Quante volte avete sentito o letto che i colossi del web e della comunicazione come Apple o Google sono nati da un paio di improbabili nerd che si riunivano in un garage? Moltissime, infatti è storia nota e strombazzata in ogni saggio o biografia che celebri l’inarrestabile ascesa dei geniali inquilini della San Fernando Valley, iniziata negli anni ’80 e che dura ancora oggi. Se siete riusciti a superare il tono agiografico di alcuni di questi scritti, probabilmente avrete anche letto di dominio, di progresso e di lotte di Davide contro Golia, che avvenivano a cavallo dei ruggenti decenni del moonwalk di Michael Jackson e dei lupi di Wall Street.
Per noi che ci ritroviamo su queste pagine, però, i garage sono fatti per contenere le auto. E quando si parla di anni ’80, di dominio, di Davide che sconfigge Golia e di geniali e improbabili squattrinati che vivacchiavano in una rimessa di periferia per poi diventare re del mondo, ci vengono in mente due persone: Patrick Head e soprattutto Frank Williams.
Li chiamavano garagisti, forse perché, come tanti altri, possedevano soltanto un garage – in affitto, il più delle volte – qualche vecchia monoposto di seconda mano e un camion. I loro sogni, però, erano più ostinati del destino e la loro passione più rovente del rosso del loro conto in banca. Frank Williams e Patrick Head erano proprio così, agli albori, nel 1977: più o meno vent’anni dopo si ritrovavano ancora insieme a contemplare il loro bottino di 7 titoli piloti e 9 costruttori, tutti conseguiti dal 1980 al 1997. Per rendere l’idea di come la Williams divenne la scuderia da battere in poco più di tre anni e di come lo rimase per poco meno di venti nonostante anni di bruschi cali, crisi finanziarie e concorrenze agguerrite, basti pensare che dominò le corse a cavallo fra gli anni ’80 e ’90 vincendo il titolo con sette piloti diversi – Jones, Rosberg, Piquet , Mansell, Prost, Hill e Villeneuve – e vincendo il titolo costruttori anche in anni in cui l’alloro dei piloti andò ad altri. Anche se una gestione spesso aggressiva dei piloti, lasciati liberi di combattersi e quindi di danneggiarsi l’un l’altro, ha potuto creare scompensi in termini di punteggi e piazzamenti, la Williams stabilì una supremazia tecnologica tale da riprendersi ogni volta. Diversi fra loro furono anche i fornitori di motori e, benché il binomio con Renault fu irripetibile, grandi soddisfazioni arrivarono anche dal sodalizio con Ford e Honda.
A ben vedere, la forza di Frank Williams e della scuderia che, nonostante i rimaneggiamenti societari, rimane saldamente nelle sue mani, è stata proprio sublimare le qualità di coloro che venivano designati come semplici assemblatori per contrapporli ai grandi Costruttori, ma che non avevano nulla di inferiore né tantomeno di semplice: saper mettere d’accordo uomini, telai, motori, filosofie e idee diverse in modo da consegnare nelle mani dei piloti adatti una monoposto che fosse in grado di vincere. E la Williams vinse, contro giganti dal consistente palmares e dalla consolidata tradizione come McLaren e Ferrari, anche reagendo ai drammi più gravi: il primo, quando, nel 1986 proprio Frank Williams rischiò la morte in un incidente stradale, le cui conseguenze lo hanno segnato a vita; il secondo, quando fu proprio a bordo di una Williams che la meravigliosa, sovrannaturale danza fra le piste di Ayrton Senna terminò nello schianto al Tamburello nel 1994. Fra luci e ombre, chi ricorda quei Gran premi di metà anni ’90 e ha seguito il percorso tracciato fin lì dalla scuderia di Grove, ha avuto la netta impressione che le metafore si fossero ribaltate e che Davide si fosse trasformato in Golia. Lascia francamente senza parole vedere, per contro, quanti anni stiano passando senza che la Williams riesca a risollevarsi da questa zavorra di mediocrità che pare fiaccarla, non solo considerando che l’ultima – fortunosa – vittoria sia arrivata ben cinque anni fa, ma soprattutto che l’ultimo pilota Williams in grado di battersi per il titolo mondiale è stato Juan Pablo Montoya nei primi anni Duemila.

Nel 2017 la Williams festeggia i suoi quarant’anni di attività in Formula Uno e il culmine delle celebrazioni è stato lo scorso 2 giugno, quando, nel circuito di Silverstone, si è tenuta una grande festa a base di motori e nostalgia, con tutte le glorie presenti e soprattutto passate della scuderia di Sir Frank. La prossima volta che qualcuno vi parlerà di coraggio a proposito degli attuali colossi del web partiti da un garage, raccontate loro di Frank Williams e degli assemblatori della Formula Uno, così gli darete l’idea di cosa sia davvero il coraggio di partire da un garage.

Celebrating 40 Years of Williams in F1 with our fans and past legends
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