari. La cosa negativa è che le altre vetture non hanno possibilità di ottenere risultati importanti perché la differenza è troppo sostanziale e pensando alle capacità di ricerca e sviluppo che hanno questi due team viene da pensare che il gap possa soltanto aumentare. Aspettiamo il Gran premio di Spagna dove le novità sono sempre importanti e vedremo se qualcuno, RedBull in primis, sarà in grado di recuperare.
Tuttavia nella peggiore delle ipotesi avremmo una sfida Ferrari-Mercedes che sembra destinata ad andare fino all’ultima gara, promettendo spettacolo.