
L’ex team manager faentino, in occasione di un incontro con l’amico e giornalista Leo Turrini, ha parlato della complicata stagione vissuta dal tedesco della Ferrari. Ma non solo: anche di rimpianti, di Antonio Giovinazzi e di Sergio Marchionne.
Quando due amici, nonché due tra i principali protagonisti del mondo del Motorpsort, si incontrano, secondo voi di cosa potranno mai parlare? Ovviamente di motori e specialmente di Formula 1.
E’ quello che è avvenuto tra Giancarlo Minardi e Leo Turrini, in occasione di un convegno dedicato al glorioso circuito del Savio. E il famoso giornalista, ha voluto riportare sul suo blog i passi salienti di questa chiacchierata tra amici.
Ovviamente, tema principale della conversazione è stato il mondiale 2018 della Ferrari, e in particolare del suo pilota di punta, Sebastian Vettel.
E il sagace ex team manager faentino ha esordito con un “Salvate il soldato Vettel”. Che la dice lunga sul Minardi-pensiero circa le difficoltà incontrate dal tedesco nella stagione appena conclusa: “Salvate il soldato Vettel è una esigenza per tutti. Credo che Seb sia il primo a sapere di non aver vissuto la stagione migliore. Alla Ferrari serve un tedesco al top”. E per sottolineare il fatto che Vettel ha passato, forse, una delle sue peggiori stagioni in Formula 1, ha aggiunto una sua considerazione personale: “secondo me Alonso e Hamilton con la Rossa del 2018 avrebbero vinto il campionato!”.
E per il 2019, attenti a Leclerc: “il confronto non sarà semplice, perché Carletto, come lo chiami tu (n.d.r. Leo Turrini), è molto forte: di testa è più maturo dell’età, me lo aspetto da subito competitivo, era già veloce nel test di Abu Dhabi…”.
Rimanendo in casa Ferrari, il discorso non ha potuto non andare su Sergio Marchionne, scomparso prematuramente lo scorso luglio. Minardi ritiene la sua, una perdita fondamentale per Maranello, così come l’uscita di scena di Luca Cordero di Montezemolo nel 2014: “bisogna vedere come l’azienda Ferrari si adatterà alla mancanza di una figura dominante quale era Marchionne e come lo era Montezemolo. Per oltre un quarto di secolo la Ferrari ha avuto un leader indiscusso. John Elkann ha altre priorità e lo capisco. Camilleri sarà giudicato sulla base dei fatti, ovviamente…”. Minardi ha esortato la dirigenza di Maranello a non compiere stravolgimenti nel team per il 2019:” Io spero che, chi comanda adesso a Maranello dia continuità ad un gruppo di lavoro che non ha vinto il mondiale, ma ha operato bene”.
Il manager faentino ha voluto poi elogiare e incoraggiare Antonio Giovinazzi, che l’anno prossimo sarà pilota titolare della Sauber/Alfa Romeo, a fianco dell’ex ferrarista Kimi Raikkonen. Finalmente un pilota italiano sulla griglia di partenza, dopo un’assenza di 6 anni. “È una bella cosa il debutto di Giovinazzi, Antonio è molto in gamba, vedrai che il tuo (di Leo Turrini, ndr) amichetto Kimi dovrà stare attento…”.

E per finire, un racconto dal suo passato. Un rimpianto! Perché avrebbe potuto cambiare le sorti della sua scuderia. “Nel 2001 il marchio AGIP voleva rientrare in Formula 1, facendo della mia Scuderia il team satellite della Ferrari. L’idea era di denominare Maserati il motore di Maranello per puntare su giovani piloti italiani. In pratica era una anticipazione di quanto Red Bull ha realizzato a Faenza. Ne parlai con Montezemolo, era interessato, alla fine non se la sentì. Che peccato!”.