
Se si vuole provare a toccare con mano la passione dei tifosi della Rossa per il pilota più vincente della storia della Scuderia del Cavallino, si potrebbe tranquillamente fare un giro a Maranello, al Museo Ferrari, dove è ancora aperta la mostra “Michael 50”.
Un successo che, a un mese esatto dalla sua inaugurazione, è andato aumentando gradualmente: dal 3 gennaio, data del 50° compleanno di Michael Schumacher, gli appassionati e non che hanno assistito alla mostra si sono moltiplicati giorno dopo giorno. Questo anche grazie alla bontà stessa dell’esposizione, alla gran qualità e attenzione messa nei dettagli, alle macchine e alle memorabilia del campione tedesco.
Sono addirittura 370.000 i visitatori che hanno potuto ammirare questi pezzi unici nel Museo Ferrari di Maranello, ripercorrere le gesta eroiche del Kaiser e vedere da vicino le macchine che lo hanno reso grande in Ferrari: dalla F310 del 1996, la prima Rossa di Michael, alla 248 F1 del 2006, l’ultima macchina del Cavallino da lui guidata che gli ha anche permesso di vincere la sua ultima gara in carriera, in Cina. Non mancano, tra un trofeo e un ricordo, anche la F2002 e la F2004, tra le macchine più vincenti della storia della Ferrari e del mondiale di Formula 1, le cosiddette auto dei record, oltre ad alcune vetture stradali che Schumi ha contribuito a perfezionare nel loro sviluppo come la F430 Scuderia del 2007 e la California del 2008.
Una mostra dal grande lato emozionale, anche umano, per certi versi, dell’imperscrutabile Kaiser che, con la Ferrari, ha fatto parte del binomio più vincente della storia dello sport, ha raggiunto l’Olimpo dei più grandi, e forse il più grande ci è addirittura diventato. L’esposizione è aperta fino al 31 marzo, un appuntamento da non perdere per chi ama la Formula Uno in generale, non solo per i tifosi del Cavallino.
Qui sotto il tweet di Mick Schumacher che ha fatto visita al Museo Ferrari il 31 gennaio scorso.
Last week in Maranello, @ @MuseoFerrari. #Michael50 exhibition. @ScuderiaFerrari #ForzaFerrari #TeamMS pic.twitter.com/mkV38AoQkI
— Mick Schumacher (@SchumacherMick) 31 gennaio 2019