
Non uno, ma ben sette i passi indietro compiuti dalla Ferrari in questa disastrosa gara americana; sette come le corse passate da quel Gran Premio d’Ungheria che ha rappresentato il punto più basso della stagione Rossa, sul quadro prestazionale, e che sembra essersi ripresentato ad Austin. Da agosto a novembre. Una SF90 mai in lotta per le posizioni di vertice, estremamente deludente e che registra anche un pericoloso cedimento meccanico.
Mentre Lewis Hamilton festeggia il suo sesto titolo mondiale, il team di Maranello si lecca le ferite e proverà, nelle due settimane che anticipano il prossimo appuntamento in Brasile, a capire cosa non ha funzionato, anche in ottica 2020. A dir la verità, non ci si aspettava moltissimo dalle due Rosse considerando il passo gara del venerdì inferiore sia a Mercedes che a Red Bull, ma la corsa non è stata mai nemmeno vicina alla sufficienza.
Partito in seconda posizione, Sebastian Vettel non scatta al meglio e si fa subito infilare da Max Verstappen, ma anche da Charles Leclerc, Daniel Ricciardo e Lando Norris in pochissimi giri: il tedesco si è immediatamente lamentato di un grave problema di sottosterzo che ha reso inguidabile la sua vettura e che, pochi giri più tardi, ha dovuto parcheggiare a lato della pista in seguito alla rottura di netto della sospensione posteriore destra, fortunatamente avvenuta in un tratto non pericoloso della pista.
Per quanto riguarda la corsa di Charles Leclerc, una prima parte da incubo con le gomme medie a pieno carico di carburante, con il monegasco che girava costantemente più di un secondo a giro più lento del trio di testa; la situazione è leggermente migliorata con gomme dure ma ormai il suo distacco era così ampio che la squadra ha deciso di farlo rientrare per montare gomme morbide e centrare il giro veloce, magrissima consolazione della gara.
Insomma, una Ferrari che esce con le ossa rotte da Austin: Mattia Binotto e i suoi dovranno cercare di capire cosa non sta andando specie nelle ultime gare, dal punto di vista del rendimento nel passo e della gestione gomme, nettamente peggiore rispetto a quella Mercedes e Red Bull. Due gare al termine e chiudere con due delusioni non sarebbe il massimo in vista della prossima stagione.
GP USA F1 2019 ORDINE D'ARRIVO - Domenica 3 Novembre 2019 Pos Nr Pilota Team Tempo/Gap 1 77 V. Bottas Mercedes 2 44 L. Hamilton Mercedes + 4"148 3 33 M. Verstappen Red Bull + 5"002 4 16 C. Leclerc Ferrari + 52"239 5 23 A. Albon Red Bull + 78"038 6 3 D. Ricciardo Renault + 90"366 7 4 L. Norris McLaren + 90"764 8 55 C. Sainz McLaren + 1 giro 9 27 N. Hulkenberg Renault + 1 giro 10 11 S. Perez Racing Point + 1 giro 11 7 K. Raikkonen Alfa Romeo + 1 giro 12 26 D. Kvyat Toro Rosso + 1 giro 13 18 L. Stroll Racing Point + 1 giro 14 99 A. Giovinazzi Alfa Romeo + 1 giro 15 8 R. Grosjean Haas + 1 giro 16 10 P. Gasly Toro Rosso + 1 giro 17 63 G. Russell Williams + 2 giri 18 20 K. Magnussen Haas - 19 88 R. Kubica Williams - 20 5 S. Vettel Ferrari - CLASSIFICA PILOTI F1 2019 1 L. Hamilton Mercedes 381 2 V. Bottas Mercedes 314 3 C. Leclerc Ferrari 249 4 M. Verstappen Red Bull 235 5 S. Vettel Ferrari 230 6 A. Albon Red Bull 84 7 C. Sainz McLaren 80 8 P. Gasly Toro Rosso 77 9 D. Ricciardo Renault 46 10 S. Perez Racing Point 44 11 L. Norris McLaren 41 12 N. Hulkenberg Renault 37 13 D. Kvyat Toro Rosso 34 14 K. Raikkonen Alfa Romeo 31 15 L. Stroll Racing Point 21 16 K. Magnussen Haas 20 17 R. Grosjean Haas 8 18 A. Giovinazzi Alfa Romeo 4 19 R. Kubica Williams 1 20 G. Russell Williams 0 CLASSIFICA COSTRUTTORI F1 2019 1 Mercedes 695 2 Ferrari 479 3 Red Bull 366 4 McLaren 121 5 Renault 83 6 Racing Point 65 7 Toro Rosso 64 8 Alfa Romeo 35 9 Haas 28 10 Williams 1
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