
Tra le tante note positive che il campionato del mondo di Formula 1 2019 lascia in eredità agli appassionati, c’è senza dubbio l’ottima stagione disputata da un team tutto italiano: la Toro Rosso.
La scuderia di Faenza, motorizzata Honda, ha in parte risollevato il morale degli appassionati del Bel Paese, insoddisfatti o delusi per i passi falsi commessi dalla Ferrari nel corso di questa stagione, contrassegnata da alti e bassi per il “cavallino rampante”.
Con 85 punti conquistati, impreziositi da ben due podi, la Toro Rosso ha così eguagliato la sua miglior prestazione di sempre in un campionato di Formula 1, ripetendo quanto aveva già fatto nel 2008, anno in cui colse la sua prima ed unica vittoria nella categoria con Sebastian Vettel, in occasione del GP d’Italia.
Un bilancio più che positivo, dunque, in un 2019 in cui la Toro Rosso ha compiuto significativi passi in avanti nello sviluppo della power unit giapponese, migliorando sia in termini di affidabilità che di risultati finali.
La classifica piloti e costruttori esalta sulla carta la Toro Rosso come una delle realtà più brillanti ed emergenti dell’intero campionato, in un anno costituito comunque da colpi di scena e da stravolgimenti che hanno rischiato di minare l’armonia del box faentino, specialmente per quanto concerne la gestione dei piloti con la sorella maggiore Red Bull.
DUE PODI IN UNA STAGIONE: NON ERA MAI SUCCESSO
Ad undici anni di distanza dal primo ed unico podio colto dalla Toro Rosso in Formula 1 (con la già citata vittoria di Vettel a Monza), quest’anno la scuderia di Faenza è tornata di nuovo tra i primi tre classificati in un GP, regalando soddisfazione ed orgoglio per l’intera Italia automobilistica.
Il grande ritorno sul podio è infatti avvenuto in occasione del Gran Premio di Germania, gara in cui il russo Daniil Kvyat ha riportato in alto la Toro Rosso in quel di Hockenheim, conquistando un ottimo 3° posto.
Ma in questo 2019, il team erede della Minardi si è addirittura superato, cogliendo un altro podio in occasione di un pazzo Gran Premio del Brasile, penultimo appuntamento del mondiale. Questa volta, lo champagne è stato stappato dal francese Pierre Gasly, 2° ad Interlagos in un finale al cardiopalma con arrivo in volata ruota a ruota con Lewis Hamilton. Per Gasly, inoltre, si è anche trattato del primo podio ottenuto in carriera in F1.
TORO ROSSO ED HONDA: UN BINOMIO SINONIMO DI GARANZIA
Se a fine stagione puoi vantare risultati di tutto rispetto e di alto livello, soprattutto per una squadra di metà classifica, non si può affermare che gli esiti delle gare siano stati frutto della casualità o della fortuna.
In questa stagione da incorniciare, la Toro Rosso ha saputo sviluppare a pieno tutta la potenza e l’affidabilità offerta dalla power unit, che in passato non aveva garantito lo stesso rendimento e gli stessi standard riscontrati invece nel 2019. L’abilità dei piloti, l’armonia dell’ambiente e l’efficienza della soluzioni apportate nel corso dei vari weekend, oltre alla strettissima partnership con la Red Bull, ha consentito alla Toro Rosso di concludere quasi tutti i gran premi in calendario in zona punti. Grazie a piazzamenti costanti tra i primi dieci, la Toro Rosso ha incassato ben 85 punti iridati, a sole sei distanze di distacco dalla 5° classificata Renault.
ALBON E GASLY: L’ENNESIMO SCAMBIO TRA RED BULL E TORO ROSSO
Nel 2015 la Toro Rosso schierò un giovanissimo Max Verstappen sulla propria monoposto, prendendosi il “rischio” di far esordire nella massima serie un pilota addirittura minorenne e privo di esperienza in Formula 2. L’anno successivo, il talento dell’olandese esplose definitivamente, tanto da meritare la promozione in Red Bull a discapito di Kvyat, il quale venne retrocesso in Toro Rosso dopo poche e deludenti performance con il team austriaco.
L’immediata vittoria di Verstappen in Spagna, al suo esordio in Red Bull, contribuì non poco al tracollo psicologico e di prestazioni del pilota russo, scartato senza troppi complimenti dalla Red Bull. Il Kvyat visto quest’anno è solo il lontano gemello di quel pilota ferito nell’animo visto in quel 2016 da dimenticare.
A distanza di meno di cinque anni, una situazione analoga si è vissuta anche questa stagione, seppur con esiti curiosamente diversi. Ancor prima dell’inizio della stagione, l’ex Toro Rosso Pierre Gasly aveva infatti annunciato il suo passaggio alla Red Bull per il 2019, lasciando il sedile ad Alexander Albon, primo pilota di nazionalità thailandese nel circus dal 1954..
Le buone prestazioni del giovane Albon, unite ad un rendimento poco convincente di Gasly in Toro Rosso, hanno consentito alla creazione di un altro caso di scambio di piloti tra Toro Rosso e Red Bull: Albon verso il team austriaco, e Gasly retrocesso a Faenza, ad effetto immediato a partire dal Gran Premio del Belgio.
Una mossa che avrebbe potuto minare le certezze interiori di Gasly, il quale, invece, ha paradossalmente offerto il meglio del proprio repertorio con una vettura oggettivamente inferiore alla Red Bull.
La riprova più evidente è il podio ottenuto in Brasile, giunto dopo una serie positiva di piazzamenti a punti.
La partnership tra Toro Rosso e Red Bull giova senz’altro alla crescita ed allo sviluppo tecnologico del team faentino, ma allo stesso tempo può creare delle fratture tra piloti, troppo spesso messi sotto pressione dall’incubo di esser scartati o addirittura illusi da prospettive di crescita definitiva in Red Bull, lì dove si ritrovano improvvisamente aspettative non semplici da mantenere.
Per il 2020 la coppia Kvyazt-Gasly è stata già confermata, così come il prolungamento di contratto di Albon in Red Bull. Sarà una stagione all’insegna della stabilità o di altri stravolgimenti?
QUALIFICHE ED ENTRAMBI I PILOTI A PUNTI: COSA PERFEZIONARE NEL 2020
Per quanto assolutamente positivo, il 2019 della Toro Rosso non è stato tutto rosa e fiori. Per effettuare il salto di qualità, vi sono due aspetti sui quali il team di Faenza deve concentrarsi per migliorare in vista della prossima stagione.
Innanzitutto c’è il capitolo delle qualifiche, tallone d’Achille di questa stagione. In diversi appuntamenti della stagione, le due Toro Rosso hanno faticato non poco ad accedere alla Q3, ossia all’ultimo turno di qualifiche che consentirebbe una partenza tra i primi dieci della griglia. Un aspetto per niente superficiale o di poca importanza, visto che in sole quattro occasioni la Toro Rosso ha colto punti con entrambi i piloti.
Quindi, migliorare il rendimento in qualifica per poter centrare il “bis” in zona punti con più frequenza: un obiettivo da tenere in cima alla lista per incrementare il bottino di punti nel 2020, con la concreta possibilità di raggiungere la top 5 nella classifica costruttori.
Difficile, ma non impossibile!
2019: L’ULTIMO ANNO DELLA “TORO ROSSO”
Per il 2020 è quindi tutto confermato: power unit Honda, Gasly e Kvyat come piloti e tutto l’assetto della squadra rimarrà immutato, salvo colpi di scena “last minute”. L’unica cosa che non ci sarà nel 2020, purtroppo, sarà il nome ufficiale della scuderia, che non sarà più “Toro Rosso”.
Ad ottobre di quest’anno, infatti, è stata ufficializzata la denominazione della squadra in “Alpha Tauri”, al fine di promuovere il marchio di moda lanciato dalla Red Bull. La dura legge del marketing chiude così un piccolo capitolo che ci aveva abituati a sentire il nome “Toro Rosso” dal 2006. Ci mancherà e non sarà certo facile farsi l’orecchio ad un nome che ha già suscitato polemiche e disapprovazioni, ma stiamo parlando sempre e comunque della Toro Rosso: quindi, nulla è scontato!