
In vista dell’ultimo Gran Premio di questa stagione, ripercorriamo insieme una delle edizioni passate, e nello specifico quella del 2010, in cui la Ferrari, con la sua strategia scellerata, privò Fernando Alonso del suo terzo titolo mondiale.
Un “suicidio”. Se si dovesse scegliere una parola per descrivere l’edizione del 2010 del Gran Premio di Abu Dhabi, questa sarebbe la più consona. La gara che avrebbe dovuto sancire il terzo trionfo iridato di Fernando Alonso, al primo anno in Ferrari, si è invece trasformata nel peggior incubo della storia recente del Cavallino. A giovarne furono Sebastian Vettel e la Red Bull, vincitori del loro primo mondiale.
Alla vigilia della gara, la situazione di classifica era quanto mai incerta. Davanti a tutti c’era Alonso, autore di una rimonta straordinaria nella seconda parte del campionato, seguito a poca distanza (rispettivamente 8 e 15 punti) dai due piloti della Red Bull, Mark Webber e Sebastian Vettel. Più staccato Lewis Hamilton, con 22 punti da recuperare. Al ferrarista bastava giungere al secondo posto per essere matematicamente campione.
Il week-end, comunque, sembrava essere iniziato nel migliore dei modi: infatti, lo spagnolo riuscì ad ottenere il terzo posto in griglia, subito dietro Vettel ed Hamilton, e, soprattutto, davanti al rivale diretto Webber, soltanto quinto. La gara, tuttavia, non partì benissimo: allo scatto Alonso fu scavalcato da Jenson Button, scivolando così al quarto posto, ancora buono, comunque, per laurearsi campione del mondo, visto che Webber era alle sue spalle. Il momento chiave della corsa e di tutto il campionato arriva al giro 11: la Red Bull richiama Webber ai box per il pit stop.
La Ferrari reagì quasi subito, facendo rientrare Alonso dopo pochi giri, riuscendo così a farlo stare davanti all’australiano. Apparentemente una strategia perfetta. Ma appunto, solo apparentemente. Il ferrarista, infatti, si ritrovò al settimo posto, imbottigliato nel traffico della Renault di Petrov, e lontanissimo da Vettel. Alonso e la Ferrari erano così caduti nella trappola della Red Bull, che decise di sacrificare Webber per favorire il tedesco.
E così, mentre lo spagnolo cercava, vanamente, di superare il russo, Vettel si avviò verso la vittoria del Gran Premio e, soprattutto, verso la conquista del suo primo mondiale in carriera, a soli 23 anni, diventando il pilota più giovane a compiere quest’impresa. Alonso, invece, si vide scappare dalle mani un mondiale praticamente già vinto, per colpa di una pessima strategia del muretto.
Ancora oggi, quella gara rappresenta una delle delusioni più cocenti della storia ferrarista e della carriera di Fernando Alonso.
Scritto da: Vincenzo Zurzolo