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    300 volte Kimi. A Monaco Iceman parteciperà al suo 300° GP in F1

    Alessandro PradaBy Alessandro Prada24 Maggio 2019Updated:24 Maggio 2019Nessun commento7 Mins Read
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    Non è stato certamente un inizio di settimana positivo per il mondo della Formula 1 e, più in generale, per l’universo sportivo: la morte di Niki Lauda, avvenuta lunedì all’età di 70 anni, ha addolorato l’intero Circus, che nel tre volte campione del mondo austriaco vedeva una persona carismatica ed unica nel suo genere, oltre che un campione straordinario che ha scritto la storia di questa categoria.
    Ma la F1, seppur afflitta, deve andare avanti. Lo spettacolo deve proseguire, ed in qualche modo siamo anche convinti che lo stesso Lauda ne sarebbe d’accordo, proprio lui che ha dato al mondo uno straordinario esempio di resilienza e di voglia di combattere anche di fronte alle insidie più infami della vita, senza mai mutare il suo spirito.

    E così, tra i vari ricordi ed omaggi al grande Lauda, la F1 si presenta nel Principato di Monaco per la sesta prova del mondiale 2019, con una Mercedes più in forma che mai e con gli inseguitori che reggono a fatica il passo del team tedesco.
    Tra gli avversari di Hamilton e Bottas, c’è anche un pilota che proprio a Monaco raggiungerà un traguardo personale importantissimo: Kimi Raikkonen.
    Il pilota finlandese 39enne dell’Alfa Romeo infatti, domenica prenderà parte al 300° GP della sua carriera.
    Così facendo, “Iceman” entrerà nel ristretto club dei piloti che hanno disputato almeno 300 gran premi in F1, inserendosi insieme a campioni dal calibro di Jenson Button, Michael Schumacher, Fernando Alonso e del recordman assoluto Rubens Barrichello (323 GP per il brasiliano).

    E pensare che se non fosse stato per il ritiro temporaneo avvenuto nel 2010, quando Raikkonen abbandonò la F1 per tentare la fortuna nel rally per poi fare ritorno nel 2012 con la Lotus, oggi saremmo qui a raccontare una storia diversa, e sicuramente più ricca.
    Ma poco importa al buon Kimi da Espoo, campione del mondo 2007 (a tal proposito, anche l’ultimo campione della storia della Ferrari) che si appresta a compiere 40 anni il prossimo ottobre, rafforzando così il ruolo di pilota più esperto e longevo presente oggi in Formula 1.

    Parlare ed omaggiare la storia del Raikkonen-pilota sarebbe giusto, ma comunque riduttivo. Perché quando si pensa ad “Iceman” si attribuiscono non solo le indubbie qualità di pilota, ma anche e soprattutto quelle caratteristiche umane che lo rendono uno dei personaggi più amati della Formula 1.
    Lui, che odia che le conferenze stampa e che fa tutto il possibile per parlare il minimo indispensabile di fronte alle telecamere (al tal punto da ricevere il soprannome di “Iceman”, l’uomo di ghiaccio), è paradossalmente amato dal pubblico proprio per questo suo lato del carattere: quello di una persona che parla poco, fornisce risposte tanti brevi e minimaliste da non riuscire a trattenere una risata, (lui che raramente lo si vede ridere, anche sul podio), ma che quando esprime un suo parere lo fa con estrema sincerità, senza badare alla formalità, al “politically correct” o a risposte preparate insieme all’ufficio stampa.

    In un’epoca in cui la F1 ha straordinariamente bisogno di uomini, ancor più di campioni, con tutti i loro pregi ed i loro difetti, ecco che Raikkonen rappresenta l’ultimo esempio di personalità vera e schietta, ma che ti fa anche ribaltare dalla sedia per le risate per via di alcune sue dichiarazioni o team radio, alcuni dei quali rimasti memorabili (vedi “Leave me alone, I know what I’m doing”, o l’ultimo, in ordine di tempo, pronunciato ieri durante le prove libere).

    Insomma, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo Kimi Raikkonen.
    Un personaggio che ha saputo farsi valere anche e soprattutto in pista, da quando nell’ormai lontano 2001 debuttò in Formula 1 al volante della Sauber.
    L’allora giovanissimo Kimi è diventato, nel corso degli anni, sempre più popolare ed apprezzato per le abilità di guida. Tutto questo gli ha fruttato ben 21 vittorie (record per un pilota finlandese), 18 pole, 46 giri veloci e più di 100 podi, 103 per la precisione. L’ultimo, nel GP degli Stati Uniti 2018, lo ha visto trionfare a 39 anni suonati, a dimostrazione di un talento che non si è mai deteriorato con il trascorrere del tempo, anzi.
    Anche oggi, seppur al volante di una meno competitiva Alfa Romeo, Raikkonen sta facendo valere tutto il suo potenziale e la sua grandissima esperienza, dando l’impressione di poter andare avanti su questi livelli chissà per quanto tempo ancora, nonostante il 2019 rappresenti la sua 17° stagione in F1.

    In quasi vent’anni di carriera, il finlandese ha corso per la Sauber nella sola stagione dell’esordio, per poi attirare subito l’attenzione della McLaren, con la quale ha ottenuto i primi dei tanti successi.
    Ma, nella prima metà degli anni 2000, è la Ferrari a rubare la scena con i trionfi di Michael Schumacher. E così, quando il “Kaiser” si ritira dalla F1 nel 2006, a Maranello l’ardua scelta di trovare un erede per il campionissimo tedesco cade proprio su Raikkonen.
    Già alla prima stagione vestito di rosso, nel 2007, Kimi vince subito il titolo mondiale piloti al termine di un’avvincente sfida proprio con la McLaren, protagonista di una rivoluzione con l’ingaggio del campione in carica Alonso e con l’allora stella nascente Hamilton.
    Il 2007 è ancora oggi ricordato come il primo ed ultimo titolo iridato per Raikkonen, ma anche, come già detto, per esser stata l’ultima gioia mondiale vissuta in casa Ferrari. Da quel GP del Brasile, sono ormai passati dodici anni.

    La storia d’amore tra Ferrari e Raikkonen prosegue, seppur con maggiori difficoltà rispetto al biennio 2007-2008 ed addirittura intervallata da un ritiro dalla F1, maturato nel 2010 per lanciarsi in una nuova sfida nel campionato WRC, in quel rally che per il popolo finlandese rappresenta il pane quotidiano.

    La ricerca di successi non va a buon fine, ed il richiamo della F1 è troppo forte. Così, nel 2012, Raikkonen torna nel Circus al volante della Lotus. Torna anche sul podio, vincendo, e convince definitivamente la Ferrari a riportarlo a Maranello nel 2014.
    E’ proprio in questi anni, chiuso prima da Alonso e poi da Vettel, che Raikkonen dimostra un’altra qualità assai rara in F1: quella di essere un perfetto uomo-squadra.
    Mai una polemica, mai una lamentela, anzi. Spesso messo sotto pressione e criticato dall’ambiente, Raikkonen ha legato il suo nome alla Ferrari fino al 2018, tornando a vincere un GP proprio al suo ultimo anno a Maranello.

    Oggi, senza la sua presenza ai box, più di qualcuno si sarà reso conto di quanto sia stata preziosa la figura di Raikkonen nel “Cavallino rampante”.

    Ma oggi poco importa. Raikkonen, senza alcun rimpianto, è impegnato in un’altra sfida, con altri stimoli e con minori pressioni. Forse sono proprio queste le ricette segrete che spiegano il suo rendimento attuale. Elementi che possono favorire un miglior approccio alla pista, all’interno di un team Alfa Romeo (ex Sauber) che lo coccola e che lo fa sentire a casa sua. Lui, che insieme alla moglie ed al suo piccolino, non abita distante dalla sede della squadra.

    Alla soglia dei quarant’anni, Kimi corre ancora forte, ed il meritatissimo traguardo dei 300 GP è dietro l’angolo.
    E noi saremo pronto a salutarlo, festeggiando insieme a lui un evento riservato solo ai più grandi.

    Auguri Kimi!

    GP MONACO F1 2019 – Team radio Kimi e Force India!

    2019 Alfa Romeo F1 ferrari mclaren raikkonen
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    Alessandro Prada | Appassionato da una vita di sport e di F1 in particolare. Cresciuto tra le vittorie di Schumacher e la leggenda di Senna con la Ferrari sempre nel cuore.

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