Quinta vittoria nelle prime sei gare. 17 macchine doppiate. Lo strapotere della Mercedes, guidata dal sempre più leggendario Lewis Hamilton, non conosce limiti.
“Che noia, che barba. Che barba, che noia“. Il giudizio sul Gp di Spagna, sesto appuntamento stagionale del mondiale 2020 di Formula 1, è riassumibile con la celebre frase di Sandra Mondaini. Già, perché di sicuro non fa bene allo spettacolo vedere soltanto tre delle 20 macchine presenti in griglia a pieni giri. Ma questa non è altro che la conseguenza della superiorità che si protrae da sei anni di quell’astronave nera chiamata Mercedes. La pista di Barcellona ha sentenziato per l’ennesima volta che soltanto i problemi possono fermare questo capolavoro di aerodinamica e velocità. Nessuno è minimamente paragonabile al suo livello, nemmeno il coriaceo e mai domo Max Verstappen, unico rivale degno di tale nome. Tuttavia, oltre a quella di una vettura così dominante, c’è anche la mano di un pilota sempre più nella storia di questo sport: Lewis Hamilton. Con buona pace di Bottas.
LA MACCHINA PERFETTA
Si sa, la pista catalana è quella che esplicita meglio i reali valori delle macchine. Ma, a onor del vero, le prime cinque gare avevano già dato un’indicazione inequivocabile. La W11 è la miglior macchina che sia scesa in pista negli ultimi 15 anni. Sin dal venerdì i distacchi inflitti alla concorrenza sono stati abissali, pur senza dare l’impressione di una spinta fino al limite (la pole di quest’anno è stata ottenuta con un tempo di un decimo più alto rispetto a quella dell’anno scorso). Invece è in gara che la freccia nera ha dato il meglio di sé, spazzando via i dubbi su una possibile replica del disastro con le gomme di Silverstone-2. Infatti, questa volta la gestione degli pneumatici nella prima parte di corsa è stata ottimale, cosa che ha permesso poi (soprattutto a Hamilton) di spingere al massimo nella seconda. Risultato: 25 secondi rifilati a Verstappen e un giro su tutti gli altri. Roba d’altri tempi.
IL PILOTA PERFETTO
Per una macchina perfetta, serve un pilota all’altezza. Ecco quindi spiegato il binomio tra la Mercedes e Lewis Hamilton, entrambi fatti l’uno per l’altro. Per Lewis sono diventate 88 le vittorie, a meno 3 dalle 91 di Schumacher. E con il podio di ieri, adesso sono 156 quelli ottenuti in Formula 1, nuovo record assoluto. Un autentico cannibale, sempre davanti a tutti per l’intero fine settimana, compreso il suo compagno di squadra, quel Bottas che va via dalla Spagna con le ossa rotte e con un pesantissimo -43 in classifica. Insomma, la strada per il settimo è ormai tracciata, resta solo da capire quando diventerà ufficiale. Una cosa però sembra certa: con il bolide che guida, non ci dovrebbe volere molto.
