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    Nannini e Kubica: due piloti che non conoscono la resa!

    Alessandro PradaBy Alessandro Prada8 Agosto 2017Nessun commento9 Mins Read
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    Kubica F1 Ungheria
    Che cos’hanno in comune Alessandro Nannini e Robert Kubica? Apparentemente, viste anche le diverse epoche in cui hanno corso i due piloti, sembra proprio che non ci sia nulla. Invece, specialmente dopo i test effettuati dal polacco, qualche cosa che li lega in realtà c’è: non solo il talento indiscusso ed il numero di vittorie accumulate da entrambi in Formula 1 (con un successo a testa), ma anche e soprattutto un destino crudele che ha impedito a questi due protagonisti di proseguire la propria avventura nella massima serie automobilistica.
    Eppure, nonostante queste difficoltà, Nannini e Kubica ci insegnano, attraverso le loro storie, che se ami davvero qualcosa nella vita, niente e nessuno potrà farti alzare bandiera bianca. Quando la passione è così forte, a tal punto da inseguirla con tutte le forze, anche un serio infortunio può diventare un ostacolo superabile. In questo caso, il senese ed il polacco si possono definire dei veri e propri amanti delle gare e delle quattro ruote. Una passione così travolgente che ha concesso ad entrambi un valore umano immenso: quello di non arrendersi mai, e riprendersi un sogno che sembrava perduto per sempre.

    Nannini: dalla Formula 1 alle vetture Turismo. In mezzo, il dramma

    Dopo aver vinto il campionato Formula Abarth nel 1981, e successivamente quello di Formula 2 nel 1982, Alessandro Nannini, pilota senese fratello della nota cantante Gianna Nannini, si affacciò per la prima volta in Formula 1 nel 1986, al volante della Minardi (con la quale si aggiudicò quattro anni prima il titolo in F2). Con la scuderia faentina trascorse i campionati del 1986 e 1987, emergendo come uno dei talenti più interessanti dello schieramento. A notare per prima le qualità del giovane italiano fu la Benetton, che si aggiudicò Nannini in vista della stagione 1988. Avendo tra le mani una vettura più competitiva, il senese colse qualche piazzamento a punti, e tra questi anche due podi in Inghilterra ed in Spagna, in entrambi i casi al 3° posto.
    Grazie a questi risultati, nel 1989 la Benetton diventò ancor più competitiva, e Nannini migliorò ulteriormente le proprie statistiche. In quel campionato, in assoluto il migliore della sua breve carriera in F1, Nannini colse quattro podi. Oltre a due terzi posti ed un secondo posto ottenuto nell’ultima gara in Australia, il toscano ottenne la sua unica vittoria nel Gran Premio del Giappone. C’è però da sottolineare che quel successo arrivò a tavolino. La gara infatti passò alla storia per il discusso contatto tra Ayrton Senna ed Alain Prost, compagni di squadra in McLaren-Honda in lotta per il titolo mondiale proprio a Suzuka. I due protagonisti entrarono in collisione, lasciando la leadership della corsa proprio a Nannini. Ma mentre Prost fu costretto al ritiro, Senna, con l’aiuto dei commissari di percorso, riprese la gara, fece riparare il danno ai box e recuperò posizioni, superando anche Nannini. Il brasiliano vinse così la corsa ed il titolo mondiale 1989, ma un ricorso presentato da Prost ai giudici di gara cambiò il verdetto. Senna infatti venne squalificato, reo di aver tagliato la chicane dopo la collisione con il francese. Grazie a questa controversa decisione, Prost vinse il mondiale, e con l’esclusione di Senna dalla classifica della gara giapponese fu proprio Nannini a ritrovarsi in prima posizione, vincendo così la gara.
    Il Giappone fu senza dubbio la gioia più grande del senese, ma appena un anno dopo rappresentò l’inizio del dramma personale. Nel 1990 infatti, il pilota della Benetton iniziò benissimo la stagione, conquistando altri tre podi. Le buone prestazioni convinsero i vertici della Ferrari ad avanzare un’offerta allo stesso Nannini per il 1991. Quando la trattativa sembrò andare definitivamente in porto, l’accordo tra il toscano e la casa di Maranello saltò improvvisamente. Secondo i rumors di quegli anni, Nannini avrebbe chiesto un contratto di due anni, mentre la Ferrari avrebbe avanzato un’offerta per il solo 1991, con un opzione per il 1992.
    Nannini così restò alla Benetton, ma alla vigilia del Gran Premio del Giappone, la sua carriera finì improvvisamente. Il pilota infatti, proprietario di un elicottero, incontrò alcune difficoltà durante la fase d’atterraggio. Nannini perse il controllo del velivolo, e nell’incidente una pala tranciò il suo avambraccio destro.
    Seguito dall’equipe medica del Professor Bufalini, Nannini fu sottoposto ad un delicato intervento chirurgico per reimpiantare l’arto. Le operazioni ebbero fortunatamente esito positivo, ma la lunga riabilitazione costrinse il pilota a dover rinunciare alla sua carriera in F1.
    Eppure, una volta spariti i dolori, in pochi avrebbero sperato in un ritorno di Nannini nei panni del pilota automobilistico. E invece il toscano, grazie ad una grande forza d’animo, riuscì addirittura a compiere due test privati a bordo di monoposto di F1: la prima, nel 1992, al volante della Ferrari di Jean Alesi a Fiorano, mentre la seconda quattro anni più tardi nel 1996, questa volta con la Benetton.
    Durante questo periodo di tempo, nel frattempo, il toscano riuscì a partecipare anche a diversi campionati Turismo. Nel 1992 colse ben quattro vittorie nel Campionato Italiano, mentre, dal 1993 al 1997, Nannini si fece notare come assoluto protagonista nel campionato DTM. Al volante dell’Alfa Romeo, Nannini vinse in totale la bellezza di 13 gare, sfiorando il titolo nel 1994. L’appuntamento con la storia, sul circuito di Singen, non si verificò solo per colpa di un bruttissimo gesto del tedesco Roland Asch, che colpì volontariamente l’italiano per far sì che il proprio compagno di squadra (Klaus Ludwig), non perdesse il mondiale. Mancavano solo 5 giri alla fine.
    Ad ogni modo Nannini riuscì comunque a vendicarsi dello scorretto Asch praticando la stessa manovra, ma perdendo il titolo amaramente.
    Dopo l’esperienza nel mondiale GT nel 1997, Nannini appese definitivamente il casco al chiodo, dimostrando di non aver mai perso la stoffa del campione grazie alla sua tenacia ed alla voglia di non arrendersi mai.

    Robert Kubica: dalla F1… alla F1. In mezzo una montagna da scalare

    La seconda storia da raccontare, e che è ancora tutta da scrivere, è quella di Robert Kubica. Il pilota polacco, recentemente tornato a bordo di una monoposto di F1 nel corso dei test estivi in Ungheria, ha molti punti in comune con la carriera di Nannini. Così come fu per il toscano, il polacco è sempre stato considerato, sin dagli inizi, come uno dei piloti più talentuosi presenti nella massima serie automobilistica. Questo nonostante la sola vittoria ottenuta in carriera nel corso del Gran Premio del Canada 2008, quando divenne il primo ed ancora unico polacco ad aver vinto in F1. Una vittoria sola, come Nannini, e per giunta su quel circuito che, solo un anno prima, era stato il palcoscenico di un incidente terribile, che rischiò seriamente di troncargli la carriera.
    Una carriera iniziata nel 2006 al volante della BMW Sauber a stagione in corso. Kubica, nonostante una monoposto in fase di sviluppo ma ancora poco competitiva, colse incredibilmente il suo primo podio a Monza, alla sua terza gara all’attivo, concludendo 3° proprio nel giorno in cui Michael Schumacher annunciò il suo primo ritiro dalla F1. La notizia fu talmente grande che il podio ottenuto dal polacco passò quasi in secondo piano.
    Piano piano, gli appassionati dovettero ricredersi sulle potenzialità di Kubica. Nel 2007, nonostante l’incidente già citato che lo costrinse ad un breve stop, il polacco sfiorò più volte il podio, dimostrando una costanza di risultati impressionante. Nel 2008 poi, Kubica divenne addirittura leader del mondiale dopo la gara di Montreal, conquistando altri sei podi che contribuirono a chiudere la stagione al 4° posto: il suo miglior risultato di sempre. Nel 2009, complice un drastico cambio regolamentare, la BMW Sauber perse competitività, ma ciò non consentì a Kubica di ottenere ancora una volta un podio: 2° in Brasile. Dopo una stagione difficile, il polacco passò alla Renault nel 2010, ottenendo altri tre podi e diversi piazzamenti a punti.
    Proprio quando il talento di Kubica sembrava noto e chiaro a tutti, il destino, come fu per Nannini, presentò un conto salatissimo nel 2011.
    In preparazione al mondiale di F1 di quell’anno, il pilota polacco partecipò al rally ligure di Andona nel mese di febbraio. Un’improvvisa uscita di strada procurò al pilota delle lesioni molto serie alla gamba e soprattutto al braccio.
    Anche in questa occasione, come per Nannini, il polacco subì diversi interventi chirurgici che gli salvarono la vita, ma che costrinsero ad un prematuro ritiro dalla F1. Così come capitò al pilota toscano, anche la riabilitazione di Kubica fu lenta e difficoltosa, ma l’amore del polacco verso il mondo delle corse fu talmente grande da trovare la forza di non arrendersi.
    Già nel 2013 infatti, contro ogni previsione, Kubica partecipò al campionato mondiale di rally (WRC). Al debutto vinse addirittura il campionato nella categoria WRC-2, mentre nella massima categoria ottenne risultati di tutto rispetto, senza però cogliere successi.
    L’esperienza con i rally si concluse definitivamente nel 2016, e senza altri incidenti di percorso che fecero circolare voci false sulle condizioni di salute precarie del pilota.
    Talmente precarie che proprio quest’anno, il sogno di Kubica è sulla giusta strada per realizzarsi. Così come capitò a Nannini (con la differenza che quest’ultimo non provò mai per poter tornare seriamente in F1), il polacco ha recentemente effettuato dei test a bordo di vettura di Formula 1 Renault, compreso il test estivo della scorsa settimana, quando Kubica ha provato la monoposto di quest’anno, facendo segnare tempi incoraggianti ed impressionanti allo stesso tempo.
    Forse è ancora presto per poter immaginare un rientro definitivo di Kubica in F1, ma per lo spirito dimostrato e per quella determinazione incredibile che lo ha portato fino a qui, il polacco meriterebbe davvero di tornare sulle piste del mondiale.
    Se ciò non accadesse, la sua storia è già meravigliosa così.

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    Alessandro Prada | Appassionato da una vita di sport e di F1 in particolare. Cresciuto tra le vittorie di Schumacher e la leggenda di Senna con la Ferrari sempre nel cuore.

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