
@FormulaHumor presenta su CircusF1.com il riassuntone del campionato mondiale 2017 di Formula 1. Ecco a voi la prima parte…
È finito un altro mondiale.
Tecnicamente sulla carta mancano ancora 2 gare, ma nella sostanza, è finito un altro mondiale.
Mondiale che un’altra volta ha visto trionfare gli uomini in grigio.
Ma almeno quest’anno si può dire che è stato tutto un po’ diverso.
Certo è che le premesse erano magnifiche per i sostenitori della rossa, con un’auto che FINALMENTE si presentava come una specie di rivoluzione rispetto agli anni passati.
Ricordo infatti le sensazioni del giorno della presentazione.
Maurizio, Binotto, i due piloti, Giovinazzi e la macchina.
Bella, come poche negli ultimi anni, e dentro ad un box che manco in centro a Milano per mettere la vespa.
Il box si apre, loro zitti, niente pompa magna, niente annunci, niente “è il nostro anno”, niente proclami irrealizzabili, niente spiegazioni di dettaglio, solo il silenzio.
Un’unica idea: “testa bassa e lavorare”.
Che a me di questo slogan non me n’è mai importato nulla all’inizio, e poco mi è interessato poi, durante tutto l’anno automobilistico.

Una cosa però che mi aveva colpito c’era. Anzi, due.
La T-wing, e le “bocche” delle “pance”.
Un segno, piccolo, ma di innovazione, di voglia di rischiare con soluzioni nuove, un segno che indicava qualcosa NON detto a parole, un NON-slogan, ma un’idea che FINALMENTE tornavo a vedere nelle teste della rossa: “quest’anno non rincorriamo la roba d’altri, quest’anno dettiamo la strada.”
Non avete idea (e davvero non la avete) delle speranze che mi ero fatto per questa stagione.
Che però, diciamocela tutta, era iniziata BEN PRIMA.
Questa edizione del mondiale di F1 rimarrà alla storia ANCHE, e non solo, per le lettere. Le mail. Le richieste alla FIA.
Una foresta amazzonica disboscata interamente solo per fornire carta bianca su cui scrivere lamentele per bloccare innovazioni studiate furbescamente per riempire in “buonafede” buchi regolamentari.
La Ferrari che tenta il giochino del “blocchiamo lo sviluppo Mercedes a 3 settimane dal lancio con una bella domandina sulle sospensioni”, e la Mercedes che in tutta risposta chiederà controlli così approfonditi che stupisce quanto l’azienda tedesca sia stata costretta a seguire le info del buon Allison, che si è spinto sino a toccare il fondo, letteralmente, ma della Ferrari.
Una Mercedes bella, sin dall’inizio, ma difficilmente domabile.
Con un motore potente, sin dall’inizio, ma forse meno performante di quello Ferrari, e un’aerodinamica da far passare notti insonni al miglior Newey, il quale a sua volta fa presentare la RedBull con un nome che sarà premonitore per le prime prestazioni, e con un buco, questa volta non nel regolamento, ma nel muso della macchina.
Il famoso BUCO
Roba da far scervellare tutti i tecnici, roba che ha spinto menti del calibro di Bruno e Piola a SUPPORRE informazioni sulla sua funzione.
Un buco, alla fine, messo lì per convogliare l’aria, e niente più.
Se non fosse che querst’aria, sulla RedBull è da anni comandata dal sapiente lavoro di Adrian, che è un po’ come avere nel team di progettazione la reincarnazione di Eolo che ti fa il telaio, e quella di Pierino, che ti fa il motore.

Un discorso a parte andrebbe fatto poi per McLaren, che col suo arancion carota e le branchie sull’anteriore, avrebbe dovuto fare il botto quest’anno.
E a quello c’ha infatti pensato la Honda, per la gioia di Fernando, che non vede una macchina competitiva dai tempi di Briatore.
Inizia il mondiale
Inizia il mondiale e la Ferrari, che fino all’anno scorso aveva visto una vittoria con il telescopio Hubble inizia a macinare prestazioni fenomenali. Roba da non crederci. Vince e convince. L’affidabilità c’è, la potenza c’è, e soprattutto la gente inizia ad essere convinta che il passo corto abbia senso, ed è un’ottima scelta, soprattutto perché prima o poi arriverà Montecarlo, e a voglia lì, a fare le curve con una limousine.
Le gare si susseguono con un’alternanza di vittorie rosse e grigie, spiegate, in maniera semplice, da un concetto che mi fa schifo e mi piacerebbe approfondire: “la pista si adatta più ad una, o all’altra macchina”.
Questa cosa mi fa rabbrividire, appunto.
Il concetto che una pista si ADATTI o sia più favorevole ad una macchina che ad un’altra è assurdo.
Siamo passati dall’epoca in cui le auto cambiavano assetto e parametri meccanici PER ADATTARSI alla pista, al punto in cui sappiamo a priori quale auto farà fatica perché più di tanto una scuderia non si può spingere o non ha manco senso che lo faccia, e sia più conveniente che provi a contenere i danni, che tanto quel GP non gli è “congeniale”.
La F1 muore un po’ qui, un po’ per l’halo (di cui parleremo alla fine), e un po’ col fatto che sta diventando la sagra del pulito e dell’amore per l’ecologia, tanto che Liberty adotterà un panda per ogni litro di olio combusto.
Le piste. Signori, le piste
Soffermiamoci un attimo sul concetto di pista, perché quest’anno ne ho viste di ogni.
Siamo passati dalle meravigliose curve di autodromi costruiti ad hoc per esaltare le caratteristiche delle autovetture (come la potenza in rettilineo, l’accelerazione fuori curva, la tenuta con chicane da mozzare il fiato, ecc), a gp CITTADINI.
In pratica, “DICESI PISTA quella cosa fatta in mezzo ad una città tra semafori e rotonde, in cui non ci passano due macchine assieme, c’è una zona DRS inutilizzabile, i muri DENTRO al tracciato, i box costruiti sotto i condomini, la pitlane in curva, senza un vero e proprio rettilineo e non viene nessuno a vedere il GP perché gli basta uscire sul balcone di casa”.
Viviamo di VirtualSafetyCar e di SafetyCar ad ogni pseudo-montecarlo dei poveri in cui andiamo.
Signori, ABBIAMO UN GP IN CUI HANNO DOVUTO STRINGERE LA CARREGGIATA PERCHÉ C’È DI MEZZO UN CASTELLO MEDIEVALE.
E mi state dicendo che dobbiamo avere delle piste che SI ADATTANO alle diverse macchine?!
Allora il GP di Baku si adatta alla SMART.
Il gp di Baku.
Fatemi “rientrare in carreggiata” col discorso che stavo facendo (ahah come sono simpatico) con il GP di Baku.
Il GP che ha causato le prime FAVOLOSE polemiche che hanno portato il sottoscritto a prendere tanti di quegli insulti, che mi avrebbe dovuto difendere persino la signora Selvaggia.
Dopo una meravigliosa safetycar, a Hamilton, a cui sistemeranno poi il poggiatesta nella maniera meno sicura possibile, viene la brillante idea di non accelerare in uscita dell’ultima curva, prima della ripartenza. Il genio e l’estro di Sebastian fanno sì che lui vada a toccare leggermente al posteriore il britannico, quel tanto che basta per far partire al tedesco i 5 minuti, affiancarlo e speronarlo da sinistra, chiudendolo verso destra.
Io, in un impeto di stupidità e di voglia di essere inspiegabilmente onesto con me stesso, me ne esco con “Bastianino ha fatto una cavolata a colpirlo”.
Apriti cielo e venga a me la pioggia di cavallette.
Ma, per carità di Hulkenberg, facciamo che era davvero braketesting e Vettel ha fatto bene, che non voglio litigare di nuovo.
Sta di fatto che da questo punto in poi bimbo Gigi e Fettel (detto alla Giovannelli) iniziano a punzecchiarsi, tanto che la lettera di scuse di Seb, all’indirizzo di Lewis, è laccata col cianuro.
Infatti, dopo la missiva di Resta per le sospensioni Mercedes e quella di risposta Mercedes per il fondo Ferrari, ci voleva proprio quella di scuse di Vettel (scritta per evitare punizioni abbastanza severe), dettata da Gianni Todt.
Altro che F1, quest’anno il programma “C’è Posta per Te” è partito in anticipo.
E mi scapperebbe pure un “Maria chiudi la busta”, se non stessimo ancora cercando di capire a suon di reclami se le sospensioni RedBull sono molto furbe e regolari o troppo furbe e illegali.
Che poi – passo idietro – diciamocelo, chi si dimentica la storia del fondo Ferrari è complice di Allison.
Una Ferrari molto competitiva, forse troppo, che viene tradita con un bacio, dato, o almeno suggerito, da Allison, che sa come e dove intervenire.
Tolto il fondo flessibile, che nelle prime gare aveva permesso a Ferrari di passare nelle diverse zone di pista da un rake paragonabile a quello di un pullman, a quello che dava carico aerodinamico di un 747 in volo rovescio, la scuderia di Maranello si trova spaesata, intimorita, e le prestazioni iniziano a calare.
Serve un nuovo fondo, e il nuovo fondo arriva presto e bene.
Già perché quest’anno la novità in casa Ferrari è che gli aggiornamenti introdotti funzionano correttamente come sperato. Vengono introdotte novità, nuove t-wing, un posteriore a cucchiaio (palesemente plagio a Mercedes, ma con sostegni a forma di cigno), e una serie di ali, alette, alucce, che funzionano sempre e bene. E come detto, va anche a finire che il nuovo fondo, introdotto per contenere i danni dell’approfondimento regolamentare, alla fine i danni li contiene davvero!
Quindi vi starete chiedendo, “ma se la Ferrari ha fatto un buon lavoro pure con gli update, come mai ha perso?!”
Eh, ragazzi miei. Fatta la legge, trovato l’inganno.
La Mercedes, che poteva tranquillamente prendere il largo, mentre Ferrari annaspava per recuperare i decimi persi per le scelte fatte ad inizio anno e poi bocciate dalla FIA, salta fuori con una bellissima scoperta riguardante l’olio motore. (Roba che esiste da sempre, ma per vincere un mondiale ti attacchi a tutto.)
Facciamola semplice
Sappiamo tutti che da regolamento la benzina ha più limitazioni sulla composizione di quante ne abbia una pastiglia per il cuore, e quindi le scuderie sono VINCOLATE all’utilizzo di combustibili particolari ma che non sono in grado di variare su grande range la quantità di potenza che possono erogare. (SmilexTech e i miei professori mi ucciderebbero sapendo che ve la spiego così)
Come si ovvìa a questo annoso problema?! Tutti i motori hanno bisogno di olio per la lubrificazione, meno regolamentato della benzina. Quindi se metto TAAANTO olio, con additivi ad hoc, questo CASUALMENTE straborderà in camera, farà combustione con la benzina, e SBABAM, ottengo potenza in più.
Ed ecco che Mercedes si sveglia, chiede info sulla cosa, e la FIA che non ha niente di meglio da fare se non penalizzare Verstappen, richiamare Vettel e correggere a caso i buchi regolamentari, se ne esce con un’idea così stupida che se non sapessi che è idea loro, non potrebbe essere di nessun altro: avvisa tutti i team che da una data particolare, ovvero da MONZA, il regolamento cambia, con olio ovviamente limitato ad essere in quantità minore.
E qui Mercedes e Ferrari fanno due scelte diametralmente opposte: Mercedes sceglie di portare l’omologazione della quarta PU PRIMA della nuova regolamentazione, mentre Ferrari (forse in ritardo sullo sviluppo dei nuovi cavalli da aggiungere alla versione 3) decide di aspettare.
Bisognerebbe a questo punto fare un discorso ENORME sui vantaggi e gli svantaggi di aver portato già quest’anno una PU che rispetta questi vincoli che rimarranno anche l’anno prossimo, rendendo tutto ancora più difficile considerando che il numero di motori e di componenti è costretto ad essere limitato ulteriormente, ma il discorso sarebbe tecnico e noioso, e limitiamoci dunque ad analizzare oggettivamente il risultato sul mondiale appena concluso.
Scelta dei grigi che si è scoperta essere infatti la più furba e vincente, in quanto con una buona probabilità i drammi che hanno afflitto i ferraristi negli ultimi GP prima di quello del Messico sono da attribuire o comunque legare alle nuove componenti del propulsore, che si è rivelato non in grado di garantire una totale affidabilità. Fermo restando poi che dovevano essere 50 cavalli (che non si sono visti), ma soprattutto che a Singapore “Verstappen poteva e doveva frenare”.
E quest’anno i drammi tecnici di una Ferrari fenomenale sono stati davvero da ridere, o quanto meno più inspiegabili di quelli dell’anno scorso, in cui le sospensioni si bloccavano lasciando il pilota su tre ruote, gli acceleratori diventavano all’improvviso bloccati da lampadine nell’abitacolo e altri eventi paranormali.
Ribadendo il fatto che è paradossale comunque che un’auto lasciata in parco chiuso la sera prima, perfettamente funzionante, si ritrovi la mattina dopo a cadere a pezzi o con danni a quelle poche cose fondamentali come un turbocompressore o una candela d’accensione, io al fatto che esista un sabotatore non ci crederò mai.
Anche perché mi dovreste spiegare dove si deve essere nascosto questo fantomatico franco tiratore per far scoppiare l’estintore sotto al sedere di Vettel durante le FP dell’ultimo GP.
E dunque, con questo ultimo aneddoto, e avendo descritto (per oggi) già abbastanza, direi che resta una cosa sola da fare: aspettare la conclusione del discorso, e del riassuntone del mondiale, nella seconda parte!
