Il nuovo capitolo di questa malinconica storia è stato scritto a Monza, appena una manciata di giorni fa. La gara è ormai agli sgoccioli: Felipe Massa è terzo, Fernando Alonso quarto. Il muretto della Ferrari ordina al brasiliano di lasciar passare lo spagnolo.
E sebbene gli ordini di scuderia siano legali, leciti, legittimi e trasparenti (a differenza del 2010, non vi è più necessità di camuffarli e mascherarli con bugie e scusanti ai limiti del comico), gli strateghi Ferrari non dicono chiaramente “Felipe, rallenta e fai passare Alonso” (magari condito da un “sorry” finale).
No. Infatti, tirano fuori la maldestra supercazzola del “consumo delle gomme”. A buon intenditore, poche parole, recita il detto. Massa, tempo qualche curva, da bravo bambino, rallenta e fa sfilare Alonso. Un’altra volta. Come ad Hockenheim 2010.
Posto il fatto che non serviva biascicare l’ennesima balla tecnica a Massa e che la Ferrari si dimostra, più nel male che nel bene, la regina incontrastata degli ordini di scuderia, c’è da porsi un’altra questione: perché il popolo ferrarista, i media e non solo insistono col criticare Massa?
Il GP d’Italia ha delineato la seguente classifica provvisoria: Alonso 179 punti (in testa al Mondiale Piloti), Massa 47 punti (10° posto in campionato). Tra i due ferraristi intercorrono la bellezza di 132 punti. Indagare sul divario tra i due piloti – sovente esiguo in qualifica in termini di decimi al giro, vistoso in gara – richiederebbe attente e non facili analisi. Il punto, però, è un altro.
Massa, dal 2010 (nel 2009, sino all’incidente che lo ha tenuto fuori per molti mesi, non stava affatto sfigurando al volante di una pessima vettura), viene accusato di non combinare una emerita cippa. Nel 2010, il brasiliano colleziona ottime gare (è 2° in Bahrein e Germania, 3° in Australia, Italia e Corea del Sud, 4° a Monaco, Ungheria, Belgio). Tuttavia, Alonso lotta per il titolo. Al GP di Germania, Massa, per chi lo avesse dimenticato in testa alla corsa, lascia passare il “capo”. Massa mortalmente ferito, Ferrari graziata, Alonso con un sorriso di plastica più tirato di miss chirurgia plastica. Fu una vergogna in mondovisione.
Di fatto, con quella servile manovra, Massa aveva aiutato Alonso a rimanere a galla per la lotta al titolo. Non si levò un solo “grazie” nei confronti del bravo e onesto brasiliano. Anzi, giù insulti e prese per i fondelli. Alonso chiude al 2° posto (256 punti), Massa al 6° (144 punti).
Nel 2011, Massa è discretamente competitivo in qualifica, ma in gara non va oltre – quale miglior risultato – sei quinti posti. Alonso chiude al 4° posto in campionato (257 punti), Massa al 6° (118 punti). La storia si ripete: Massa, già psicologicamente a terra (e non si sta scherzando), è ancora vittima di pesanti prese in giro degne delle curve calcistiche.
E si arriva al 2012. Felipe Massa, ancora una volta, sottostà al volere della Scuderia Ferrari. Eppure, gli sfottò continuano.
Signori, non avete capito nulla! Massa non va insultato, ma elogiato, celebrato, glorificato, preso a modello! La ragione è presto detta. Chi è il primo pilota in Ferrari, “l’eletto”, il “prescelto”? Alonso, ovvio. Chi è lo schiavo di turno, l’erede di Barrichello? Massa, ovvio. Chi sta regolarmente davanti? Alonso. Per chi fa il tifo il popolo di Maranello? Per Alonso, ovvio.
Ebbene, Massa, dati alla mano, incarna il perfetto scudiero, il prototipo del servo per contratto, il gregario “definitivo”. È sempre dietro al proprio padrone, sempre disposto (ma non bendisposto…) ad abbassare il capo e mettersi al servizio del “bene della squadra”, subisce in silenzio ogni sorta di angheria e sfortuna (ma com’è che le sfortune tecniche e ai box si accaniscono sempre e solo contro Massa? Mah…). E quando si trova davanti – oops! – ad Alonso, si fa sempre educatamente e civilmente da parte: gli ordini sono ordini e un buon soldato deve ubbidire, sempre!
Dopo le qualifiche ufficiali di Monza ed il convincente terzo tempo di Massa, Montezemolo afferma: “Lui sa quello che deve fare, noi ci aspettiamo molto da lui. Ha fatto una bella gara a Spa domenica e domani ci aspettiamo che faccia un’altra bella gara. Può e deve puntare alla vittoria”. Accidenti, che succede: Massa vincitore? No, impossibile! Un gregario non può, non deve vincere! Solo il padrone, “l’eletto” deve vincere! Massa, carico come una molla, afferma: “Posso vincere!”. Povero illuso. Vincere? Ma se la Ferrari non lo fa neanche andare a podio!
L’ordine naturale è ristabilito, le gerarchie – apparentemente disattese a suon di dichiarazioni ai microfoni di tutta Italia – ripristinate mediante sigillo reale.
Già. Ma Felipe Massa è fatto così: per meglio aiutare e servire il suo padrone, dovrebbe concludere le gare più vicino al suddetto padrone, ma sempre arrivandogli dietro, si intende. Eppure Massa, fa di più: se Alonso termina al 2° posto, Massa è 5°, se Alonso è 4°, Massa è 6°. Insomma, dove lo trovate uno schiavo così servizievole e premuroso, il quale non vuole affatto oscurare l’aureo alone che emana il proprio re e dimostrare di poter tenere la scia di sua maestà Alonso?
Il concetto – sì provocatorio, ma basato su realtà e atteggiamenti incontrovertibili – è chiaro. Quando una qualsivoglia scuderia (cioè tutte o quasi) delinea una incontrastata e incontrastabile prima guida ed un “servo-per-contratto”, la differenza tra competitività e non competitività del suddetto servo va a farsi benedire. Massa non può e non deve ambire a risultati di prestigio che contemplino il tagliare la bandiera a scacchi davanti ad Alonso. E sebbene in netta crescita rispetto alla prima metà di stagione, Massa è e continuerà ad essere lo zimbello della Ferrari.
“Cretino di un brocco, sei inutile, vattene!”, urla la folla quando Massa va male. “Scemo, levati dalle scatole, fai passare Alonso!”, urla la folla quando Massa si trova davanti al re delle Asturie.
La Ferrari miete un’altra vittima, Massa, un pilota capace di vincere 11 GP, di firmare 15 pole-position, di conquistare 33 podi e di sfiorare un titolo mondiale. Se questo è un fermo…
Felipe Massa, umile soldato semplice della Scuderia Ferrari. Non compreso dalle folle, l’ubbidiente e rispettoso Cavaliere del Rischio si teneva sempre un passo indietro rispetto al proprio sovrano – Fernando Alonso Diaz, re delle Asturie, per gli amici Mimmo – inchinandosi e ottemperando ad ogni decisione deliberata con assennata saggezza e scaltra lungimiranza dagli uomini in rosso comandati da Vossignoria Stefano Domenicali. Onore a te, Felipe Massa.
Scritto da: Paolo Pellegrini
