
Il valzer del mercato di Formula 1 in vista del 2018 è iniziato prima ancora del termine del campionato mondiale del 2017.
Sapevamo già che al termine dell’attuale mondiale, molti team avrebbero cambiato i loro piloti, ma era ormai qualche anno che non si vedevano così tanti volti nuovi a campionato in corso.
Il “casus belli” di questo pre-mercato è stato Jolyon Palmer che, durante l’arco dell’anno, non ha raccolto i risultati sperati e così già ad agosto molti ipotizzavano un fantastico ritorno di Robert Kubica dopo il drammatico incidente del 2011.
Il pilota polacco però aveva bisogno di una migliore preparazione per queste nuove vetture perché aveva affermato che in alcune piste non avrebbe avuto problemi, ma in altre avrebbe fatto molta fatica a portare a termine l’intera gara.
La Renault ha iniziato a guardarsi intorno e un Carlos Sainz che aveva bisogno di cambiare aria capitava proprio a fagiolo.
Tuttavia dopo i primi corteggiamenti, era stato firmato un contratto, ma soltanto per il 2018. Dopo le qualifiche del Gran Premio del Giappone, la Renault ha annunciato di aver raggiunto un accordo con Palmer per liberare il sedile della sua monoposto e far arrivare lo spagnolo della Toro Rosso già dal Gran Premio degli Stati Uniti.
Tutto regolare quindi, peccato che la Toro Rosso aveva già fatto un piccolo investimento facendo esordire il giovane Pierre Gasly al posto di Daniil Kvyat che ormai sembra entrato nella fase discendente di una carriera che sembrava promettente.
Il russo ex RedBull quindi è stato richiamato al volante della STR12 per gli ultimi 4 Gran Premi della stagione, ma subito dopo è nato un altro problema, ovvero Pierre Gasly non sarà presente in America perché a Suzuka si giocherà il titolo della SuperFormula Asiatica.
Inizialmente il team Mugen della Honda aveva lasciato via libera al giovane francese che aveva detto di preferire il Gran Premio in Formula 1, ma dopo pochi giorni i giapponesi hanno cambiato idea e hanno deciso che Gasly deve essere presente alla gara conclusiva e giocarsi il titolo in palio.
La Toro Rosso si è trovata quindi in una situazione al quanto singolare: da una parte la Renault ha portato via il loro pilota di punta prima del previsto, dall’altra la Honda ha cambiato idea nell’arco di pochi giorni e ha tolto anche il secondo pilota e infine Daniil Kvyat, che negli ultimi periodi non sta vivendo in buoni rapporti con RedBull, è l’unico che può aiutare il team di Faenza.
Il russo ha accettato di tornare in pista con la STR12 anche se ancora non si hanno conferme per il suo futuro, ma resta comunque una questione da risolvere, ovvero chi è il secondo pilota?
Durante la settimana sono stati fatti vari nomi, tra cui alcuni abbastanza importanti come Sebastien Buemi o Josef Newgarden, ma alla fine la scelta è ricaduta su un pilota che è sempre stato vicino alla Formula 1, ma non vi è mai entrato.
Brendon Hartley ha avuto occasioni fin dalla maggiore età, compiuta nel 2008, ma è sempre stato nominato terzo pilota e non ha mai avuto occasione di confrontarsi con i piloti migliori del mondo.
Ha ricoperto questo ruolo sia per la RedBull che per la Toro Rosso, ma per un certo periodo è stato anche nell’orbita Mercedes.
Sicuramente la vittoria alla 24h di Le Mans nel 2017 ha dato una certa importanza alla sua carriera e adesso, anche se vicino ai 30 anni, può avere l’occasione di provare una vettura da Formula 1 per un intero week-end.
Il pilota di origine neozelandesi ha commentato così la sua opportunità: “Che sensazione incredibile! Questa opportunità è stata una vera sorpresa, ma finora io non avevo mai rinunciato alla mia ambizione di raggiungere la F1, un sogno sin da quando ero bambino”, e dopo aver ringraziato la RedBull e la Toro Rosso, il pilota neozelandese invita tutti a tenere i piedi per terra: “Non voglio caricare il mio debutto in F1 di attese eccessive, ma mi sento davvero pronto per affrontarlo”.
Insomma un’occasione più unica che rara quella capitata al vincitore dell’ultima 24h di Le Mans, ma questo Gran Premio degli Stati Uniti può essere un’arma a doppio taglio.
Se Hartley farà bene potrà anche ambire ad un sedile per il 2018 visto che alcuni posti sono da definire, tra cui proprio un sedile in Toro Rosso, ma se farà male le porte della F1 si chiuderanno una volta per tutte e dovrà dire addio al suo sogno infantile.
Una gara può essere davvero importante, come ci ha mostrato Paul Di Resta che è stato chiamato all’ultimo per sostituire Felipe Massa nel Gran Premio d’Ungheria, ma adesso è uno tra i diretti contendenti al sedile Williams del 2018. Forse a Brendon Hartley può capitare la stessa occasione, dovrà sicuramente mostrare un rapido adattamento alla vettura e avvicinarsi il più possibile ai tempi di Daniil Kvyat, che, nonostante il periodo nero, rimane un pilota di Formula 1 con una bella esperienza.
Oltre a questo il pilota neozelandese dovrà saper gestire bene una gara, anche se gli saranno concessi alcuni errori e infine qualche sorpasso potrebbe far salire le sue quotazioni.
Gli Stati Uniti quindi ci risolveranno due interrogativi:
La lotta per il titolo è sempre aperta? Ma soprattutto, un vincitore della 24h di Le Mans è all’altezza dei piloti di Formula 1? Confronti difficili da fare, ma che da sempre alimentano la curiosità dei tifosi.