
La Digital Transformation impone un nuovo modello commerciale e un diverso approccio al concetto di business. Il motorsport, finalmente, ha iniziato ad adeguarsi alle nuove tendenze di marketing digitale. In particolare, la Formula 1, dall’avvento del gruppo di Liberty Media, ha aggiornato la sua strategia.
La gestione del Circus, prima del 2016, era sotto il controllo di Mr. Bernie Ecclestone. Il manager inglese, classe 1930, era contrario ad una modernizzazione del format. Da abile negoziatore, in 40 anni di monarchia, Ecclestone ha trasformato la F1 in un regno aristocratico. Il motorsport è condivisione della passione, una F1 elitaria ha creato un distacco popolare dalla categoria più prestigiosa dell’automobilismo.
Gli effetti della cura americana di Chase Carey, attuale CEO della F1, sono lampanti. La nuova gestione sta riportando la F1 al popolo. La strada è ancora lunga ma l’utilizzo di strumenti digitali non è più un tabù. In un mondo che corre ad una velocità superiore delle monoposto in pista, occorre puntare su una immagine social intrusiva. Il vecchio progetto di esclusività targato Ecclestone ha spinto la F1 in luoghi ricchi ma senza cultura motoristica e in mano alle pay tv.
La diffusione di una cultura digitale
La Formula 1 ha margini di crescita enormi, anche grazie ai nuovi mezzi di comunicazione. Liberty Media ha puntato, sin dal day one, sui canali social. Nel 2017 vi è stato un +54,9% per quanto riguarda il seguito dei fan sui social network. La strategia di Liberty Media si è focalizzata, inoltre, sul lancio di una piattaforma multimediale per seguire in streaming i Gp di F1. Un lavoro eccellente svolto dal responsabile commerciale di Liberty, Sean Bratches, che ha puntato tutto sulle nuove generazioni. Non solo user experience digitale ma anche luoghi fisici dove condividere il tifo. La maggiore partecipazione dei fan in eventi fuori dagli autodromi extraurbani ha riacceso l’amore degli appassionati per la Formula 1.
Purtroppo, è ancora la minoranza degli adolescenti e ragazzi a seguire la F1. Le statistiche parlano di un 14% nella fascia dai 16 ai 24 anni. Le passioni nascono, principalmente, nelle fasi della adolescenza dove ogni cosa appare magica e non inquinata da fattori esterni. E’ paradossale che siano più gli over 50, con il 17% dell’audience, a guardare la Formula 1 rispetto ai giovanissimi.
L’amico sportivo domenicale preferisce altre discipline alla Formula 1 e questo crea delle controindicazioni. L’appassionato di F1 ha passato, spesso, gli anni ruggenti della gioventù. In media sono più over 35 a seguire il campionato mondiale di F1, con la figura in primo piano del quarantenne svezzato con le battaglie tra Senna e Prost.
L’operazione svecchiamento di Liberty Media
Nel mondo, la Formula 1 è seguita in più di 180 mercati differenti e trasmessa da 270 canali televisivi. Nell’operazione svecchiamento, dunque, i social rappresentano i canali ideali per coinvolgere sempre più i “baby” appassionati. Nell’ottica del “dai all’utente ciò che cerca” è importante trasmettere contenuti free ed accessibili. I video rimangono al primo posto con Facebook che resta il canale principale per usufruire dei contenuti multimediali. Ben il 92% dei fan interagisce con almeno uno dei contenuti pubblicati sui canali digitali nell’arco di una settimana.
Il canale social più rilevante è Facebook, con i suoi 7 milioni di fan, seguito da Instagram, Youtube e Twitter. La Formula 1 in Italia resta la categoria regina. Oltre alla Ferrari e la Toro Rosso, gli italiani amano i sorpassi (38%), la velocità (37%), e il fascino delle gare (32%) secondo una indagine condotta da f1fanvoice.com. Lo spirito imprenditoriale, la passione motoristica e l’amore per la F1 non mancherà mai nella nostra “terra dei motori”. Avvicinare le nuove generazioni al motorsport è solo una questione di digital mindset.