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    F1, la leggenda di Imola in 14 emozionanti flash

    Alessandro CrupiBy Alessandro Crupi1 Novembre 2020Nessun commento8 Mins Read
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    “A volte basta un attimo per scordare una vita, ma a volte non basta una vita per scordare un attimo”. La paternità di questo bellissimo aforisma spetta a Jim Morrison, che mai avrebbe immaginato quanto il significato della sua frase si sarebbe abbinato mirabilmente alla saga leggendaria della pista di Imola, teatro del graditissimo ritorno in F1 questo pomeriggio dopo 14 anni di astinenza. Anche se con tutte le limitazioni in tempi di Covid che strappano via l’eccellente carica di entusiasmo portata dall’adrenalina degli appassionati su tribune e prati, l’attesa per riassaporare le monoposto nell’attimo di avvitarsi sulle splendide pieghe e sui saliscendi naturali della pista “Enzo e Dino Ferrari” per poi sparare le power unit a tutta velocità nel lungo dritto Rivazza-Tamburello c’è tutta.

    Ed è pura poesia, romanticismo di un’emozione antica, viscerale, unica per chi si abbevera alla fonte del Motorsport. Leggenda coltivata dal 1979, le cui prime pietre furono poste dall’inizio della costruzione dell’autodromo nel 1950, anno di nascita tra l’altro della stessa F1. Leggenda che riviviamo in 14 istantanee che immortalano l’essenza di Imola da quando il circuito è approdato stabilmente nella massima formula. Sono 14 pietre miliari intramontabili, che alimentano il mito perché appunto, come diceva Jim Morrison, “non basta una vita per scordare un attimo”. E che attimi:

    Gran Premio Dino Ferrari 1979 e il duello Lauda-Villeneuve: nel 1963 c’è la prima presa di contatto tra Imola e la F1 con la competizione vinta da Jim Clark. Poi, per volere di Enzo Ferrari, la F1 torna finalmente ad Imola nel 1979 in una gara non valida per il Mondiale, intitolata all’amato e sfortunato figlio del Drake. Ed è subito adrenalina sparata a mille con la bellissima quanto feroce sfida per la vittoria tra la Brabham di Niki Lauda e la Ferrari iridata di Gilles Villeneuve. È un duello all’arma bianca che eccita il pubblico con i due che vengono anche a contatto. “L’aviatore” frantuma l’ala anteriore sul posteriore della Brabham in prossimità della Tosa spianando la strada del trionfo al “computer” austriaco.


    La prima uscita della 126CK nell’anno dell’esordio in F1: dopo l’assaggio del ’79, il Circus promuove a pieni voti Imola che ospita il Gp d’Italia passando alla storia per il debutto ufficiale in un weekend di gara della prima Ferrari turbo, la 126 CK. Un momento attesissimo da tutti i ferraristi con riscontri già ottimi in termini di velocità: il tempo ottenuto in prova da Villeneuve con la nuova creatura è di oltre un secondo migliore di quello di Scheckter con la deludente 312 T5 usata quell’anno. Ma la 126 CK è ancora troppo acerba per essere portata in gara.

    Il duello fratricida Villeneuve-Pironi: nel 1982 si consuma il Gp più discusso della storia che vede protagonisti i due piloti Ferrari, i quali si giocano la vittoria dopo il ritito della Renault di Arnoux. Dopo una serie di sorpassi e controsorpassi tra la n. 27 e la n. 28 immersi tra infiniti malintesi come l’equivoco cartello esposto dai box della Rossa (il famoso “slow”), Pironi sorprende Gilles all’ultimo giro e vince. Tra i due è il gelo e l’8 maggio a Zolder il tragico epilogo per il canadese.

    La beffa e il trionfo: dopo il fattaccio dell’82 tra Gilles e Didier, nel 1983 si consuma un altro Gp dalle forti emozioni. È il giorno in cui Riccardo Patrese, in testa a 5 giri dalla fine dopo aver superato la Ferrari di Tambay, finisce clamorosamente fuori pista alle Acque Minerali fra il tripudio generale dei tifosi ammaliati dal rosso di Maranello, incuranti della sventura sportiva occorsa ad un pilota italiano. La n. 27 infatti si avvantaggia e vince con Tambay portato in trionfo.

    Elio e il travolgente Johansson: nel 1985 la gara del Santerno regala ancora tanti colpi di scena e anche polemiche. Nei giri finali succede di tutto con i battistrada Senna e Johansson lasciati a piedi dalla mancanza di benzina quando ormai assaporano la vittoria. Prost eredita la leadership, vince ma viene poi squalificato in quanto la sua Mclaren risulta sottopeso. Il primo posto è così appannaggio del compianto Elio De Angelis su Lotus ma ad infiammare la folla rossa è Stefan Johansson, autore di una rimonta incredibile dalle retrovie a suon di sorpassi, che lo porta addirittura al comando a tre giri dalla bandiera a scacchi prima di essere tradito dalla macchina, assetata di un carburante ormai finito.

    Scoppia la faida Senna-Prost: dopo quella tra Villeneuve e Pironi, la nona edizione del Gp di San Marino sancisce anche la rottura dei rapporti amichevoli tra Alain Prost e Ayrton Senna in seno al team in quel momento più forte di tutti: la Mclaren. Alla seconda partenza imposta dal pauroso incidente di Berger (da cui il pilota esce fortunatamente incolume), il francese brucia sullo scatto il brasiliano che, però, alla Tosa lo supera di slancio ignorando un patto privato di non belligeranza. È l’inizio della guerra aperta e dichiarata tra i due.

    La rivincita di Rick: la vita spesso ti restituisce quanto in un momento del tuo percorso ti strappa via con asprezza. E così nel 1990 Riccardo Patrese si prende la sua grande rivincita nei confronti di Imola. Nel 1983 il grande scippo, sette anni dopo l’italiano agguanta con determinazione il primo gradino del podio in un Gp ad eliminazione. Davanti a lui cadono Senna e Mansell e al 51° giro lui supera di slancio Berger alla Tosa in un boato di folla festante, che questa volta lo acclama. Non come nell’83. È il sorpasso decisivo che consegna Patrese alla storia.

    La figuraccia di Alain: l’edizione del 1991 passerà agli annali con un’immagine scolpita nella mente dei ferraristi che inquadra la n. 27 di Alain Prost fuori pista e mestamente fermo sull’erba umida della discesa della Rivazza durante il giro di formazione senza riuscire a muoversi. Il francese spegne il motore e per lui il Gp di San Marino finisce prima di iniziare. A tradirlo il suo celebre tallone d’Achille, l’asfalto bagnato. Sarebbe partito da una promettente terza posizione in griglia.

    Il weekend più drammatico della moderna F1: la saga di Imola include, purtroppo, una tre giorni drammatica, la più tragica della storia recente della massima formula e tra le più nere in assoluto del motorsport. Nell’edizione 1994 periscono in pista il debuttante austriaco Roland Ratzenberger e il grande campione Ayrton Senna e il venerdì in prova per poco non ci rimette la pelle anche Barrichello. Oltre al dramma di Ayrton, in gara c’è spazio per altri pericolosi incidenti che macchiano un Gp orribile in cui il vincitore Schumacher non ha nulla da festeggiare.

    Brilla la stella di Michael: nel 1996 le pieghe del piccolo Nurburgring consacrano il talento cristallino di Michael Schumacher, al suo primo anno in Ferrari. Il Kaiser mostra al mondo la sua immensa classe portando in pole position la non certo eccezionale F310 di Maranello al termine di un giro eccezionale tutto al limite. È uno spettacolo vederlo in azione. Dà una lezione di guida a tutti e manda in visibilio la moltitudine rossa guidando come se non ci fosse un domani. Ancora oggi tutti ricordano quel sabato. In gara sarà secondo.

    Schumacher esalta la Ferrari: che il 2000 sia finalmente l’anno buono per la loro amata Ferrari, i tifosi lo comprendono ad Imola, terza gara stagionale. L’alfiere Schumacher ha già fatto centro in Australia e Brasile e nel Gp di San Marino parte accanto al poleman Hakkinen. Dopo un’iniziale fase di studio tra i due, sarà il tedesco a prevalere sfruttando alla perfezione la strategia e trionfa per la terza volta consecutiva in una giornata di festa e gioia generale lanciando la Rossa alla conquista del titolo.

    Schumi nel ricordo della madre: è una gara dolceamara quella del 2003 per il binomio Schumacher-Ferrari. Prima della Gp muore la mamma di Michael e Ralf Schumacher. I due sono sconvolti e affranti ma con grande forza di volontà salgono ugualmente in macchina per svolgere il loro dovere dandosi battaglia in pista per la vittoria finale dopo essersi misurati in prova fino all’ultimo centesimo di secondo. La spunterà Michael e il suo volto sul podio è lo specchio di un dolore più eloquente di qualunque frase.

    Schumacher vs Alonso atto primo: il Gp di San Marino 2005 manda in onda la sua penultima puntata e celebra l’ascesa di un nuovo campione. Viene dalla Spagna, si chiama Fernando Alonso, che vince la corsa al termine di una sfida grintosa combattuta fino all’ultimo metro di pista con Michael Schumacher. Il vecchio e il nuovo della F1 si confrontano in un epico duello. Bellissimo. Schumi nel finale rinviene come una furia sulla Renault di Fernando che, però, non si fa sorprendere, mantiene la calma e con grande freddezza conquista la vittoria.

    Schumacher vs Alonso atto secondo: nel 2006 Michael, nella sua ultima stagione in F1 prima del rientro nel 2010, si prende la rivincita su Alonso. Questa volta è lui a primeggiare dopo un altro duello serrato con lo spagnolo stile 2005. Da quella gara inizia la frenetica rincorsa di Schumi alla leadership in classifica generale di Fernando culminata nel grande recupero durante la fase estiva del Campionato.

    2020 F1 ferrari imola
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    Alessandro Crupi

    Alessandro Crupi | Classe '81, laureato in Scienze Politiche e giornalista pubblicista. Scopre quasi casualmente la F1 all'età di 10 anni e se ne innamora dedicandosi a questo sport con assiduità ed entusiasmo.

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