
Lo scorso mese di dicembre, con il campionato 2018 ormai concluso e con le ultime operazioni di mercato piloti andate in porto, il solo pensiero di dover attendere fino a febbraio i primi assaggi della nuova stagione creava quel velo di “tristezza” comune a tanti appassionati.
Oggi, invece, ad una decina di giorni dalle presentazioni ufficiali delle nuove monoposto, il periodo più complicato sembra ormai un ricordo lontano. Tra poco risentiremo un concerto di motori direttamente da Barcellona, storica sede dei test pre-stagionali e palcoscenico su cui si esibiranno tutti i piloti impegnati per “la prima” del 2019.
Focalizzandoci proprio sul discorso inerenti ai piloti, si può affermare sin da ora che il prossimo campionato, per la prima volta dopo diversi anni, presenterà sulla griglia di partenza numerose novità.
Tra volti nuovi, ritorni inattesi e piloti destinati ad indossare un’altra tuta, sono effettivamente molti e svariati i cambiamenti che si concretizzeranno per la prima volta in pista dalle prove di Montmelò in poi. Un valzer di giovani promesse, campioni in cerca di riscatto e di ricongiungimenti con un mondo, quello della F1, che sembrava ormai una scommessa persa.
Ma ora che il gioco comincia a farsi interessante e ad entrare sempre più nel vivo dell’azione, le classiche dichiarazioni di rito dei piloti (spesso ricche di facili entusiasmi), stanno ormai lasciando il posto all’appuntamento con la snervante “prova del 9”.
Dalla felicità di un nuovo contratto alla tensione nel non dover deludere le aspettative, il passo è tanto breve quanto delicato, specialmente in un ambiente come la Formula 1 dove gli errori non vengono spesso perdonati.
Ecco dunque tutte le aspettative che ricadono sui piloti protagonisti delle novità targate 2019.
ALEXANDER ALBON

Tra gli esordienti che prenderanno parte al prossimo campionato c’è anche il nuovo pilota della Toro Rosso Alexander Albon. Nato in Inghilterra ma con passaporto thailandese, Albon, classe 1996, non presenta il classico pedigree del campione affermato nelle categorie minori.
Giunto 2° in GP3 (alle spalle della rivelazione Charles Leclerc) e 3° nel mondiale di Formula 2 della passata stagione (costellata da quattro vittorie), il giovane thailandese è forse una delle incognite più grandi del nuovo campionato. Pilota di buon talento, non ha mai incontrato l’occasione giusta per poter esplodere definitivamente.
Difficile che il tanto atteso salto di qualità potrà verificarsi proprio in concomitanza con il suo primo anno in Formula 1, ancor più se si considera che dovrà condividere il box con il ben più esperto Daniil Kvyat, a sua volta motivato a raddrizzare la sua carriera in F1 dopo gli ultimi anni bui.
Insomma, Albon si presenta nel club dei grandi a luci un po’ spente. Forse, per un esordiente alle sue prime armi in un team come la Toro Rosso (storicamente aperto ai giovani piloti), sarà proprio questa la carta vincente per poter disputare la stagione con maggior serenità e meno pressione sulle spalle.
PIERRE GASLY

Lasciando per un istante la categoria dei rookie, non abbandoniamo del tutto l’universo della Toro Rosso. Proprio il team di Faenza infatti, nel 2017, ha avuto il merito di lanciare in Formula 1 un giovane pilota di belle speranze come Pierre Gasly. Anch’egli giovanissimo e classe 1996 come Albon, il francese si appresta a disputare il terzo campionato in Formula 1, il primo al volante di una monoposto competitiva come la Red Bull.
Il team anglo-austriaco, divenuto orfano di Daniel Ricciardo approdato senza troppi rimpianti alla Renault, ha infatti intravisto in Gasly la scelta migliore per il 2019. Una decisione dettata non solo dal mondiale di Formula 2 vinto nel 2016, ma anche e soprattutto dall’ultima stagione trascorsa da Gasly in F1 con la Toro Rosso motorizzata Honda (la stessa power unit che verrà impiegata dalla Red Bull nel 2019). In quell’occasione, il transalpino si è dimostrato più veloce e costante del compagno di squadra Brendon Hartley, sfiorando addirittura un clamoroso podio in Bahrein, dove è giunto al 4° posto.
Gasly ha tutte le carte in regola per poter far bene anche in Red Bull, ma non sarà un’impresa facile: nel nuovo team troverà infatti un compagno di squadra molto scomodo come Max Verstappen. Un cliente non certo facile da surclassare sotto tutti i punti di vista, specialmente quando vesti il ruolo del nuovo arrivato. Il rischio dunque, è che l’ombra dell’olandese possa inghiottire tutte le speranze del giovane francese.
ANTONIO GIOVINAZZI

Per noi italiani rappresenta l’orgoglio nazionale in Formula 1. Antonio Giovanizzi, infatti, prenderà parte al prossimo campionato per la prima volta da pilota ufficiale con la Sauber, appena ribattezzata con un altro nome italiano come l’Alfa Romeo.
Per il pilota pugliese di Francavilla al Mare, ad ogni modo, non si tratterà del primo assaggio in Formula 1. Nel 2017 infatti, chiamato in extremis dalla Sauber per sostituire l’infortunato Pascal Wehrlein, Giovinazzi aveva disputato i primi due GP della stagione in Australia ed in Cina. Mentre a Melbourne strappò gli applausi del suo team, a Shanghai si rese protagonista di due errori madornali sia in qualifica che in gara, che non gli consentirono la riconferma.
Dopo i due anni di apprendistato trascorsi in Sauber e soprattutto in Ferrari come test driver, ora Giovinazzi è pronto a ricominciare la sua avventura in F1 da pilota ufficiale. Il suo percorso riprenderà proprio dal doppio incidente di Shanghai, e sarà chiamato a dimostrare che gli errori del passato sono solo un lontano ricordo. Ad aiutarlo ci sarà anche Kimi Raikkonen, reduce proprio dalla Ferrari e carico di una dose di esperienza talmente elevata che potrà solo giovare al pugliese, il quale verrà supportato dal tifo di tutti gli italiani.
ROBERT KUBICA

Photo: Glenn Dunbar/Williams F1
Tra i tanti motivi per vedere il nuovo campionato c’è senza dubbio il favoloso ritorno in Formula 1 di Robert Kubica. Si tratta di un vero e proprio lieto fine per il polacco, rimasto lontano dal paddock a causa di un incidente nel Rally di Andona 2012 che quasi gli costò la vita (ed i cui segni sono ancora ben visibili sul suo fisico). Ma la commovente storia umana e sportiva di Kubica potrebbe avere un risvolto negativo in termini di risultati in pista.
Se da un lato il mondo intero è pronto a riabbracciarlo, è altrettanto doveroso non dover riporre in lui troppe aspettative, o sperare di rivedere lo stesso pilota che avevamo apprezzato in Formula 1 fino al 2011. Infatti, oltre all’incognita delle sue condizioni fisiche (non del tutto ottimali per affrontare lo stress e sollecitazioni di una monoposto di F1), c’è da tenere in considerazione anche lo scarso rendimento della Williams, lontana parente di quello stesso team che cannibalizzava la F1 negli anni ’90.
Rivedere il polacco in pista a 35 anni dopo la lunga riabilitazione ed i sacrifici che ha dovuto fare per rimettersi in gioco sarà emozionante, anche se le condizioni di partenza per poter far bene sono quantomai difficili. La stoffa del campione c’è, e le sorprese che ci ha regalato in questi anni non sono mancante.
Chissà se anche nel 2019 ci stupirà!
DANIIL KVYAT

Se credete alla filosofia del classico treno che passa una sola volta nella vita, allora dovrete inserire anche il caso di Daniil Kvyat. Il russo, richiamato a sorpresa dalla Toro Rosso per affrontare la prossima stagione, ora non può più sbagliare. Eppure la carriera di Kvyat sembrava destinata a ben altri traguardi nel 2015, quando venne contattato dalla Red Bull dopo il brillante esordio con la Toro Rosso nel 2014.
Nella prima metà del campionato 2016, dopo un avvio disastroso, la stessa Red Bull decise di retrocederlo in Toro Rosso, in un vero e proprio scambio con Max Verstappen che, alla sua prima uscita con il nuovo team, vinse il GP di Spagna all’esordio. Una mazzata psicologica senza precedenti per il russo, che non riuscì più a tornare ai suoi livelli finendo addirittura dietro la lavagna anche in Toro Rosso nel 2017.
Dopo un 2018 trascorso a ricaricare le pile in Ferrari come test driver, ora Kvyat è pronto a ritornare per la sua terza esperienza in Toro Rosso, a fianco dell’esordiente Albon. Sarà cruciale per lui non commettere altri sbagli per non subire un altro, irrimediabile arresto della sua carriera in F1.
CHARLES LECLERC

E’ stata una delle rivelazioni più grandi del campionato 2018, nonostante fosse il suo primo anno in F1. Oggi, a quasi 365 giorni dal debutto, la strada di Charles Leclerc ha preso la via di Maranello. E’ bastato appena un anno ai vertici della Ferrari per convincersi a puntare tutto sul monegasco, che diventerà a breve anche uno dei piloti più giovani di sempre ad aver guidato una Ferrari in F1.
Le grandi qualità di Leclerc erano già state individuate sin dalle categorie minori, tanto che lo stesso Cavallino Rampante lo aveva messo subito sotto contratto nella sua Drivers Academy, dirottandolo poi in Sauber nel 2018 per farsi le ossa in F1.
Nel team svizzero, Leclerc ha dimostrato di saper guidare con uno stile da pilota affermato, facendo quasi dimenticare a tutti che si trattava solo di un esordiente. A detta di molti il suo talento è fuori discussione, tanto da convincere vari addetti ai lavori che sarà addirittura in grado di mettere in difficoltà Sebastian Vettel, a sua volta reduce da un campionato ricco di rimpianti e difficilissimo sotto il punto di vista psicologico.
L’arrivo in squadra di Leclerc non capita nel momento migliore per il tedesco, il quale dovrà dimostrare tutto il suo talento per non farsi superare dal monegasco, sul quale sono già riposte le tante (forse troppe) speranze di riscatto sulla Mercedes da parte dei tifosi.
LANDO NORRIS E CARLOS SAINZ
Senza più dover contare su Fernando Alonso e Stoffel Vandoorne (entrambi usciti dalla F1), la McLaren affida le sue speranze di ricrescita ad un altro spagnolo come Carlos Sainz e ad un esordiente come Lando Norris.
Nel primo caso, Sainz ha già dimostrato di saper fare cose egregie sia in Toro Rosso che in Renault, scrollandosi di dosso l’ingrata etichettà del pilota “figlio di papà” approdato in F1 da “raccomandato”. Pilota lontano dalle luci della ribalta, ora si trova davanti forse la sfida più complicata dal suo approdo in F1: quella nel dover contribuire alla resurrezione della McLaren, da troppo tempo finita nelle sabbie mobili della classifica nonostante il suo nome prestigioso.
Non sarà facile, ma se Sainz dovesse riuscire anche solo minimamente in questa impresa, allora le sue doti potrebbero attirare l’attenzione anche dei team più competitivi. E se per Sainz si tratta di un passo complicato, lo sarà ancor di più per il britanicco Lando Norris.
Anch’egli giovanissimo, Norris avrà dalla sua il vantaggio di conoscere meglio di Sainz l’universo McLaren, con il quale ha già collaborato “dietro le quinte” in qualità di test driver. Insomma, la doppia scelta del team di Woking incuriosisce gli appassionati. Ma senza un mezzo all’altezza (e su questo punto persistono ancora una volta molti dubbi) tutte le qualità dei piloti verrebbero comunque annullate.
KIMI RAIKKONEN
Terminata la sua esperienza in Ferrari nel 2018, erano in molti a credere che Kimi Raikkonen avrebbe appeso il casco al chiodo in vista del 2019, soprattutto alla soglia dei quarant’anni. E invece la voglia del finlandese di restare in F1, anche in un team meno competitivo del Cavallino come l’Alfa Romeo, ha spiazzato tutti.
Per “Iceman”, campione del mondo 2008, potrebbe presentarsi il rischio di un campionato a metà schieramento o addirittura nelle retrovie. Ma l’ottima stagione vissuta dalla Sauber nel 2018, unita all’indubbia esperienza di Raikkonen, potrebbe far maturare frutti davvero inattesi.
DANIEL RICCIARDO
La vera operazione a sorpresa del 2019 è l’approdo in Renault di Daniel Ricciardo, a sua volta proveniente dalla pessima stagione in Red Bull. L’australiano, in un primo momento accostato alla Ferrari, ha invece accettato la corte della Renault, dove troverà come compagno di squadra il tedesco Nico Hulkenberg.
Di primo impatto si potrebbe dire che la scelta di Ricciardo di finire in un team non di altissimo livello potrebbe avere riscontri deludenti, ma negli ultimi anni la casa francese ha evidenziati costanti progressi nello sviluppo della vettura e della power unit. Forse, l’arrivo di Ricciardo, potrà fare il definitivo salto di qualità alla Renault.
GEORGE RUSSELL
Un po’ come Alexander Albon, anche l’inglese George Russell si presenta da rookie nel 2019 a fari spenti. Questo non certo per i dubbi sul suo talento, già intravisto in Formula 2, quanto piuttosto nel dover condivedere il box con Robert Kubica, il cui nome e la cui popolarità metterebbe in secondo piano molti, figuriamoci per un pilota esordiente.
A complicare le cose, inoltre, c’è anche la scarsa efficienza del mezzo Williams. A Russell non resta altro che dimostrare di saper gestire la vettura nel miglior modo possibile, cercando inoltre di non aver timori nei riguardi di Kubica. Anche per lui non si presentano dunque sfide facili all’orizzonti, ma se dovessero risolversi al meglio, esse stesse saranno il trampolino di lancio di Russell in F1.
LANCE STROLL
Proprio Russell, inoltre, prenderà il posto in Williams lasciato da Lance Stroll. Il canadese, figlio di quel Lawrence artefice del salvataggio finanziario della Force India, andrà proprio nella ricostituita Racing Point, raggiungendo così la figura paterna.
Anche per Stroll, dunque, ci sarà il salto di qualità dalla Williams alla Racing Point, sicuramente più veloce della vettura britannica. Sul canadese persiste però l’etichetta di pilota raccomandato. Sarà solo ed esclusivamente lui a dover dimostrare a tutti di non trovarsi lì per puro caso o per la fortuna di avere un padre miliardario. E questo è l’anno giusto per cambiare definitivamente le cose.