
Siamo ormai a ridosso del quinto gran premio della stagione di Formula 1 più atipica che si ricordi, in un 2020 che sembra voler scardinare lo status quo. Rimanendo nel perimetro del paddock, invece, nulla sembra scalfire lo strapotere Mercedes.
La compagine guidata da Toto Wolff ha vinto tutte le tappe sin qui disputate, apparendo irraggiungibile tanto in gara quanto in qualifica. Sul giro secco i riferimenti sembrano essere quelli degli albori dell’era turbo-ibrida, con la power unit realizzata a Brixworth tornata a dettar legge.
I risultati in gara non pareggiano l’inizio record del 2019, quando la corazzata di Brackley colse cinque doppiette consecutive. Sin qui, infatti, il team tedesco ha monopolizzato i primi due gradini del podio solo in occasione del Gran Premio di Stiria. Ciononostante, è proprio la performance assoluta a lasciare pochi spiragli di rivalsa ai rivali e a porre Mercedes su un pianeta non allineato alla concorrenza. La sfida contro il cronometro in cui si assegna la pole position è stata palinsesto lampante della superiorità del team: nelle quattro pole tinte d’argento, o meglio di nero, il distacco medio rifilato al primo degli altri sfiora il secondo (per onor di precisione 926,5 millesimi).
L’impressionante stato di forma del team della stella a tre punte viene ulteriormente esaltato dall’assenza di avversari che possano contare su prestazioni solide e costanti. La sola eccezione è rappresentata da Max Verstappen, capace di guidare oltre i limiti di una RB16 ancora acerba, come reso evidente dalle prestazioni altalenanti della vettura e dai risultati disastrosi del compagno Albon. Il giovane olandese, mai come oggi sportivamente maturo, ha infatti dimostrato di saper sfruttare gli errori commessi e i problemi accusati sin qui da Mercedes. Ricordiamo ad esempio l’Ungheria, quando una partenza stellare in condizioni di pista umida gli ha permesso di resistere a Bottas e concludere secondo. E ancora, la clamorosa vittoria sfiorata a Silverstone dopo la delaminazione dell’anteriore sinistra accusata da entrambe le W11.
La questione iridata sembra affare interno al team di Brackley e solo un’insperata lotta intestina potrebbe aprire uno spiraglio a qualche incursore. La Ferrari sinora non pervenuta a livello tecnico rimanda il ruolo di eventuale terzo incomodo proprio a Verstappen. L’andamento dei rapporti tra Bottas e Hamilton non lascia comunque presagire tensioni tali da compromettere i grossi obiettivi in palio e la struttura manageriale della squadra sembra ben preparata a una possibile escalation.
Una minaccia più concreta è rappresentata dall’affidabilità. Le vibrazioni anomale registrate nel gran premio inaugurale sembrano risolte, ma è chiaro che spremere il potenziale di un pacchetto comporta necessariamente dei rischi, forse fin qui calcolati dato il grande vantaggio tecnico. Da segnalare, tuttavia, che sulla W11 di Lewis Hamilton è già stata montata la seconda MGU-K in via precauzionale in occasione del primo weekend a Silverstone. Si tratta dell’ultima unità concessa prima di incorrere in penalità.
Un’ultima insidia poteva giungere dallo spinoso caso Racing Point, salito alle cronache già durante i test invernali ed esploso dopo i reclami ufficiali della Renault. È notizia fresca la doppia sanzione comminata al team di Lawrence Stroll, accusato di aver impropriamente copiato le prese d’aria dei freni dalla Mercedes W10: decurtazione di 15 punti in campionato e un’ammenda pecuniaria di 400mila dollari. Tale decisione non sembra comportare un ulteriore coinvolgimento del team ufficiale Mercedes.
Il comune denominatore di tutte le vittorie raccolte in serie da questo team risiede nella straordinaria capacità di estrarre il massimo e di alzare costantemente l’asticella proprio quando gli avversari sembrano avere le carte in regola per sferrare un attacco definitivo. Da questo irrefrenabile sviluppo sono nate evoluzioni come il DAS e la ricerca esasperata in campo aerodinamico. Sembra che il veto sulla scalata di Wolff al vertice della Formula 1 abbia sguinzagliato le ambizioni conquistatrici di un team da record.