
Nella giornata di ieri si è tenuto a Milano lo #SkyMotoriDay, la presentazione ufficiale del palinsesto a due e quattro ruote che verrà offerto quest’anno agli abbonati della pay-tv. La stagione più ricca di sempre potrà beneficiare inoltre di una qualità tecnologica sempre più avanzata, portata da SKY nelle case degli appassionati.
A margine dell’evento di presentazione, siamo riusciti a intercettare Carlo Vanzini, voce accattivante della Formula 1 italiana, per esporgli qualche nostra domanda sulla Formula 1 e sui suoi protagonisti.
CircusF1: Qualche parola sulla stagione che prenderà il via a Melbourne: riuscirà la Ferrari a colmare il piccolo gap con Mercedes, o come spesso si è detto l’anno scorso, sarà Mercedes a dover colmare un minimo gap telaistico con la Rossa?
Carlo Vanzini: “La Ferrari doveva colmare il gap di affidabilità perché, di fatto, il mondiale dello scorso anno si è deciso per episodi legati a una candela, a degli elementi che hanno costretto allo zero i due piloti. Si può infatti affermare che la Ferrari il gap con Mercedes l’abbia già chiuso nel 2017. Non sarebbe una forzatura dire che la Ferrari aveva addirittura superato la Mercedes nel corso della scorsa stagione. Adesso serve che tutto funzioni alla perfezione, dall’affidabilità sino al rendimento dei piloti. Ci vuole sempre la massima concentrazione. Non si possono permettere episodi stile Baku (ruotata a Hamilton) o altri passaggi a vuoto. Se anche in questo 2018 verrà confermato un tale livello dei due team, sarà un ruota a ruota davvero pazzesco, epico. Speriamo possa essere così con l’inserimento di variabili quali Red Bull o anche Alonso, che speriamo possa esser parte della lotta. Questo deve essere l’anno Ferrari, non dico che alla fini arrivi sicuramente il titolo, ma dev’essere un campionato giocato quanto meno fino all’ultima bandiera a scacchi”.
CF1: Quest’anno chi fa più paura tra i due team? Una Ferrari che ha aumentato il passo e che ha svolto un lavoro di continuità rispetto all’anno scorso, oppure una Mercedes, per cui si parlava addirittura di rivoluzione, che è andata ancor più ad estremizzare i concetti già portati avanti nel 2017?
C.V.: “Di partenza deve far paura la Mercedes. Lo dicono i numeri, ha dominato tutta l’era power unit, ha vinto il 90% delle gare disputate. Non ricordo un team che ha dominato così tanto se non la McLaren con Senna e Prost alla fine degli anni ‘80. La Ferrari con Schumacher, se andiamo a vedere i numeri, non ha vinto così tante gare rispetto a quelle disputate. Ricordiamo però che la Ferrari dell’era Schumacher è arrivata a sei titoli costruttori consecutivi contro i quattro attuali di Mercedes. Proprio la Mercedes ci tiene molto a raggiungere i record di quell’era. Per questo motivo, almeno in partenza, come in tutti gli sport, deve far paura chi è stato cannibale fino a poco prima. Se nel tennis è Federer, se nel calcio italiano è la Juventus, il pronostico non può prescindere dalla Mercedes”.
CF1: Un’ultima battuta sul campione del mondo Lewis Hamilton: quanto vale davvero questo pilota, e che uomo si cela dietro alla figura del campione affermato circondato dal jet set e da mille attenzioni?
C.V.: “Per chi come me è cresciuto con la Formula 1 di fine anni ’70 fino agli anni ‘90, si fa davvero fatica a dare il giusto peso a Hamilton. Lui non può esprimere sé stesso, se non tramite i social, come potevano a differenza fare i piloti degli anni ‘80. Se godesse della libertà di cui disponevano i piloti di quell’epoca, avremmo forse avuto un Hamilton che va in giro a torso nudo come faceva James Hunt, forse accompagnato da mille ragazze. Adesso invece ci sono certe etichette da rispettare. Infatti, il vero Hamilton lo vediamo quando utilizza i social, o quando tiene la visiera abbassata per non far vedere gli occhi. Secondo me lui è il vero pilota di Formula 1, nell’immaginario del ragazzino che vede nel pilota di formula 1 l’eroe: veloce, circondato da belle donne, fa una vita straordinaria, jet privato, vince un gran premio e il giorno dopo è a New York con Justin Bieber. Credo che per chi cerca un eroe, considerando poi che per altre cose è meno da prendere come esempio, Hamilton sia uno che incarna questo ruolo. Lo dicono i numeri, ha fatto più pole di Schumacher con meno gran premi all’attivo, quindi lui sta scrivendo la storia. È stato il primo pilota nero in Formula 1, con tutte le pressioni che questo comportava. Ha sicuramente faticato, fatica ancora a volte quando è sotto pressione, ma secondo me lui è un numero uno. La cosa straordinaria è che si trova contro un altro numero uno che è completamente opposto, come Sebastian Vettel. Chi ha visto Rush e non ha vissuto come me quegli anni può rivedere con caratteristiche diverse questa rivalità. Uno (Hamilton) socializza, l’altro (Vettel) non ha neanche i canali social. Uno (Hamilton) è sempre in prima pagina, l’altro (Vettel) sparisce per tre mesi, però è chiuso al simulatore a fare il suo. E il bello è li, avere una sfida tra due persone completamente diverse”.