
La Formula Uno sta tornando!
L’anno scorso gioivamo di fronte alle gradevolissime linee della Toro Rosso, feudo bibitaro sì ma orgogliosamente italiana, mentre apprezzavamo le scelte di rottura della solita Force India, scesa in pista con una monoposto rosa a sfidare lo status quo e l’orgia di battute più o meno corrette che ne è conseguita. Speravamo, scaramantici, nella sorte della Ferrari e guardavamo con un misto di orrore e timore quello strano buco con la Red Bull intorno, mentre i dominatori della Mercedes sfilavano con una monoposto impressionante. La McLaren Honda, intanto, proseguiva il suo calvario di propulsori singhiozzanti e livree incerte, esibendo una colorazione nero e arancio che avrebbe dovuto evocare il glorioso passato ma invece ricordava molto da vicino la mitica Arrows a bordo della quale un Bernoldi in cerca di gloria tenne dietro Coulthard per tre quarti di Gran Premio a Monaco nel 2001.
In ogni caso, l’anno scorso eravamo trepidanti già solo al pensiero di macchine finalmente gradevoli da guardare, nonostante certe falliche appendici aerodinamiche; quest’anno, invece, un incipit simile suona quasi come una minaccia.
Ogni velleità edonistica nel 2018 è stata, infatti, ricacciata nella caverna platonica a leccarsi le ferite, dopo essere stata brutalmente castigata dal discusso Halo, un dispositivo che dovrebbe garantire una maggiore sicurezza ai piloti ma che, per ora, pare solo una specie di ringhiera sgraziata messa di traverso all’abitacolo, che i suddetti piloti devono scavalcare per raggiungere il sedile. Solo le prime immagini del posteriore dell’Alfa Sauber e soprattutto la presentazione della Ferrari SF71H hanno riportato un raggio di luce nella caverna. Senza imbarcarmi in una disamina tecnica, che troverete altrove, la Force India, da Pantera Rosa che era, è passata a somigliare al Piedone, un gelato da passeggio variegato alla panna e fragola che era la fissa di noi bambini degli anni ’80, mentre la McLaren… Beh, confesso che mi aspettavo molto dal ritorno al color papaya orange degli inizi, tanto da aver ordinato al mio parrucchiere le meches di quel colore; ora che l’ho vista, avendo negli occhi le immagini di Bruce McLaren negli anni Sessanta, mi dà l’idea qualcosa di plastico, di artefatto, come gli zuccheri aggiunti delle aranciate commerciali alle cui confezioni somiglia pericolosamente. Il glorioso passato non ritorna a colpi di immagine, purtroppo.
Beato chi può limitarsi alle livree però, perché c’è qualcos’altro.
I Nuovi Eminentissimi Capoccioni, infatti, in preda a una crisi di efficientismo tutta a stelle e strisce, hanno deciso che non potevano lasciarci crogiolare nel rassicurante letargo invernale, quello durante il quale il formulomane medio soffre una crisi di astinenza tale da ragionare in termini di undercut perfino durante il burraco natalizio, ma hanno ideato una serie di rivoluzionare iniziative volte a far cambiare davvero marcia a questa Formula Uno e a far capire una buona volta a tutti che il tempo della gerontocrazia a senso unico di Mr.E era definitivamente tramontato.
Ammaliati dalla grazia baffuta di Chase Carey e dalle promesse di Ross Brawn sull’abbattere a colpi di ascia questo asfittico regolamento che ha ucciso la creatività e la libertà di sperimentare, abbiamo perso di vista Sean Bratches, il direttore commerciale di Liberty Media, il terzo componente della Sacra Trimurti, quello che nessuno aveva ben capito cosa facesse. Così, mentre gira il mondo alla ricerca di affascinanti tracciati cittadini in posti in cui alla gente nulla o poco più interessa della massima serie dello sport a motori, ecco le sue sconvolgenti proposte:
- nuova posizione per le telecamere, più basse per “aumentare il realismo”, cioè per rendersi meglio conto di quanto faccia schifo l’Halo da tutte le prospettive;
- numerosi spotter lungo il tracciato per suggerire al race control quali sorpassi inquadrare, cioè quelli ai doppiati, quelli che avvengono ai box e quelli fasulli da DRS;
- nuova grafica, giusto per ribadire le accattivanti linee di quell’allegoria di un tilkodromo che hanno scelto per logo;
- nuovi microfoni, per sentire meglio power unit che fanno pochissimo rumore;
- musica durante le gare, ma non sperate di ascoltare la Mattinata di Leoncavallo cantata da Pavarotti durante il giro veloce di Monza;
- uso di highlights durante la gare, sarebbe a dire il caro vecchio replay della Rai Tv alla quale giustamente non hanno voluto rinnovare gli accordi di trasmissione dei diritti in chiaro;
- nuovo sito e un servizio di streaming in diretta delle gare disponibile in moltissimi Paesi.
“Avremo le gare in streaming direttamente dal sito della Formula Uno! Grazie Liberty Media! Tiè beccati questa, brutta esosa Sky!”
Ehm, no. Nella lunga lista di Paesi ammessi alla sperimentazione dello streaming – a pagamento ma a costi notevolmente contenuti rispetto a un abbonamento di pay tv – manca l’Italia, proprio per una questione di diritti in esclusiva. A godere di questo nuovo e rivoluzionario servizio c’è, tuttavia,  una nutrita rappresentanza di arcipelaghi tropicali, come Saint Kitts e Nevis, famoso per aver dato i natali all’ultimo Campione del Mondo e primatista dei cento metri non statunitense prima dell’avvento di Usain Bolt, l’amico di Hamilton, vale a dire Kim Collins. E me lo immagino Kim Collins al ricevere la notizia: “Voglio l’Halo anche io! Correrò con una bacchetta da rabdomante in testa per festeggiare!”
Il parere di Ato Boldon da Trinidad e Tobago, altro celebre centometrista proveniente da un altro arcipelago inclusonell’offerta, mi è purtroppo ignoto.
Sono perplessa. Sembra di trovarsi davanti a gente che affronta la questione Formula Uno alla maniera di una reginetta di bellezza di fronte ai problemi della società : ciao, sono molto onorata di essere qui, da grande vorrei fare la modella, sono fidanzata con un calciatore e mi impegnerò per la pace nel mondo diventa ciao, siamo molto onorati di essere i nuovi padroni della Formula Uno, sarebbe bellissimo se fosse come un superbowl , amiamo le pay-tv e i loro prodotti ma ci impegneremo affinché questo sport bellissimo non perda i suoi appassionati.  E così, proprio alla maniera di una miss che guerreggia a colpi di misure e stacchi di gamba pur dichiarando di non voler avere successo solo per la bellezza, Liberty Media, dopo aver dichiarato di volersi impegnare per le donne nel motorsport, elimina le grid girls e si ferma là .
Non avevamo bisogno di spotter, angoli di ripresa da cinema action o commenti musicali. Bastava un segnale di disponibilità , tipo trasmettere in chiaro e in diretta i test del Montmelò, così come fa la MotoGp da anni, per avere un immediato riscontro di un pubblico formato da appassionati competenti, quelli che sono disposti a pagare gli abbonamenti e i biglietti. Ma Liberty Media no: vuole la pace nel mondo.
Venivamo da una gerontocrazia e ora ci ritroviamo governati da Miss America? Speriamo di no!
Tutto sommato, però, le premesse dal lato sportivo sono incoraggianti e credo che sarà comunque un bel campionato.
Allora buon 2018, amici!
Vi lascio con questi pensieri sparsi: non voglio passare per una che pensa solo al proprio aspetto, ma mi aspettano le meches!