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    Azerbaigian: il 41° Gran Premio della storia della Formula 1

    Alessandro PradaBy Alessandro Prada20 Giugno 2017Nessun commento9 Mins Read
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    azerbaijan-paddock-club-f1
    La Formula 1 non è solo la categoria automobilistica per eccellenza, all’interno della quale i migliori ingegneri del mondo si sfidano a colpi di soluzioni tecnologiche estreme. No, la Formula 1 è anche altro. E’ un evento sportivo e sociale che per una ventina di week-end all’anno concentra gli occhi del mondo intero su una pista, su una gara, su una nazione. Non c’è infatti solo il coraggio del piloti a rendere questa disciplina unica ed apprezzata in tutto il pianeta, ma ci sono anche le piste, e le diverse storie legate ad esse.

    E per certi aspetti, la gara che vivremo domenica a Baku (il 25 giugno alle ore 15.00 italiane) non sarà un evento come tutti gli altri. E’ pur sempre vero che in Azerbaigian la Formula 1 ha già fatto tappa la scorsa stagione, ma questa volta con un sapore diverso. Non si correrà infatti per il Gran Premio d’Europa (come fu nel 2016), ma per la prima volta con la denominazione ufficiale del Gran Premio d’Azerbaigian.

    Così facendo, la Formula 1 istituirà quindi il suo 41° gran premio diverso della sua storia lunga quasi settant’anni, attraverso i quali questa categoria si è imposta come una delle poche ad esser stata in grado di abbattere quasi tutti i confini geografici e politici.

    Dall’origine chiaramente europea concretizzata a partire dal 1950, la Formula 1 si è estesa a macchia d’olio su tutti e cinque i continenti, issando le tende del circus dapprima in America fino ad arrivare in Asia, in Africa ed in Oceania, lasciando la sua impronta quasi ovunque.

    Quello che si terrà a Baku domenica sarà solo l’ultimo passo di una camminata lunghissima di gran premi, in un percorso caratterizzato da soste d’obbligo e da “toccate e fuga”, mantenendo sempre alto il carattere internazionale di uno sport apprezzato ovunque.

    Alla vigilia della prima edizione del Gran Premio d’Azerbaigian, ripercorriamo le nazioni e le città in cui la Formula 1 ha lasciato e sta lasciando il suo segno indelebile, sempre nel nome dello spettacolo a quattro ruote più veloce della Terra.

    Europa: la madre della Formula 1

    Come già accennato in precedenza, il campionato mondiale di Formula 1 venne istituito ufficialmente nel 1950, anno che segna la data di nascita di questa categoria. Con la maggior parte dei piloti e dei team di origine europea, si può affermare che la Formula 1 sia di fatto una classe legata indissolubilmente al Vecchio Continente. Non a caso, proprio nei primi anni di vita di questa competizione, i calendari prevedevano la maggior parte dei gran premi proprio in Europa, aprendo le porte al resto del mondo solo qualche anno dopo.

    Non è un caso che gli unici due gran premi di Formula 1 sempre presenti in calendario dal 1950 siano collocati proprio in Europa: questo primato è condiviso da Gran Bretagna (la vera culla di questa categoria) e dalla nostra Italia, nonostante le due nazioni abbiano ospitato il grande circus su circuiti diversi. La grande tradizione europea si può comunque osservare anche attraverso altri paesi ospitanti.
    Proprio quest’anno l’Austria festeggerà la 30° edizione del proprio gran premio, mentre tra i più longevi in Formula 1 compaiono altri nazioni dalla grande tradizione automobilistica, come il Belgio, Monaco, Olanda, Spagna, Ungheria (primo paese ad aver accolto la Formula 1 nell’ex Blocco Comunista) e soprattutto Francia e Germania, queste ultime appena confermate per la stagione 2018. Tutte queste nazioni possono vantare almeno 30 edizioni disputate da ognuna, ma all’appello dei grandi appuntamenti europei mancano altri gran premi che, pur avendo ospitato meno di 30 gare, hanno lasciato un vuoto incolmabile nella Formula 1 attuale: è il caso del Gran Premio d’Europa, disputatosi in diverse nazioni e spesso decisivo anche per l’assegnazione del titolo mondiale, ma anche del Portogallo e di San Marino, quest’ultimo sempre con sede in Italia sul circuito di Imola.

    Diversa è invece la situazione di altri gran premi europei, quasi tutti scomparsi, con meno di dieci partecipazioni al mondiale di Formula 1: ne sono degli esempi concreti il Lussemburgo (che nel 1997/1998 ottenne questa denominazione pur correndo al Nurburgring), la Svezia e la Svizzera (con 6 edizioni ciascuna) e la Turchia, che dal 2011 non è più presente nel calendario mondiale. L’unica eccezione è rappresentata dalla Russia, appena entrata a far parte del club della Formula con quattro edizioni consecutive.

    Nel panorama europeo esiste inoltre un caso curioso, e che coinvolge direttamente anche l’Italia: è quello del Gran Premio di Pescara, che fu valido per il campionato di Formula 1 solo nella stagione 1957. E’ancora oggi l’unica tappa europea ad essersi svolta in una sola occasione.

    America: la cugina europea

    Un altro continente che ha sempre accolto con grande entusiasmo la Formula 1 è l’America, sia quella centro-settentrionale che Latina. Quest’ultima, molto legata all’Europa in termini di tradizioni automobilistiche, ospiterà quest’anno la 45° edizione del Gran Premio del Brasile, mentre in passato fu protagonista anche degli appuntamenti in programma in Argentina. In quest’ultima nazione non si corre però da quasi vent’anni, e sono venti anche le edizioni totali disputatesi in terra argentina. Un gran premio che è recentemente tornato ad arricchire il mondiale di F1 dopo tanto tempo è invece quello del Messico, che quest’anno diventerà ufficialmente “maggiorenne” ospitando la 18° edizione, sempre sullo stesso circuito capitolino di Città del Messico. Spostandoci verso nord, la situazione si fa più interessante e garbugliata. Mentre il Canada ha recentemente ospitato la sua 50° edizione, ed ha quasi sempre avuto un ottimo rapporto con la Formula 1, negli Stati Uniti il discorso è completamente diverso. In una nazione dove la Formula 1 passa spesso in secondo piano di fronte alla gare sui circuiti ovali, la massima categoria automobilistica ha sempre riscontrato grosse difficoltà ad entrare nel cuore dei tifosi americani, tentando più e più volte di integrarsi con la cultura a quattro ruote americana. Già negli anni ’50 la mitica 500 Miglia di Indianapolis entrò a far parte del calendario di Formula 1, ma nelle undici edizioni disputate la scena venne sempre dominata da vetture e piloti statunitensi. Abbandonato definitivamente il progetto nel 1960, il vero e proprio Gran Premio degli Stati Uniti venne istituito per la prima volta nel 1958. Nonostante le diverse interruzioni, oggi la tappa statunitense è tornata definitivamente in calendario, ma le edizioni disputate in 67 anni di storia sono meno di 40. Questo risultato è in parte dovuto anche all’istituzione di altri tre gran premi, tutti su territorio americano: il Gran Premio di Las Vegas (presente nel biennio 1981/1982) ed i Gran Premi degli USA Ovest ed Est, entrambi a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 con 8 edizioni a testa, ed ospitati rispettivamente a Long Beach e Watkins Glen.

    Asia: l’evoluzione continua

    Il continente che più si è messo in gioco per portare la Formula 1 a casa propria è sicuramente quello asiatico. Negli ultimi anni, ed in particolare in concomitanza con l’arrivo del nuovo millennio, la classe regina dell’automobilismo mondiale è approdata in diverse nazioni asiatiche, con risultati a volte fallimentari. La capitale asiatica della Formula 1 è senza ombra di dubbio il Giappone, paese che ha ospitato più di 30 gran premi e che mantiene la leadership della popolarità di questo sport in tutto il continente. Presente dal 1999, anche il Gran Premio della Malesia ha sempre ottenuto ottimi riscontri in termini di consensi, ma l’appuntamento di quest’anno con Sepang segnerà l’ultima edizione (almeno per il momento) della tappa malese in F1. Negli ultimi anni si sono imposti sul palcoscenico internazionale anche Cina e Singapore, con quest’ultimo entrato nella storia per esser diventato il primo gran premio in assoluto a svolgersi in notturna. In un continente dove la Formula 1 si è estesa più di ogni altra zona del mondo, non mancano anche le tappe raggiunte nei paesi arabi. Bahrein ed Abu Dhabi sono i due esempi di una Formula 1 presente anche in Medio-Oriente.
    Decisamente più fallimentari le esperienze vissute in Corea del Sud ed in India, abbandonate in fretta e furia per diversi problemi organizzativi, così come il Gran Premio del Pacifico. Presente solo nel biennio 1994/1995, la tappa fu presto annullata anche per le continue e numerose proteste dei team, contrari ad approdare in una zona difficilmente raggiungibile del Giappone dal punto di vista logistico. Ora, a conferma di una rapida evoluzione, l’Asia si prepara ad accogliere anche la prima edizione del Gran Premio d’Azerbaigian.

    Africa: tra gioie e dolori

    In un continente più famoso per altre gare, su tutte la Parigi-Dakar, anche l’Africa non è stata assente all’appello della Formula 1. La prima volta in cui l’Africa aprì le proprie porte a questa categoria si verificò nel 1958. Fu infatti il Marocco ad accogliere la gara più nota del pianeta sul circuito cittadino di Ain-Diab, alle porte di Casablanca. Sfortunatamente, in quella stessa corsa perse la vita Stuart Lewis-Evans, e quell’episodio contribuì in modo decisivo ad allontanare per sempre la Formula 1 dal Marocco.
    Decisamente più longeva, ma non esente comunque da varie difficoltà, fu invece l’esperienza del Sudafrica. Con 23 edizioni totali (tre delle quali sul circuito di East London, e le restanti su quello più noto di Kyalami) il Gran Premio del Sudafrica venne introdotto in calendario nel 1962, restandoci fino al 1985 nonostante qualche interruzione. Tornato brevemente all’inizio degli anni novanta, il Gran Premio del Sudafrica non si disputa più dal 1994, e da allora la Formula 1 non è più tornata in Africa. Il futuro riserverà qualche sorpresa?

    Oceania, o meglio, l’Australia

    Prima ad Adelaide e poi a Melbourne. Prima quasi sempre un appuntamento di fine stagione, poi come gara d’apertura del mondiale. In tutte le 33 edizioni disputate dal 1985 ad oggi, l’Australia è sempre stata il punto di riferimento unico ed esclusivo per la Formula 1 in Oceania. In origine, dal 1985 fino al 1995, l’appuntamento australiano si disputava solo sulla pista di Adelaide, passata alla storia per esser stata teatro di molte assegnazioni di mondiali piloti e costruttori. Poi, dal 1996, da Adelaide si è passati a Melbourne, all’Albert Park, dove il Gran Premio d’Australia è quasi sempre stato sinonimi di gara inaugurale del mondiale. Ad oggi, comunque, la prova oceanica è una delle più sicure e stabili anche per i prossimi campionati.

    azerbaigian baku F1
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    Alessandro Prada | Appassionato da una vita di sport e di F1 in particolare. Cresciuto tra le vittorie di Schumacher e la leggenda di Senna con la Ferrari sempre nel cuore.

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