
Oggi proviamo a scrivere un nuovo pezzo di storia. Qualcosa che abbiamo pensato, immaginato, sognato. Che però non abbiamo vissuto, perchè gli occhi fotografano la realtà, e i se ed i ma non costruiscono nulla di concreto. Buttiamo giù uno stralcio di sceneggiatura. A Spielberg, ma non alla Spielberg, ci mancherebbe.
Gp d’Austria, giro sessantacinque. C’è una Mercedes davanti a tutti, è quella di Valtteri Bottas. Il finlandese è scattato dalla pole in maniera perfetta, sul filo del rasoio tra un comune mortale ed il sovrumano. Una freccia, d’Argento appunto, che schizza via e inizia a scandire il ritmo.
Alle sue spalle, Sebastian Vettel. Il tedesco spinge più che può, con la fame agonistica che divora, manco a dirlo, lo spazio avanti a sè. Una spinta in più, un laccio sempre più stretto tra la sua Rossa ed il battistrada. Ma il finale è vicino.
Giro sessantasette. Il divario si accorcia. Otto decimi in meno tra la Ferrari e la sua preda, in fuga ma con gli occhi che si rifugiano negli specchietti. Quattro giri alla fine, un ritmo costante e devastante. L’occasione di allungare ancora sul diretto concorrente, prigioniero di un quarto posto, ai piedi del podio. Il tempo scorre, il gap mostra ancora di più il segno meno. Ma gli scarichi della W08 finlandese sono ancora lì, davanti.
Giro settantuno. Sei gradi di separazione, canterebbero i The Script. Sei decimi tra Valtteri e Vettel, l’ultima chance per prendersi il primato, per concludere l’inseguimento. Come una mano tesa a catturare l’ala posteriore della Mercedes, in pieno assetto difensivo, con il miraggio della bandiera a scacchi che pare irraggiungibile.
72/72*
Riavvolgiamo il nastro del pomeriggio austriaco, ed allunghiamolo di un minuto. Un altro giro, l’occasione inseguita tra DRS e record di settore. Sebastian Vettel si lancia all’attacco. Annusa la Mercedes, ne percepisce i tremori e le incertezze. La accarezza, per far sentire la sua presenza. E’ lì.
Bottas si volta, vede rosso. Vicino, vicinissimo, a tre chilometri dall’arrivo. Una fuga che non va in porto. Il fuggitivo ripreso dall’attaccante, per dirla alla Tour de France. Il destino riscritto sulle sue pagine. Il cordolo che sabato ha costretto Hamilton e Seb al controsterzo ritorna in scena, ancora da protagonista. Valtteri lo affronta da impulsivo e timoroso, da chi ha fretta di scappare. La corda è lunga, non si spezza, ma lo costringe a toccare l’erba. Vettel entra, ringrazia e scappa via. Nessun grado di separazione tra sè e la vittoria, adesso. Nessuna divisione, canterebbe Francesca Michielin. Primo gradino del podio tinto di rosso. “Per fortuna ho avuto un giro in più”, dirà a fine gara.
La realtà però è un’altra. Nessun minuto in più, Valtteri Bottas vince il GP, Sebastian Vettel è secondo. E ancora una volta siamo qui ad immaginare un altro finale. Non che la realtà non ci basti, ma ci piace sognare di essere padroni del tempo. Del destino. Delle emozioni.
Bella e impossibile la #F1aFavola austriaca.