
Che cosa ricorderemo di questa prima stagione della nuova Formula Uno targata Liberty Media? Innanzitutto, i tentativi di Bernie Ecclestone di farsi invitare da coloro che critica beffardamente ogni volta che avanzano una proposta per rinnovare lo spettacolo che lui stesso ha contribuito a creare e a espandere, ma anche a sclerotizzare; in secondo luogo, i tentativi maldestri della nuova Sacra Trimurti – formata da Rossbròn, BaffoCheConquista e Quellaltro – di portare novità regolamentari scontentando, a turno, Ferrari, Mercedes, Renault e Red Bull da un lato e tutte le altre scuderie dall’altro; infine, ultimo ma non per questo meno importante, l’aver accettato allegramente l’introduzione dell’abominevole Halo imposto dalla FIA per imprescindibili ragioni di sicurezza.
Novità , rivoluzione, coinvolgimento. Nel solco dell’americanissimo one for the money, two for the show, Liberty Media si è lanciata in una campagna di svecchiamento della Formula Uno in ordine a un maggior coinvolgimento del pubblico, sdoganando alcuni comportamenti che, durante la Teocrazia del Grande Zio Canuto, sarebbero suonati come una bestemmia, tipo rendere disponibili contenuti video, eliminare le restrizioni alla condivisione social anche da parte dei piloti stessi (mai bloccare Instagram a Hamilton, stolti!), incoraggiare la partecipazione del pubblico attraverso eventi collegati a gran premi e offrire i relativi quindici minuti di celebrità a ogni sciroccato che si presenti conciato da Darth Vader o da T-rex in tribuna. Il tutto è culminato nello show di presentazione dei piloti sulla griglia di partenza del Gran Premio degli Stati Uniti, con tanto di speaker e toni enfatici secondo lo stile della boxe professionistica, ottenendo come immediato risultato la spaccatura esattamente a metà dei fan della Formula Uno: da una parte, coloro che apprezzavano entusiasticamente e senza riserve quel tributo scintillante a uno sport troppo spesso definito freddo e “per saputelli”; da un’altra parte, coloro che sono inorriditi per l’inserimento forzato di una pacchiana esibizione che nulla ha a che fare con la classe europea della massima categoria del motor sport. Le due fazioni, inutile precisarlo, si sono combattute senza esclusione di colpi sui social e sono incompatibili, fieramente opposte e inconciliabili. Che dire? Bene, purché se ne parli, ma avremmo volentieri evitato le risse.
Ma il grande sforzo di Liberty Media non è finito qui. Rossbròn, BaffoCheConquista e Quellaltro sanno bene che non basta coinvolgere il pubblico appiccicando concerti o spettacoli di contorno a un weekend di Formula Uno, perché per rendere più avvincente uno sport che è anche uno spettacolo occorre operare su quanto ha, negli anni, castrato la spettacolarità delle stagioni e dei gran premi. E di storture da raddrizzare ce ne sarebbero! I tre, quindi, si sono trovati di fronte a un elenco di massima, che immaginiamo contenere:
- Un ossessivo regolamento, suscettibile di essere irrigidito o modificato anche a campionato in corso;
- Un delirante sistema di penalitĂ che punisce piloti e scuderie sulla griglia di partenza per ogni sostituzione meccanica, anche la piĂą banale, che si dovesse rendere necessaria;
- La quasi impossibilitĂ di testare e quindi di correggere o modificare un progetto che potrebbe presentare delle pecche o delle lacune gravi;
- Costi esorbitanti che costringono le piccole scuderie a vendersi agli sponsor, assoldando dei paracarri pieni di soldi al posto di piloti veri;
- Gap prestazionali pesanti fra scuderie, per cui ci si trova ad assistere a un campionato diviso in due, se non in tre, classi di competitori, con il risultato che vincono o arrivano a podio sempre gli stessi (salvo apocalissi, ruotate e poggiatesta ballerini);
- Un grave problema di disorganizzazione, che si traduce in un problema di sicurezza, in certi autodromi sorti dal giorno alla notte in Paesi privi della benché minima cultura dell’automobilismo, che si ripercuote direttamente sullo spettacolo (indimenticabile la scena da nouvelle vague andata in onda a Sochi, quando si è scelto di lavare ettolitri di materiale viscoso malamente sversato sulla pista).
Questo solo per iniziare. Sembrano rimostranze ponderate e condivisibili a tutti i livelli, dunque – devono essersi detti Rossbròn, BaffoCheConquista e Quellaltro – se cominciassimo a correggerne uno a caso della lista, sicuramente faremo un lavoro apprezzato e saremo più amati del trio di Daitarn 3. E così, all’erta e pieni di brio, i tre passano i mesi da marzo a novembre a promettere mirabilie: leveremo queste indecenti penalità tecniche, cambieremo i regolamenti dei motori perché è impensabile che un costruttore desideri costruirne uno, faremo più gare in Europa, faremo più gare in America, avvicineremo gli spettatori ai piloti, sconfiggeremo i Meganoidi!
Intanto, Pirelli tira fuori l’ennesima mescola dell’ennesimo colore modaiolo. Stavolta tocca al rosa, la prossima sarà la Cubo di Rubik: devi azzeccare la giusta sequenza altrimenti rischi di mandare la monoposto in pista con quattro gomme diverse, per la gioia della Williams che già a Spa 2015 aveva precorso i tempi. Novità , rivoluzione, coinvolgimento!
E poi, in una grigia giornata di novembre, a titolo giĂ assegnati, ecco che Liberty Media decide di fare un passo deciso verso quel cambiamento tanto auspicato, annunciando una significativa novitĂ per il futuro immediato della Formula Uno. La rivoluzione investirĂ la percezione stessa che ne ha il pubblico e sarĂ segno tangibile che si sono definitivamente tagliati i ponti con il passato, il vento della novitĂ si spargerĂ in tutti i laghi e in tutti i luoghi.
Avete eliminato le penalitĂ ? No, meglio!
Avete tolto il parco chiuso? Pff, roba da dilettanti!
Avete rimandato Halo? No, sennò Todt si arrabbia.
Avete abbassato i prezzi dei biglietti? Ahahahahahahahahaha! Divertente! No.
Abbiamo deciso di cambiare logo.
Sì, davvero. Abbiamo già tre proposte fichissime, guardate!

Cercheremo di essere obiettivi e commenteremo codeste opere dell’ingegno senza che il nostro disprezzo si spanda in tutti i laghi e in tutti i loghi… pardon, luoghi.
La prima proposta esemplifica pedissequamente la caratteristica preminente dei magnifici Tilkodromi: curve noiose con enormi vie di fuga; ricordarci l’asfaltatura della Parabolica, l’annientamento della Peraltada, lo stupro dell’Hockenheimring a ogni fotogramma configura reato di tortura e crudeltà , da immediato deferimento alla Corte de l’Aja.
Quanto alla seconda proposta, sembra una citazione del percorso compiuto con la sua Lotus durante il Gran Premio del Brasile del 2012 da Kimi Raikkonen, quindi verrebbe apprezzato solo dai sostenitori del finnico e nemmeno con tanto entusiasmo, per cui per noi è bollita… pardon: bandita!
La terza proposta ci sentiamo di imputarla a un malfunzionamento del toner della stampante.
Liberty Media, Rossbròn, BaffoCheConquista e Quellaltro: logo o son desto? Per dare una nuova immagine di qualcosa non sempre vale partire dall’immagine, deturpando qualcosa che ha assunto anche un significato storico, oltre che avere dei perfetti canoni stilistici. Vorremmo campionati più combattuti, regole leali e comprensibili, un ridimensionamento della componente tecnologica a favore di quella umana, non che ci togliate anche ciò a cui siamo affezionati. Concentratevi sulla sostanza: l’immagine ne beneficerà . A meno che non vogliate essere ricordati come coloro che vennero per restituire alla Formula Uno lo spirito di una competizione ai massimi livelli e finirono per sostituire quello spirito con il fumo, dopo essersi mangiati l’arrosto.